Ich habe gewonnen!

9. Dezember 2009

Ho vinto il Giveaway di BilinguePerGioco! Yippieh!

Grazie, grazie, grazie…

Danke, danke!


Cultural Edition Christmas

9. Dezember 2009

Jeden Tag bis Weihnachten auf eine andere „kulturelle“ Art und Weise begeht diese Homeschoolerfamilie. Wirklich tolle Ideen!
Ogni giorno di dicembre fino a Natale questa homeschooling family celebra un’altra cultura. Idee splendide, date un’occhiata!


Kanada, Landkartenarbeit

8. Dezember 2009

Nach einer allgemeinen Übersicht zu Nordamerika geht es nun nach Kanada, wo Homeschoolerfamilien finanzielle Unterstützung des Staates bekommen, so wurde mir erzählt. (Nein, ich beklage mich nicht, ich sage das nur zur allgemeinen Information)
Dopo una breve introduzione generale sull’America del Nord ora si va nel Canada dove le famiglie di homeschoolers ricevono sostegni economici dallo stato, cosí mi hanno raccontato. (No, non mi sto lamentando, lo dico solo per informazione)

Ein Freund erzählte mir kürzlich: „Wenn du in Kanada warst und nach Südtirol zurückkommst, fühlst du dich wie in Disneyland.“ Damit meinte er den unglaublichen Unterschied zwischen der Enge hier bei uns zwischen den Bergen und den Kampf um jeden Quadratmeter Fläche für den Anbau von Äpfeln oder Wein, und den unendlichen Weiten Kanadas.
(Anmerkung: Die meisten meiner Bekannten ahnen nicht, dass meine scheinbar spontanen Fragen wie: „Du warst doch in Kanada, wie ist es dort?“ oder „Erzähl doch von Los Angeles“ in Wirklichkeit heimliche Recherchen zu persönlichen Ansichten über unsere Homeschooling-Themen sind. Ich habe festgestellt, dass bei der Formulierung einer Frage wie: „Wir machen dieses Thema bald in unserem Homeschooling durch, kannst du mir dazu etwas sagen?“ man leider meistens nicht so tolle Antworten bekommt, weil die Befragten wohl meinen, sie müssten besonders schulisch-wertvolle Antworten liefern.  Ha-ha, alte schlaue Homeschooling Mum!)

Un mio amico mi ha raccontato recentemente: „Quando sei stato in Canada e torni in Alto Adige, ti sembra di entrare in Disneyland.“ Con questo si riferiva al nostro modo di vivere stretti fra le montagne e in lotta per ogni metroquadro per poterci piantare mele o uva, e gli  incredibili spazi del Canada.
(Quasi nessuno dei miei conoscenti sa che le mie domande tipo „Tu sei stato in Canada, come ti sembra?“ oppure „Raccontami di Los Angeles.“ non sono spontanee ma nascono in previsione dei nostri temi settimanali. Ho notato che se la domanda é fatta in modo tipo „Fra un po’ faremo una homeschooling-lezione sull’America, mi dici qualcosa di interessante?“ le risposte sono molto piú noiose, si vede che le persone pensano di dover rispondere in modo ‘da scuola’… Ah-ah, vecchia astuta Homeschooling Mum! ;) )

Da wir unseren Besuch bei Freunden heute wegen des schlechten Wetters und dem extremen Rückreiseverkehr absagen mussten, haben wir trotz Feiertages weitergearbeitet. Anhand verschiedener Landkarten suchten wir die Provinzen, Flüsse, Seen und große Städte Kanadas und recherchierten in einigen Büchern über die dort lebenden Ureinwohner.

Per via del maltempo di oggi e il traffico esagerato (autostrada bloccata), abbiamo dovuto disdire la visita da amici e cosí abbiamo – nonostante il giorno di festa – continuato con il nostro lavoro. In base a diverse mappe abbiamo cercato i nomi delle province, dei fiumi, dei laghi e delle grandi cittá del Canada e abbiamo letto in libri sui popoli nativi.

Sandro hat wieder Tier-Info-Karten produziert…

Sandro ha prodotto delle info-cartoline su animali che vivono qui.

Mr. Ks Landkartenarbeit kommt gut voran.

La grande mappa alla quale sta lavorando Mr K…

Und John hat diese Info-Karten über die in Kanada lebenden Indianervölker gemacht (mit Kurztext hinten).
E John ha fatto queste info-cartoline sui popoli indigeni del Canada e dintorni.


NonTiScordarDiTe *** VergissDeinNicht

8. Dezember 2009

Non ci vuole molto a ricordare la propria infanzia: una foto, un vecchio giocattolo, un disegno. Come eravamo da bambini?
Per capire meglio i nostri figli, é utile entrare nel mondo dei ricordi e ritrovare l’ Io-Bambino.

Quali erano le cose piú importanti per noi? Quali sono le cose di cui mi ricordo di piú?

Quando ripenso alla mia infanzia, per prima cosa c’é la mia famiglia: i miei genitori e mia nonna, e tutti nonostante il loro lavoro erano sempre in casa (mio padre aveva il suo laboratorio in cantina e in garage) e perció in ogni momento potevo andare da loro. Poi il mio fratellino, che era così diverso da me – altri interessi, altre competenze – per me una sfida di provare a vedere il mondo con occhi diversi. I miei amici del quartiere e le avventure grandi  e piccole che abbiamo vissuto insieme. La mia adorata cugina, non passava quasi un giorno senza vederci. Il bosco vicino, gli animali. Solo dopo un po’ mi ricordo di alcuni compagni, alcune compagne di classe. Anche se ho trascorso molto tempo a scuola, queste memorie svaniscono, hanno scarso significato. I miei amici „veri“ sono stati quelli del cortile, del quartiere, che andavano pure in altre scuole ed erano praticamente tutti dell’ „altro“ gruppo linguistico, cioé italiani. Sono stati loro i miei insegnanti d’italiano, senza saperlo.

Particolarmente interessante trovo ricordarmi di come ho giocato.
Da un lato vi era la necessità di passare il tempo con altri bambini. Noi di solito giocavamo senza giocattoli: ci si incontrava nel cortile di fronte alle case.  Abbiamo organizzato con grande serietà „Giochi Olimpici“, e allora sono venuta in contatto per la prima volta con il tema delle pari opportunità, perché – come ragazza – dovevo correre distanze più brevi rispetto ai ragazzi. Anche per le nostri „mondiali di calcio“ come femmina avevo diritto a commettere piú errori, cosa che ovviamente sfruttavo. :)   Abbiamo costruito capanne nei boschi, che sono stati regolarmente distrutti dai nostri concorrenti, i bambini della Via Dante. Come vendetta abbiamo fatto „irruzione“ da loro e li abbiamo catturati -  fino alle sei di sera quando dovevano tornare a casa per cena. Abbiamo esplorato una fabbrica abbandonata e abbiamo suonato i campanelli in case dove abitavano persone antipatiche, per correre via subito ovviamente. Insomma, pomeriggi pieni di avventure e giochi.
D’altra parte per me e stato sempre molto importante avere l’amica del cuore, per moltissimi anni é stata mia cugina piú grande di due anni. Abbiamo passato interi pomeriggi con sogni ad occhi aperti e fantasie. Ci siamo raccontate storie d’orrore, di vampiri e zombie, finché dalla fifa non avevamo piú il coraggio di uscire dalla stanza. Dopo la messa del venerdí sera siamo sempre corse al cimitero, all’insaputa dei genitori, per raccogliere fiammiferi che altre persone avevano perso. Raccoglievamo di tutto: piume, semi di alberi, bottoni, tappi.
E poi – un po’ di solitudine. Sì, mi è sempre piaciuto stare da sola, avevo bisogno di quelle ore in cui ho potuto seguire semplicemente i miei pensieri, starmene su un albero o sul divano a sognare, ma anche a fare ricerche su libri e giornali, disegnare e scrivere, inventare poesie, e soprattutto a divorare libri. Senza questo tempo passato con me stessa non sarei potuto essere Io.

Ancora oggi  vedo  che ho bisogno di questi tre livelli: l’attività in un gruppo più grande con la sensazione di vivere avventure o di partecipare a qualcosa di importante (nella maggior parte oggi per me é l’attivitá in’associazioni o in politica), i rapporti piú stretti nella famiglia,  e quel po’ di solitudine inteso come Starmene-con-Me (il mio lavoro artistico).

Quando guardo i miei figli noto un comportamento simile, così concludo che si tratta semplicemente di bisogni fondamentali di tutte le persone – adulti e bambini. E che è importante fare in modo che ognuno di questi livelli abbia il suo spazio, e che vi sia sempre tempo sufficiente e la possibilità di scegliere il livello „del momento“ – quello di cui in pratica abbiamo bisogno.

Quando ripenso ai giochi della mia infanzia, scopro che in fondo sono poche le cose che sono state davvero importanti per me. Carta, materiale e colori per  scrivere e disegnare (per fortuna trovavo sempre di tutto nel laboratorio di mio padre che gestiva una mini-serigrafia e faceva lavori da graphic design).
Libri! Quanto ho letto!
Con le bambole ho giocato solo un po’ per qualche periodo.
Ma giá da bambina ero affascinata dagli audiobook e possiedo ancora molti nastri con storie di allora.
Inoltre ricordo esattamente quanto siano stati importanti per me gli animali. Il campanile di Lego che stava al centro della Lego-Cittá di mio fratello ha dovuto essere demolito quando il mio criceto, durante il suo giro quotidiano a Lego City, vi si era incastrato e non riusciva piú a uscire!
Un buon ricordo sono le tante storie che mio padre ha inventato quasi ogni giorno per me. Questo talento l’ho preso da lui, perché nulla è più facile per me che inventare una storia in poco tempo. I miei ragazzi adorano le mie storie, anche perché le storie raccontate e inventate sono tutt’un’altra cosa che le storie lette da un libro.
Mia madre spesso giá da piccolissima mi faceva disegnare e dipingere (si dice che era l’unico modo per farmi tornare a sorridere quando ero di cattivo umore) e ha anche cercato di insegnarmi un po’ di lavoro a maglia e uncinetto, ma invano. Ricordo ancora una bella casa di cartone che ha costruito insieme a me e mio fratello – ci abbiamo giocato tantissimo.

Sí, penso che tornare indietro con i pensieri ogni tanto ci aiuta a capire meglio i nostri figli. Saranno cambiati i tempi e  il mondo, ma bambini sono sempre bambini. Sandro ogni tanto, quando guardiamo vecchie foto e racconto della mia infanzia, mi dice che sicuramente la Sybille-bambina sarebbe stata la sua grande amica! :)

Anche voi ogni tanto ripensate a quando eravate piccoli? Vi ricordate ancora le cose che erano importanti e positivi per voi?

Questo post partecipa a Blogstorming di GenitoriCrescono.

Es braucht nicht viel, um sich zurückzuerinnern: ein Foto, ein altes Spielzeug, eine Zeichnung. Wie war ich als Kind? Was war mir wichtig? Welchen Dingen galt meine Aufmerksamkeit? Was habe ich verabscheut? Welche waren meine schönsten, meine schlimmsten Erinnerungen? Und an was erinnere ich mich ganz besonders?
Um unsere eigenen Kinder besser zu verstehen, uns in sie hineinzufühlen, hilft es sehr, sich mit dem eigenen Kind-Ich zu beschäftigen, sich hineinzuversetzen in das Ich der Vergangenheit.

Wenn ich an meine Kindheit zurückdenke, ist einmal meine Familie da: meine Eltern und meine Großmutter, die alle ihren Berufen im Haus nachgingen und daher allgegenwärtig waren. Es war immer jemand da, zu dem ich mit einer Frage oder einer Freude kommen konnte. Mein kleiner Bruder, der so ganz anders war als ich – andere Interessen, andere Fähigkeiten – und der mich herausforderte, die Welt und die Dinge mit anderen Augen zu betrachten. Meine Freunde in der Nachbarschaft, mit denen große und kleine Abenteuer erlebt worden sind. Meine heißgeliebte Kusine, ohne die ich es kaum zwei Tage ausgehalten habe. Die Natur in der Umgebung, der Wald, die Tiere. Erst nach einer Weile kommen einige Schulfreundinnen. Obwohl ich viel Zeit in der Schule verbracht habe, sind diese Erinnerungen verblasst, haben wenig Stellenwert. Meine „richtigen“ Freundinnen und Freunde waren andere, die andere Schulen besuchten, die meistens auch der „anderen“ Sprachgruppe angehörten und die nicht gleich alt waren wie ich.

Besonders interessant finde ich es mich daran zurückzuerinnern, wie ich spielte.
Einerseits war da das Bedürfnis mit den anderen Kindern zu spielen. Wir spielten meistens ohne Spielsachen: wir trafen uns einfach im Hof vor den Häusern, organisierten uns spontan, ohne „Terminvereinbarung“. Wir spielten mit großem Ernst „olympische Spiele“ und schon damals kam ich in erster Berührung mit Chancengleichheit, weil ich – als Mädchen – kürzere Strecken laufen musste als die Jungen. Ich durfte auch bei unseren ‘Fußballweltmeisterschaften’ mehr foulen als die Jungs. :) Wir bauten Hütten im Wald, die regelmäßig von unseren Konkurrenten, den Kindern aus der Dantestraße, zerstört wurden. Als Revanche „überfielen“ wir die Dantestraßler und hielten sie gefangen, bis 18 Uhr, als sie wieder heimmussten. Wir drangen in eine leerstehende Fabrik ein. Wir läuteten an fremden Wohnungen und liefen weg. Es waren Stunden voller Abenteuer, Aufregungen und Spaß.
Andererseits war mir eine tiefere Zweierbeziehung immer ganz besonders wichtig. Meistens bildete ich ein Team mit meiner älteren Kusine. Wir verbrachten ganze Nachmittage mit Tagträumen, Rollenspielen und Fantastereien. Wir machten uns gegenseitig Angst mit Schauergeschichten über Vampire und Untote, die sich im Wald herumtreiten würden, bis wir uns kaum noch aus dem Garten heraustrauten. Wir liefen nach der Marienandacht schnell auf den Friedhof, um Zündhölzer zu sammeln.
Und dann war noch das Alleinsein da. Ja, ich habe das Alleinsein immer genossen, ich brauchte diese Stunden, in denen ich ungestört meinen Gedanken nachgehen konnte, aber auch alleine forschen, auf einem Baum sitzen, recherchieren, zeichnen und schreiben, Gedichte verfassen und vor allem Bücher verschlingen – ohne diese Zeit ganz für mich allein hätte ich nicht Ich sein können.
Auch heute ist es noch so, auch heute beobachte ich an mir, dass ich diese drei Ebenen brauche: die Tätigkeit in einer größeren Gruppe mit dem Gefühl etwas Besonderes zu tun (heute meistens Vereins- oder politische Tätigkeit), die tieferen Beziehungen in der Familie, das Alleinsein oder das Mit-Mir-Sein (ausgedrückt in meiner künstlerischen Tätigkeit).

Wenn ich meine Kinder beobachte, dann fällt mir ein ähnliches Verhalten auf, so dass ich daraus schließe, dass es sich einfach um Grundbedürfnisse von Menschen – von Kindern und von Erwachsenen – handelt. Und dass es wichtig ist, sich darum zu kümmern, dass keine dieser Ebenen zu kurz kommt, oder dass man von keiner erdrückt wird; dass immer genug Raum und Möglichkeit besteht, jene Ebene zu wählen, die man in diesem Moment braucht.

Wenn ich an die Spiele meiner Kindheit zurückdenke, dann fallen mir wenige Dinge ein, dir mir wirklich wichtig waren.
Papier und Schreib- oder Malzeug auf jeden Fall (zu meinem Glück war mein Vater Betreiber einer Ein-Mann-Druckerei sowie Grafiker und ich konnte jederzeit in seiner Werkstatt Utensilien für meine Kreativität finden).
Bücher! Was habe ich alles gelesen!
Mit Puppen habe ich mich eher wenig beschäftigt.
Aber schon damals war ich hörbuchsüchtig und besitze noch viele Kassetten aus jener Zeit.
Weiters weiß ich noch genau, wie wichtig mir Tiere waren. Der Legokirchturm in der Legostadt meines Bruders wurde abgerissen, als mein Hamster bei seinem täglichen Stadtrundgang dort eingedrungen war und nicht mehr herauskonnte!
In guter Erinnerung sind mir auch die vielen Geschichten, die mein Vater fast täglich für mich erfand, und an einige erinnere ich mich sogar noch. Dieses Talent habe ich von ihm gelernt, denn nichts fällt mir leichter, als im Nullkommanichts eine Geschichte zu erfinden, und auch meine Jungs lieben erzählte Geschichten über alles!
Meine Mutter hat oft mit mir gebastelt und gezeichnet (es heißt, bei schlechter Laune war Zeichnen und Malen die einzige Methode um mich umzustimmen) und auch versucht, mir ein bißchen Stricken und Häkeln beizubringen, allerdings vergeblich. Ich erinnere mich noch an ein schönes Haus aus Karton, das sie mit mir gebaut hat. Die Wände wurden mit echten Tapetenresten verkleidet und ich und mein Bruder spielten lange damit.

Ja, ich denke, sich zurückzuerinnern an die eigene Kindheit kann wirklich nützlich sein, um den eigenen Kindern anders zu begegnen. Wenn ich anhand alter Fotos von früher erzähle, sagt Sandro manchmal, die „kleine Sybille“ wäre ganz bestimmt seine beste Freundin geworden! :)

Denkt ihr auch bisweilen an eure Kindheit? Wisst ihr noch, was euch als Kind besonders wichtig war?


Zweitageskekse

7. Dezember 2009

In manchen Familien werden in der Adventszeit Weihnachtskekse gebacken, die man dann tatsächlich an den Weihnachtstagen essen kann.

Bei uns hat das noch nie geklappt: denn von den Keksen ist innerhalb von maximal zwei Tagen kein Krümel mehr übrig.

Macht nichts… am Weihnachtstag bringt irgendein Christkind, das unsere Situation kennt, meistens eine Dose voller guter Kekse!
Um die ganze Wahrheit zu sagen: meine Schwiegermutter macht die absolut besten und schönsten Plätzchen, die ich kenne, und zwar an die zehn verschiedenen Sorten!

In alcune famiglie si fanno i biscotti per Natale che poi vengono davvero mangiati a… Natale!

Da noi non ha mai funzionato: appena fatti, spariscono nel giro di due giorni…

Ma non é grave: di solito per Natale „qualcuno“ ci regala sempre un bel vassoio pieno di biscotti.

(Kekse, eine ernste Angelegenheit *** Fare biscotti é una cosa seria)


Per dire tutta la veritá: ho una suocera che fa dei biscottini assolutamente fantastici!


North America Map Work

7. Dezember 2009

Ähnlich wie vor längerer Zeit zu Afrika, arbeiten wir nun an einer großen Landkarte zu Nordamerika.
Come molto tempo fa abbiamo fatto per il tema Africa, ora lavoriamo ad una grande mappa su Nordamerica.

Eine gute Gelegenheit für Mr K, den Jungs noch einmal die Sache mit dem Maßstab zu erklären und zu zeigen, wie man mit Hilfe eines Rasters Zeichnungen überträgt.
Una buona occasione per Mr K di rispiegare la faccenda delle proporzioni e come si fa a riportare le misure nel disegno.

Zum Einstieg in das Thema Nordamerika wird auch in Büchern geblättert, Karten verglichen und Einträge gemacht.
Per entrare nella tematica, ci sono diversi libri e mappe.

Alle Fotos wurden diesmal von John gemacht – ich war nämlich in der Küche mit der Vorbereitung eines Keks-Teiges beschäftigt. :)
Le foto questa volta sono state fatte da John, io ero in cucina a preparare l’impasto per i biscotti.

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Bis bald – ich habe es eilig, es gibt eine Menge zu tun… Schönen Montag!
A presto – vado un po’ di fretta, ci sono moltissime cose da fare… Buon lunedí!