Quindi, eccoci in agosto, ed ecco che come previsto l’atmosfera politica inizia a scaldarsi. Come ho scritto qualche giorno fa, ad ottobre ci saranno le primarie del PD, e quel giorno si concluderá anche il mio attuale impegno come vicesegretaria del PD altoatesino.
Ma non é di questo che voglio parlare. Vorrei invece raccontare come sono arrivata fin qui.

Una quindicina di anni fa non sapevo neppure con quanti „p“ si scrivesse politica. Non me ne importava nulla, anzi zero! Quella „cosa“ di cui parlavano i giornali che praticamente non leggevo mai, era piú lontana della luna dalla mia vita quotidiana. Questo nonostante lavorassi in un’amministrazione pubblica. Non mi vergogno a dirlo: é la veritá.
Poi é arrivato John. E pian piano ho iniziato a capire che ci sono cose che non mi piacciono. Leggi, regolamenti. Che quelle cose vengono decise da qualcuno. Che quel qualcuno erano i partiti e i politici. E che le conseguenze di quelle decisioni li dovevamo vivere noi, sulla nostra pelle.
All’inizio ho pensato che forse non erano informati bene, su un concreto problemino che mi si era presentato. Ho pensato: Se li informo, capiranno che hanno sbagliato, e cambieranno la legge. Piú o meno cosí.
Invece no.
Stradafacendo ho incontrato tantissime altre famiglie che si sentivano a disagio per quel problemino. Ho pensato: Bene, adesso alziamo la voce, adesso siamo in tanti, non possono far finta di non sentirci.
Invece sí.
Cosí ho pensato di aver capito come funzionava la democrazia: Ogni 5 anni vai a votare, e poi basta, la prossima volta che avrai da dire qualcosa lo farai tramite quel voto. Certo, puoi scrivere migliaia di lettere ai giornali, incatenarti davanti al tribunale, piangere, urlare, raccogliere migliaia di firme, ma nessuno é obbligato ad ascoltarti. Che tristezza.
È stato in quel momento che mi sono imbattuta in un comitato che si batteva per piú democrazia. Per democrazia diretta. Tipo modello svizzero. Che é il secondo pezzo di una democrazia compiuta, completa, quel pezzo che manca alla democrazia rappresentativa.
Votare va benissimo, ma non basta. I cittadini e le cittadine devono avere il diritto di farsi valere anche fra un’elezione e un’altra. Non solo per esprimere quello che pensano su un progetto, su una legge, un regolamento: per decidere direttamente! Non sempre, non tutti i giorni, non su tutti i temi: ma su quelli dove ci sono abbastanza persone che lo chiedono. Perché vuol dire che al popolo quel tema interessa, che vuole contribuire ad arrivare ad una soluzione condivisa. Non é cosa da poco.
E cosí ho accettato piú che volentieri di collaborare. Non che non avessi nulla da fare, con due figli piccoli. Anzi, era sempre il solito problema: come faccio ad arrivare a quella riunione, a quella manifestazione, a quel convegno, in quell’ora in quel posto? Ma in qualche modo e con il sostegno di mio marito ce l’ho sempre fatta. E piú imparavo il senso dei dettagli di una buona legge sulla partecipazione dei cittadini, piú la cosa mi affascinava. È tuttora cosí! Perché non é solo questione di dire sí o no in un referendum: se i rappresentati politici sanno che il popolo puó intervenire, giá da prima si comportano diversamente. (Credo. Spero.) E i cittadini? Sono convinta che se una persona é consapevole di avere un certo peso, la cosa cambia. Inizi a interessarti di certi temi. A voler capire perché e come mai.
Se invece non hai nulla da dire, ti sembra inutile interessarti di qualcosa che poi comunque decidono altri. Anzi, meglio non sapere niente! Meglio passare il tempo con la famiglia, con lo sport, il giardinaggio. La politica? – una cosa sporca. – E cosí la gente non si occupa piú delle „cose di tutti“ – perché é questa in fondo la cosa che si chiama „politica“. Occuparsi di come utilizzare le tasse, di come gestire i tempi, di costruire scuole o aeroporti, di decidere se investire sulla costruzione di strade o sul trasporto pubblico, se fare inceneritori sempre piú grandi o pensare ad un’altro metodo di raccolta rifiuti, o forse a come produrre meno rifiuti, oppure…
All’interno di quel comitato ho conosciuto molte persone. Tanti sono diventati amici miei. Il bello é che provvengono da realtá cosí diverse! Il medico, il falegname, la poliziotta, l’avvocato, la maestra, l’artista. Ma tutti con la voglia di una democrazia che fa partecipare l’individuo.
È stato cosí che ho incontrato persone che facevano politica nel senso tradizionale: in un partito. Perché le due cose – la politica rappresentativa e quella diretta – non si contraddicono, come alcuni continuano a dire. Se davvero prendi sul serio le persone e i loro problemi, allora credi anche nel valore della partecipazione, credi che le soluzioni migliori sono quelli trovati insieme, in tanti. Non in pochi.
Ecco, quelle persone mi sono davvero piaciute subito. Io che diffidavo dei partiti perché pensavo che il loro unico pensiero fosse quello di come trovare una poltrona e tenersela. Ho pensato: Quelli, quando parlano di democrazia e partecipazione, fanno sul serio. Altrimenti non avrebbero speso ore e ore a raccogliere e autenticare firme sotto il sole, sotto la pioggia, a caldo e al freddo, insieme a me, per una legge provinciale sulla democrazia diretta.
È stato cosí che ho accettato a entrare nei Democratici di Sinistra, a guardare, a vivere il partito da dentro. Invece di star fuori a criticare. Da fuori molte cose sembrano diverse da quelle che sono.
Ho apprezzato molte cose. Ho accettato di candidare per il consiglio comunale – un’altra esperienza importante.
Oggi siamo il PD, il Partito Democratico. C’é ancora moltissimo da fare. Questo periodo non é dei migliori.
Eppure tanti dei miei amici che ho conosciuto in occasioni fuori dal partito – in sindacati, associazioni, comitati – sono ancora lí, per andare avanti, passo dopo passo.
Per non lasciare tutto in mano agli altri, quelli che hanno tutt’un’alta visione del mondo, della societá, delle prioritá.
Ci sono anch’io. Con la mia visione della democrazia al quadrato.

Con i candidati e le candidate trentine, elezioni politiche 2008

In team con On. Luisa Gnecchi: eravamo la candidata piú anziana e piú giovane sulla lista PD 

con On. Bressa, On. Gnecchi, On. Veltroni, Vicepresid. Prov. Tommasini e Sen. Peterlini