Lisi, do you want to know why I was smiling?

23. März 2010

Dieser Eintrag ist für Lisi, die sich auf diesem Weg, wie sie mir vor kurzem erzählte, über die aktuelle Dorfpolitik auf dem Laufenden hält und ihren Mann mit Insiderwissen zum Staunen bringt. ;)
Questo post é per Lisi che attraverso questo blog si aggiorna sulla politica del paese e mette in crisi il marito che non capisce da dove lei venga a sapere certe cose, eh-eh…

Gestern abend wurde ich  zu einem Treffen des Gemeindeausschusses mit dem Landesrat für öffentliche Bauten F. Mussner, dem Bürgermeister der Nachbargemeinde und etlichen Technikern eingeladen. Es ging um das Thema Kreuzung und Verkehrsflüsse, die das Dorf betreffen – dieses Thema hatten wir in diesem Monat schon einmal, hier.
Der Landesrat berichtete von Verkehrszählungen: diese Straße sei die meistbefahrene von ganz Südtirol und übertreffe sogar die Pustertaler Straße – 45.000 Autos an einem Samstag wurden gezählt! Lisi, frage mal in deiner Familie, sie sollen das Verkehrsaufkommen an einem Wochenende schätzen – ich wette, keiner kommt auf diese Zahl…
Es steht außer Zweifel, dass von der Errichtung eines Kreisverkehrs mittlerweile abgesehen wird. Wäre diese Option vor 10 Jahren noch eine vernünftige Lösung gewesen, so ist die Sachlage heute anders, denn durch die inzwischen entstandenen Umfahrungen mit Tunnel in den Nachbarorten haben sich die Verkehrsflüsse sehr geändert, und ein Kreisverkehr würde zu noch mehr Stau führen, wie alle Techniker einhellig einstimmten. Ich bin übrigens derselben Meinung.
Man wird also in Kürze über andere Lösungsvorschläge beraten, darunter eine Änderung der Vorfahrtsrechte und/oder die Errichtung einer Zusatzspur zum “Einfädeln” jener Verkehrsteilnehmer, die abbiegen wollen.
Zudem sind sich alle einig, dass für die Fußgänger ein Gehsteig entlang der Dolomitenstraße bis zur Bushaltestelle erforderlich sei, sodass sie gar nicht mehr über die Kreuzung müssen – mehr Sicherheit für alle!
Ich bin sehr zufrieden über diese Lösungsansätze. Überdies war es ein netter Abend, in einer angenehmen und propositiven Stimmung, was nochmal bestätigt, dass die Arbeit im Gemeindeausschuss ganz anders wäre als jene im Gemeinderat…
So, Lisi, wenn du jetzt das Foto in der Zeitung siehst, wie ich links neben dem Landesrat stehe und glücklich lächle, dann weißt du schon, warum und wieso! :)

Ieri sera ero invitata ad un incontro della giunta comunale con l’Assessore Provinciale ai Lavori Pubblici Mussner, insieme al sindaco del paese limitrofe e a diversi tecnici di comune e provincia. Si é parlato di incrocio e traffico, come qui. L’Assessore ha portato alcuni dati: sono state contate 45.000 macchine attraverso questa valle in un sabato e cosí questa strada é la piú incasinata di tutta la provincia e il traffico supera addiritura quello della Val Pusteria! Lisi, prova a chiedere a tuo marito di stimare il numero delle macchine che passano sulla statale il finesettimana; scommetto che non arriva a questi numeri…
Il problema é il brutto incrocio, pericolosissimo sia per chi va a piedi che per chi é in macchina. Tutti d’accordo che bisogna fare qualcosa. Ormai non si parla piú di fare una rotonda perché, anche se magari 10 anni fa sarebbe stata una buona opzione, oggi i flussi del traffico anche grazie alle circonvallazioni degli altri paesi sono cambiati e una rotonda non farebbe che aumentare il blocco del traffico nei momenti critici (cioé sabato e domenica quando i turisti tornano dalle montagne). Questo lo dicono i tecnici e sono d’accordo anch’io! Perció si pensa ad un’alternativa con una terza corsia, peró bisognerá studiarla un po’ per i problemi di spazio…
Per quanto riguarda i pedoni si dice di voler fare un bel marciapiede lungo la strada statale che porti direttamente alla fermata dell’autobus. Questo é un sogno che ho giá da molto tempo. Wow, sarebbe fantastico. Insomma, sulla sicurezza dei pedoni nel traffico non c’é da scherzare, giá in passato abbiamo assistito a diverse brutte situazioni…
Sono davvero contenta, é stata inoltre una serata piacevole in un clima tranquillo e propositivo che conferma che lavorare in giunta sarebbe tutt’un’altra cosa che starsene in consiglio comunale.

Ecco Lisi, comunque se fra qualche giorno vedrai nei quotidiani locali la foto con l’Assessore Mussner ed io vicina che sorrido contenta, ora saprai perché! :)


South America: Animal Cards

13. Januar 2010

Amazonasbecken
Animali nella foresta pluviale

Pampas

Tiere in den Anden
Animali nelle Ande

Galápagos

Bei den Gesprächen über die Unterschiede und Besonderheiten der Klima- und Vegetationszonen Südamerikas kamen wir auch auf das von der UNO ausgerufene Internationale Jahr der Biodiversität 2010 zu sprechen. Ein sehr interessantes Thema, das uns heuer bestimmt immer wieder begleiten wird. Spricht man von Klimaproblemen (und dem kürzlichen Versagen von Kopenhagen) und Raubbau an der Natur wie z. B. am Regenwald, dann kommt unweigerlich von den Kindern die Frage: “Und was tust du dagegen?
Meine Antwort war, dass ich neben den kleinen täglichen Dingen unseres Alltags, keine weiteren Möglichkeiten der konkreten Handlung meinerseits sehe als den Einsatz in der Politik (“um es nicht allein den anderen zu überlassen”), wobei weniger die Tätigkeit in der Partei als vielmehr das Bemühen um BürgerInnenbeteiligung im Vordergrund steht, wo es nur Schritt für Schritt gehen kann: zuerst auf lokaler Ebene, dann auf Landesebene, dann auf Staats- und Europa-Ebene… der Weg ist lang, aber wenn man nicht den ersten Schritt macht, dann wird man nie irgendwo ankommen… in der Hoffnung, dass die nächste Generation den Weg auch für richtig befindet und ihn weitergeht…
Es hat mich erfreut von John zu hören, dass das – direkte Demokratie als Methode, die nötigen Veränderungen einzuleiten -  eigentlich logisch sei, denn die meisten Menschen seien ja nicht einverstanden mit der Umweltzerstörung und den damit zusammenhängenden Problemen für die Welt; das Schwierige sei, dass den Menschen (abgesehen von Dingen wie Mülltrennung, Wassersparen, nachhaltiger Lebensstil) nicht die Möglichkeit geboten werde, selbst mitzuentscheiden (sie können nur alle paar Jahre jene wählen, die entscheiden sollen, und hier spielen nochmal andere wesentliche Elemente eine Rolle um zu erklären, warum wer gewählt wird). Die politisch Verantwortlichen (siehe Kopenhagen) seien viel zu sehr an Dynamiken gebunden, welche jene großen Entscheidungen, wie sie in diesem Fall unbedingt nötig sind, verhinderten.
Tatsächlich ist auch in Südtirol der Gedanke, dass Reformen in diesem empfindlichen Bereich nur mit einer Änderung des politischen Systems möglich sein werden, mit der Erkenntnis einhergegangen, dass die repräsentative Demokratie solche Rahmen und Schranken setzt, die nicht dafür geeignet sind, die nötigen großen, ja radikalen (von Radix: Wurzel!) Veränderungen herbeizuführen. Der im Jahre 1993 vom Ökoinstitut organisierte mehrtägige international besetzte Kongress zum Thema “Was (ver)hindert die ökologische Wende?” hat zum konkreten Ergebnis geführt, dass mehrere Personen sich zusammengetan und beschlossen haben, sich in erster Linie um die Bedingungen zu kümmern, welche die notwendigen Veränderungen im gesellschaftlichen und politischen Bereich erst möglich machen werden.
Ich bin froh, diese Antwort zu haben – nicht nur für die Kinder, sondernauch  für mich selbst. Ob sich der Weg als richtig und machbar erweist, wird die Zeit zeigen… inzwischen ist er eine Aufgabe und ein Stück Hoffnung.

Durante le discussioni sulle differenze e le peculiarità delle zone climatiche e di vegetazione del Sudamerica, abbiamo dato spazio anche alle indicazioni dell’Anno Internazionale della Biodiversità 2010. Un tema molto interessante che ci accompagnerá anche piú avanti. Quando si parla di problemi del clima (e il recente fallimento di Copenaghen) e la distruzione di risorse naturali come le foreste pluviali, allora i bambini inevitabilmente pongono la domanda: “Perché non fai qualcosa?”
La mia risposta è stata che a parte le piccole cose di ogni giorno non vedo altre opzioni per un’azione concreta da parte mia che nella partecipazione politica, meno nell’attività del partito a dire il vero piúttosto che nel battersi per la partecipazione dei cittadini. Su questo tema si puó soltanto procedere passo dopo passo, in primo luogo a livello locale, poi a livello nazionale, poi a livello europeo… La strada è lunga, ma se non si fa il primo passo, allora non si arriverá mai da nessuna parte … nella speranza che la prossima generazione ritenga giusta questa strada e prosegua…
Mi ha fatto piacere sentire da John che la mia dichiarazione sulla democrazia diretta come unica speranza, come metodo di avviare le necessarie modifiche segue una chiara logica, perché moltissime persone non sono d’accordo con il degrado ambientale e le problematiche connesse; la difficoltà sta proprio nel fatto che le persone, tranne che per cose come il riciclaggio dei rifiuti, risparmio idrico, stili di vita sostenibili, non hanno l’opportunità di decidere direttamente per un cambiamento, se non attraverso le elezioni dei leader politici ogni tot anni (e qui le dinamiche responsabili  per il  perché viene eletto un certo tipo di rappresenza sono un tema che meriterebbe un approfondimento). Lo si vede tutti i giorni che i rappresentanti politici (vedi Copenaghen) sono spesso troppo legati a certe dinamiche che alla fine impediscono le grandi decisioni che in questo caso sono assolutamente necessari.
Infatti, anche in Sudtirolo, l’idea che le riforme in questo settore così delicato non nasceranno attraverso l’intesa esclusiva con la democrazia rappresentativa, é nata quando nel 1993 l’Istituto di Ecologia organizzó una conferenza internazionale  sul tema “Che cosa  impedisce il cambiamento ecologico?” e portó alla conclusione che molte persone unirono le forze e decisero di occuparsi in primo luogo delle condizioni sociali-politiche che rendono possibili i cambiamenti necessari.
Ecco, sono felice di aver potuto dare questa risposta e di avere almeno questa prospettiva, sarebbe stato terribile dover dire: Boh non so cosa si potrebbe fare, su queste cose non cambierá mai niente. – Ovviamente, come tutte le cose della vita, scegliere questo percorso ideologico-politico non é una garanzia, ma… una speranza in piú.


Fuori dal mondo ma non troppo

16. Dezember 2009

Ieri sera era l’ultima riunione di consiglio comunale di quest’anno.
All’anno il nostro consiglio comunale si riunisce 5-6 volte.

La seduta di ieri era forse la piú importante, visto che all’ordine del giorno c’erano variazioni di bilancio e l’approvazione del bilancio di previsione per l’anno prossimo, del programma degli investimenti ecc. In quest’occasione é possibile parlare di tutto, del WC del cimitero che manca, dell’albero di Natale in piazza che quest’anno l’hanno scelto proprio brutto, dell’unica cabina telefonica che é sparita, del problema estetico delle reti contro la grandine ecc.
Insomma una discussione accesa, importante, talmente interessante che questa volta un cittadino é venuto ad assistere. Non capita spesso, qui da noi.

Devo dire che da quando faccio parte del consiglio ho capito molte cose su come funziona un’amministrazione (alcune cose le sapevo giá da prima perché nel lontano 1994 lavoravo in un ufficio tributi comunale). Non mi meraviglio che la partecipazione dei cittadini a questi momenti di democrazia non sia troppo grande. A parte il fatto che per capire di cosa si parla, un po’ di cultura generale su bilanci e amministrazione pubblica la devi avere quasi per forza (o almeno la grande voglia di imparare). Un’altra cosa é che devi conoscere la storia nel senso della storia delle famiglie di questo paese (qui, ammetto, mi mancano ancora molti pezzi), perché alla fine non é il partito a decidere, ma un certo gruppo di certe famiglie, probabilmente come in tutti i paesi piccoli.
Ma il punto é che giá si sa prima di iniziare come la seduta andrá a finire. Si sa giá chi dirá cosa, chi non dirá nulla (c’é un consigliere del quale non ho mai sentito la voce in questi anni!), chi voterá in quale modo. Si sa giá quali sono i punti sull’ordine del giorno che saranno votati a maggioranza e quali saranno rifiutati. Con un partito di maggioranza che occupa 13 su 15 posti le cose sono abbastanza chiare, no? ;)

Eppure é importante far sentire anche la voce di chi nel nostro paesino é in minoranza. Delle persone di gruppo linguistico italiano (circa cento) che non capiscono perché il consiglio vota per l’abolizione della parola “Alto Adige” sulla carta intestata e sui cartelli. Di tutte quelle persone che non si sentono a casa loro quando si canta il nuovo inno comunale: la canzone di Andreas Hofer. Di tutti quelli per i quali la convivenza fra i gruppi linguistici é un valore e la diversitá un’aggiunta positiva alla comunitá. Inoltre, qui i veri “Arbeitnehmer non ci sono (o economia o contadini) e perció la lista civica rappresenta l’intero panorama da sinistra sinistrissima fino al centro, sprachgruppenübergreifend, i democratici, verdi, ecosociali, e poi tutti quelli che non rientrano in queste categorie ma si sentono ancora piú lontani dal partito di maggioranza o dalla destra tedesca. Non sono tanti perché in questi anni é bastato sempre solo per un unico posto in consiglio.

Ecco che cosí riesci a essere fuori dal mondo anche nel momento in cui sei dentro-dentro nella veste di rappresentante dei cittadini, per il semplice fatto di vedere le cose da un altro punto di vista e di non essere d’accordo con molte decisioni che vengono prese dalla maggioranza.

A maggio ci saranno le elezioni del nuovo consiglio comunale e del nuovo sindaco (o di una sindaca, speriamo). Come ho giá detto qui, la mia esperienza amministrativa finisce qui, perché ho scoperto che gli aspetti tecnici della politica non é che mi appassionano troppo. Ho dovuto provare direttamente per capire questo fatto e sono contenta di aver potuto avere questa occasione; avrebbe potuto essere anche viceversa: ecco perché invito tutti e tutte a entrare nella politica, a candidare, a partecipare, non si sa mai che qualcuno scopra una grande nuova passione

Quando siamo usciti dall’aula consigliare, il Franz mi ha detto: “Ehi, la settimana scorsa ho sentito la tua intervista alla radio; ma non sapevo mica che facevi home-schooling, che interessante!” ;)
Eh giá, mi sa che 5-6 sedute all’anno non bastano per conoscersi davvero… E chissá quanti aspetti interessanti della vita del Franz ci sono che io nemmeno mi sogno!
Sí, dal punto di vista umano, forse questi incontri mi mancheranno un po’, e puó darsi che l’anno prossimo saró io quella persona che – stranamente – andrá ad assistere in veste di semplice cittadina alle discussioni del consiglio comunale. Evviva la partecipazione!


Eine überraschende Einladung *** Un invito a sorpresa

9. Dezember 2009

Mit der Post erhielt ich vor einigen Tagen eine überraschende Einladung. Die Gemeinde Margreid lädt mich zur Feierstunde am 13. Dezember in Erinnerung an Josef Noldin (1888-1929) ein. Diese Einladung ist eine besondere Ehre für mich.
Der Rechtsanwalt Josef Noldin gehört zu den größten antifaschistischen Kämpfern und Kämpferinnen unseres kleinen Landes. Zur Zeit der faschistischen Unterdrückung Südtirols, als die deutsche Sprache verboten wurde und deutsche Schulen schließen mussten, organisierte er unter Einsatz seines Lebens sogenannte Katakombenschulen. In diesen Geheimschulen (meistens an den Nachmittagen) erteilten  ehemalige Lehrerinnen und Lehrer oder Eltern den Kindern  deutschsprachigen Unterricht. Das war natürlich strengstens verboten. Josef Noldin wurde verurteilt und auf die Insel Lipari verbannt. Er starb an den Folgen von Krankheiten, die er sich in der Verbannung zugezogen hatte.
Ich weiß nicht, ob ihr euch vorstellen könnt, was es heißt, wenn deine Muttersprache von einem Tag auf den anderen gesetzlich verboten wird. Du darfst nicht mehr deine Sprache sprechen: zuhause, in der Schule, bei der Arbeit, auf der Straße. Du musst deinen Namen ändern und deinen Kindern Namen in einer anderen Sprache geben, damit es nicht mehr “deutsch” klingt. Könnt ihr euch das vorstellen?
Einer von Josef Noldins berühmtesten Sätze ist: “Ich will nicht Gnade, sondern Recht.”

Ho ricevuto un invito inaspettato dal Comune di Magré. Per ricordare Josef Noldin domenica prossima verrá organizzata una grande festa e io sono tra gli invitati. Ne sono davvero onorata!
L’avvocato Josef Noldin (1888-1929) fu tra le persone coraggiose che durante l’occupazione  del Sudtirolo sotto il fascismo organizzavano le cosíddette scuole nelle catacombe. Erano scuole illegali dove si insegnava il tedesco (che durante il fascismo era vietato, erano state abolite le scuole in lingua tedesca). Josef Noldin fu scoperto, arrestato e portato a Lipari. Piú tardí morí in conseguenza di una malattia contratta in prigione.
Non so se riuscite ad immaginarvi che da un giorno all’altro la vostra lingua venga vietata. A scuola, al lavoro, a casa, in famiglia, per strada. Dovete cambiare cognome e nome per fargli perdere il suono della vostra lingua
Una delle frasi piú ricordate di Josef Noldin é: “Non voglio la grazia, voglio il diritto.”


Kohlern *** Colle

6. Dezember 2009

Einige Bilder von Kohlern, wo ich gestern den Tag in einer Klausurtagung zur direkten Demokratie verbracht habe.
Un paio di immagini di Colle, dove ieri ho passato la giornata in un convegno sulla democrazia diretta.

Man steigt ab Bozen in die kleine Seilbahn, übrigens die erste Bergschwebebahn der Welt …
Si prende la piccola funivia da Bolzano (é stata la prima funivia di montagna del mondo per il trasporto di persone)…

… und fährt hoch.
… e si sale.

Ein Stück des Weges durch Schnee und Eis…
Un pezzo di strada attraverso ghiaccio e neve…

Im Uhlhof ist auch eine kleine Waldorfschule untergebracht und in der Nähe befindet sich die Montessorischule Pfütze.
Il Centro Ambientale Uhlhof ospita anche una piccola scuola steineriana e vicino si trova la scuoletta montessoriana Pfütze.

Wir sind da.
Ci siamo.

Ich mag die Aussicht aus den Fenstern des Versammlungsraums.
Mi piace il panorama dalle finestre della sala riunioni.

Pferd und Ziege begehen von hier aus den No-B-Day.
Cavallo e capra celebrano da qui il No-B-Day. ;)

Einige Ansichten der Arbeiten:
Alcune immagini dei lavori:


Insomma!

30. November 2009

Dopo aver letto il post di oggi di Antonio dove riporta un articolo di Repubblica (vi copio-incollo l’articolo in fondo a questo post), mi viene da rispondere: Ma una visione positiva ogni tanto, no?

Certo, ogni giorno ne leggiamo di cotte e di crude. Appena accendo la radio e sento le ultime notizie, mi viene da dire che non é possibile… Sappiamo tutti che la situazione é grave.

Io peró non me la sento di lasciar cadere le braccia, di perdere la speranza, di vedere solo quello che si puó vedere, insomma!

Voglio guardare oltre.

No, non é “vivere fuori dal mondo”. È la fiducia che continuo ad avere nelle persone, nonostante tutto quello che si legge e si sente. Questa fiducia nelle persone e nel futuro nasce non dalla mia fantasia che sicuramente non mi manca, ma dagli esempi concreti di persone che ammiro profondamente, persone comuni che fanno cose fuori dal comune, che continuano il loro percorso culturale, politico, privato, in diversi ambiti, in tutto il mondo, e da sempre, in ogni guerra, in ogni crisi ci sono state delle persone che non si sono fermate alla disperazione ma sono andate avanti, e sia pure per qualche millimetro.

E perció, insomma, quella “lettera al figlio” va riscritta!

“Figlio mio, io mi fido di te, so che sei capace di tantissime cose, non c’entra se avrai fatto l’universitá o meno, che strada avrai scelto. Anzi, ti prego di non fare nulla di quelle cose che credi che noi genitori ci aspettiamo da te: le cose, falle perché le vuoi fare te, perché ne sei convinto, non perché credi che a qualcuno farebbe piacere, accidenti!

Non avere paura del mondo e della vita: tu che sei abituato alle scelte consapevoli e autoresponsabili, tu che hai sempre preferito andare per la tua strada anzicché fare quello che fanno tanti altri, tu che sei disposto a fare sacrifici pur di arrivare al tuo obiettivo senza vederli come sacrifici ma come sfide, tu ce la farai sempre. Sempre e ovunque. Non ho dubbi. Tu troverai la tua strada e non ci sará nulla e nessuno capace di fermarti perché tu sei uno spirito libero, che riuscirá sempre a seguire i suoi sogni anche quando il resto del mondo avrá smesso di sognare.

Questa cittá, questo paese, questa Italia, questo mondo: non importa dove andrai o dove non andrai, so che tu ti sentirai a casa dappertutto dove c’é qualcuno che ti ami e dove ci sará qualcuno che tu ami. Perché l’amore, la fiducia nel prossimo, la partecipazione alla vita di altri, sono queste le basi di tutto…

Non ho nessun dubbio che tu il tuo percorso lo troverai, come hanno fatto i tuoi bisnonni nelle guerre quando tutto sembrava perduto e distrutto; ma come loro hanno trovato la forza di andare avanti grazie ai loro sogni, anche tu la troverai sempre. Tu sei una di quelle persone che fra le rovine riescono ad ammirare il piccolo fiore che cresce fra le pietre seguendo il sole e la luce.

Non ti daró nessun consiglio, non ti dico di rimanere qui o di andare all’estero o di studiare quella cosa o quell’altra: non perché non mi ascolteresti ma perché mi fido delle tue scelte, perché sono le tue scelte e so che se c’é una cosa che sai fare, é questa: scegliere quello che fa per te.

Non prepararti a soffrire, perché a quel punto soffrirai davvero, forse anche nei momenti in cui non ci sarebbe niente da soffrire.  Sarebbe come prepararsi a mordere in un limone: e senti giá al solo pensiero l’acido in bocca…
No, preparati invece a scoprire tantissime cose interessanti, belle, di conoscere persone meravigliose come é capitato a noi, persone che ti dánno  fiducia e speranza che le cose miglioreranno perché ci crediamo. Preparati ad avere fiducia nelle tue capacitá di trovare una soluzione sempre, anche quando nessun’altro la vede. Preparati a imparare cose nuove, a fare esperienze inaspettate, fantastiche, incredibili. A scoprire che ci sono tante persone che la pensano come te, che credono che un mondo migliore é possibile.  Come é successo a noi. I miracoli accadono perché uno ci crede. E ti aspettano dietro ogni angolo della vita.
Non sei solo. Siamo in tanti, in tutto il mondo. Ci siamo da quando esiste l’umanitá. Siamo quelli che continuano a credere ai loro sogni e che continuano ad avere fiducia nel futuro, fiducia in ogni giornata nuova che inizia, fiducia in ogni nuova scelta, fiducia in quello che sentiamo dentro nel nostro cuore. E questo non ce lo toglierá nessuno.”

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E voi, cosa direte a vostra figlia, a vostro figlio?
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Ecco il testo originale:

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L’autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)


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