NonTiScordarDiTe *** VergissDeinNicht

Non ci vuole molto a ricordare la propria infanzia: una foto, un vecchio giocattolo, un disegno. Come eravamo da bambini?
Per capire meglio i nostri figli, é utile entrare nel mondo dei ricordi e ritrovare l’ Io-Bambino.

Quali erano le cose piú importanti per noi? Quali sono le cose di cui mi ricordo di piú?

Quando ripenso alla mia infanzia, per prima cosa c’é la mia famiglia: i miei genitori e mia nonna, e tutti nonostante il loro lavoro erano sempre in casa (mio padre aveva il suo laboratorio in cantina e in garage) e perció in ogni momento potevo andare da loro. Poi il mio fratellino, che era così diverso da me – altri interessi, altre competenze – per me una sfida di provare a vedere il mondo con occhi diversi. I miei amici del quartiere e le avventure grandi  e piccole che abbiamo vissuto insieme. La mia adorata cugina, non passava quasi un giorno senza vederci. Il bosco vicino, gli animali. Solo dopo un po’ mi ricordo di alcuni compagni, alcune compagne di classe. Anche se ho trascorso molto tempo a scuola, queste memorie svaniscono, hanno scarso significato. I miei amici “veri” sono stati quelli del cortile, del quartiere, che andavano pure in altre scuole ed erano praticamente tutti dell’ “altro” gruppo linguistico, cioé italiani. Sono stati loro i miei insegnanti d’italiano, senza saperlo.

Particolarmente interessante trovo ricordarmi di come ho giocato.
Da un lato vi era la necessità di passare il tempo con altri bambini. Noi di solito giocavamo senza giocattoli: ci si incontrava nel cortile di fronte alle case.  Abbiamo organizzato con grande serietà “Giochi Olimpici”, e allora sono venuta in contatto per la prima volta con il tema delle pari opportunità, perché – come ragazza – dovevo correre distanze più brevi rispetto ai ragazzi. Anche per le nostri “mondiali di calcio” come femmina avevo diritto a commettere piú errori, cosa che ovviamente sfruttavo. :)   Abbiamo costruito capanne nei boschi, che sono stati regolarmente distrutti dai nostri concorrenti, i bambini della Via Dante. Come vendetta abbiamo fatto “irruzione” da loro e li abbiamo catturati -  fino alle sei di sera quando dovevano tornare a casa per cena. Abbiamo esplorato una fabbrica abbandonata e abbiamo suonato i campanelli in case dove abitavano persone antipatiche, per correre via subito ovviamente. Insomma, pomeriggi pieni di avventure e giochi.
D’altra parte per me e stato sempre molto importante avere l’amica del cuore, per moltissimi anni é stata mia cugina piú grande di due anni. Abbiamo passato interi pomeriggi con sogni ad occhi aperti e fantasie. Ci siamo raccontate storie d’orrore, di vampiri e zombie, finché dalla fifa non avevamo piú il coraggio di uscire dalla stanza. Dopo la messa del venerdí sera siamo sempre corse al cimitero, all’insaputa dei genitori, per raccogliere fiammiferi che altre persone avevano perso. Raccoglievamo di tutto: piume, semi di alberi, bottoni, tappi.
E poi – un po’ di solitudine. Sì, mi è sempre piaciuto stare da sola, avevo bisogno di quelle ore in cui ho potuto seguire semplicemente i miei pensieri, starmene su un albero o sul divano a sognare, ma anche a fare ricerche su libri e giornali, disegnare e scrivere, inventare poesie, e soprattutto a divorare libri. Senza questo tempo passato con me stessa non sarei potuto essere Io.

Ancora oggi  vedo  che ho bisogno di questi tre livelli: l’attività in un gruppo più grande con la sensazione di vivere avventure o di partecipare a qualcosa di importante (nella maggior parte oggi per me é l’attivitá in’associazioni o in politica), i rapporti piú stretti nella famiglia,  e quel po’ di solitudine inteso come Starmene-con-Me (il mio lavoro artistico).

Quando guardo i miei figli noto un comportamento simile, così concludo che si tratta semplicemente di bisogni fondamentali di tutte le persone – adulti e bambini. E che è importante fare in modo che ognuno di questi livelli abbia il suo spazio, e che vi sia sempre tempo sufficiente e la possibilità di scegliere il livello “del momento” – quello di cui in pratica abbiamo bisogno.

Quando ripenso ai giochi della mia infanzia, scopro che in fondo sono poche le cose che sono state davvero importanti per me. Carta, materiale e colori per  scrivere e disegnare (per fortuna trovavo sempre di tutto nel laboratorio di mio padre che gestiva una mini-serigrafia e faceva lavori da graphic design).
Libri! Quanto ho letto!
Con le bambole ho giocato solo un po’ per qualche periodo.
Ma giá da bambina ero affascinata dagli audiobook e possiedo ancora molti nastri con storie di allora.
Inoltre ricordo esattamente quanto siano stati importanti per me gli animali. Il campanile di Lego che stava al centro della Lego-Cittá di mio fratello ha dovuto essere demolito quando il mio criceto, durante il suo giro quotidiano a Lego City, vi si era incastrato e non riusciva piú a uscire!
Un buon ricordo sono le tante storie che mio padre ha inventato quasi ogni giorno per me. Questo talento l’ho preso da lui, perché nulla è più facile per me che inventare una storia in poco tempo. I miei ragazzi adorano le mie storie, anche perché le storie raccontate e inventate sono tutt’un’altra cosa che le storie lette da un libro.
Mia madre spesso giá da piccolissima mi faceva disegnare e dipingere (si dice che era l’unico modo per farmi tornare a sorridere quando ero di cattivo umore) e ha anche cercato di insegnarmi un po’ di lavoro a maglia e uncinetto, ma invano. Ricordo ancora una bella casa di cartone che ha costruito insieme a me e mio fratello – ci abbiamo giocato tantissimo.

Sí, penso che tornare indietro con i pensieri ogni tanto ci aiuta a capire meglio i nostri figli. Saranno cambiati i tempi e  il mondo, ma bambini sono sempre bambini. Sandro ogni tanto, quando guardiamo vecchie foto e racconto della mia infanzia, mi dice che sicuramente la Sybille-bambina sarebbe stata la sua grande amica! :)

Anche voi ogni tanto ripensate a quando eravate piccoli? Vi ricordate ancora le cose che erano importanti e positivi per voi?

Questo post partecipa a Blogstorming di GenitoriCrescono.

Es braucht nicht viel, um sich zurückzuerinnern: ein Foto, ein altes Spielzeug, eine Zeichnung. Wie war ich als Kind? Was war mir wichtig? Welchen Dingen galt meine Aufmerksamkeit? Was habe ich verabscheut? Welche waren meine schönsten, meine schlimmsten Erinnerungen? Und an was erinnere ich mich ganz besonders?
Um unsere eigenen Kinder besser zu verstehen, uns in sie hineinzufühlen, hilft es sehr, sich mit dem eigenen Kind-Ich zu beschäftigen, sich hineinzuversetzen in das Ich der Vergangenheit.

Wenn ich an meine Kindheit zurückdenke, ist einmal meine Familie da: meine Eltern und meine Großmutter, die alle ihren Berufen im Haus nachgingen und daher allgegenwärtig waren. Es war immer jemand da, zu dem ich mit einer Frage oder einer Freude kommen konnte. Mein kleiner Bruder, der so ganz anders war als ich – andere Interessen, andere Fähigkeiten – und der mich herausforderte, die Welt und die Dinge mit anderen Augen zu betrachten. Meine Freunde in der Nachbarschaft, mit denen große und kleine Abenteuer erlebt worden sind. Meine heißgeliebte Kusine, ohne die ich es kaum zwei Tage ausgehalten habe. Die Natur in der Umgebung, der Wald, die Tiere. Erst nach einer Weile kommen einige Schulfreundinnen. Obwohl ich viel Zeit in der Schule verbracht habe, sind diese Erinnerungen verblasst, haben wenig Stellenwert. Meine “richtigen” Freundinnen und Freunde waren andere, die andere Schulen besuchten, die meistens auch der “anderen” Sprachgruppe angehörten und die nicht gleich alt waren wie ich.

Besonders interessant finde ich es mich daran zurückzuerinnern, wie ich spielte.
Einerseits war da das Bedürfnis mit den anderen Kindern zu spielen. Wir spielten meistens ohne Spielsachen: wir trafen uns einfach im Hof vor den Häusern, organisierten uns spontan, ohne “Terminvereinbarung”. Wir spielten mit großem Ernst “olympische Spiele” und schon damals kam ich in erster Berührung mit Chancengleichheit, weil ich – als Mädchen – kürzere Strecken laufen musste als die Jungen. Ich durfte auch bei unseren ‘Fußballweltmeisterschaften’ mehr foulen als die Jungs. :) Wir bauten Hütten im Wald, die regelmäßig von unseren Konkurrenten, den Kindern aus der Dantestraße, zerstört wurden. Als Revanche “überfielen” wir die Dantestraßler und hielten sie gefangen, bis 18 Uhr, als sie wieder heimmussten. Wir drangen in eine leerstehende Fabrik ein. Wir läuteten an fremden Wohnungen und liefen weg. Es waren Stunden voller Abenteuer, Aufregungen und Spaß.
Andererseits war mir eine tiefere Zweierbeziehung immer ganz besonders wichtig. Meistens bildete ich ein Team mit meiner älteren Kusine. Wir verbrachten ganze Nachmittage mit Tagträumen, Rollenspielen und Fantastereien. Wir machten uns gegenseitig Angst mit Schauergeschichten über Vampire und Untote, die sich im Wald herumtreiten würden, bis wir uns kaum noch aus dem Garten heraustrauten. Wir liefen nach der Marienandacht schnell auf den Friedhof, um Zündhölzer zu sammeln.
Und dann war noch das Alleinsein da. Ja, ich habe das Alleinsein immer genossen, ich brauchte diese Stunden, in denen ich ungestört meinen Gedanken nachgehen konnte, aber auch alleine forschen, auf einem Baum sitzen, recherchieren, zeichnen und schreiben, Gedichte verfassen und vor allem Bücher verschlingen – ohne diese Zeit ganz für mich allein hätte ich nicht Ich sein können.
Auch heute ist es noch so, auch heute beobachte ich an mir, dass ich diese drei Ebenen brauche: die Tätigkeit in einer größeren Gruppe mit dem Gefühl etwas Besonderes zu tun (heute meistens Vereins- oder politische Tätigkeit), die tieferen Beziehungen in der Familie, das Alleinsein oder das Mit-Mir-Sein (ausgedrückt in meiner künstlerischen Tätigkeit).

Wenn ich meine Kinder beobachte, dann fällt mir ein ähnliches Verhalten auf, so dass ich daraus schließe, dass es sich einfach um Grundbedürfnisse von Menschen – von Kindern und von Erwachsenen – handelt. Und dass es wichtig ist, sich darum zu kümmern, dass keine dieser Ebenen zu kurz kommt, oder dass man von keiner erdrückt wird; dass immer genug Raum und Möglichkeit besteht, jene Ebene zu wählen, die man in diesem Moment braucht.

Wenn ich an die Spiele meiner Kindheit zurückdenke, dann fallen mir wenige Dinge ein, dir mir wirklich wichtig waren.
Papier und Schreib- oder Malzeug auf jeden Fall (zu meinem Glück war mein Vater Betreiber einer Ein-Mann-Druckerei sowie Grafiker und ich konnte jederzeit in seiner Werkstatt Utensilien für meine Kreativität finden).
Bücher! Was habe ich alles gelesen!
Mit Puppen habe ich mich eher wenig beschäftigt.
Aber schon damals war ich hörbuchsüchtig und besitze noch viele Kassetten aus jener Zeit.
Weiters weiß ich noch genau, wie wichtig mir Tiere waren. Der Legokirchturm in der Legostadt meines Bruders wurde abgerissen, als mein Hamster bei seinem täglichen Stadtrundgang dort eingedrungen war und nicht mehr herauskonnte!
In guter Erinnerung sind mir auch die vielen Geschichten, die mein Vater fast täglich für mich erfand, und an einige erinnere ich mich sogar noch. Dieses Talent habe ich von ihm gelernt, denn nichts fällt mir leichter, als im Nullkommanichts eine Geschichte zu erfinden, und auch meine Jungs lieben erzählte Geschichten über alles!
Meine Mutter hat oft mit mir gebastelt und gezeichnet (es heißt, bei schlechter Laune war Zeichnen und Malen die einzige Methode um mich umzustimmen) und auch versucht, mir ein bißchen Stricken und Häkeln beizubringen, allerdings vergeblich. Ich erinnere mich noch an ein schönes Haus aus Karton, das sie mit mir gebaut hat. Die Wände wurden mit echten Tapetenresten verkleidet und ich und mein Bruder spielten lange damit.

Ja, ich denke, sich zurückzuerinnern an die eigene Kindheit kann wirklich nützlich sein, um den eigenen Kindern anders zu begegnen. Wenn ich anhand alter Fotos von früher erzähle, sagt Sandro manchmal, die “kleine Sybille” wäre ganz bestimmt seine beste Freundin geworden! :)

Denkt ihr auch bisweilen an eure Kindheit? Wisst ihr noch, was euch als Kind besonders wichtig war?

6 Antworten zu NonTiScordarDiTe *** VergissDeinNicht

  1. I agree that most of my childhood memories were of home, my sisters and not school. Playing outside memories are very strong as well! School memories are not so good, getting up too early to catch the bus on a dark and cold days, packing in a ton of info thrown at my brain in a very unnatural manner …..

    So glad I am Able to Give my girls schooling at home.

    I think the Sybill-child and Lisa-child would also be great friends!

    lisa :)

  2. Micha sagt:

    Da ich in einem kleinen Dorf aufgewachsen bin, in dem es nur wenige Kinder gab (Geburtenrückgang in den 70er Jahren), habe ich neben dem Spielen mit meinem Bruder auch sehr die Zeit alleine genossen, gemalt, gelesen und mich auch schon mal in die Hausaufgaben vertieft. Ich kann mich erinnern, dass ich mich in höheren Schuljahren immer sehr über spannende Aufsatzthemen gefreut habe. Allerdings habe ich auch ganz schöne Erinnerungen an meine Schulzeit.

  3. fra sagt:

    mamma mia, questo post potrei averlo scritto io! ho avuto la fortuna di avere un’infanzia piuttosto libera, girovagando con amici e soprattutto cugini, a costruire casette, ad inventarci storie di fantasia…
    vorrei tanto che anche i miei figli potessero avere un’infanzia come la mia e farò di tutto perchè possa essere cosi!

  4. Annarita sagt:

    Mi piace tantissimo quello che scrivi, e anche la foto è bellissima!
    Ho fatto un post su di te :)

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