
Dopo aver letto il post di oggi di Antonio dove riporta un articolo di Repubblica (vi copio-incollo l’articolo in fondo a questo post), mi viene da rispondere: Ma una visione positiva ogni tanto, no?
Certo, ogni giorno ne leggiamo di cotte e di crude. Appena accendo la radio e sento le ultime notizie, mi viene da dire che non é possibile… Sappiamo tutti che la situazione é grave.
Io peró non me la sento di lasciar cadere le braccia, di perdere la speranza, di vedere solo quello che si puó vedere, insomma!
Voglio guardare oltre.
No, non é „vivere fuori dal mondo“. È la fiducia che continuo ad avere nelle persone, nonostante tutto quello che si legge e si sente. Questa fiducia nelle persone e nel futuro nasce non dalla mia fantasia che sicuramente non mi manca, ma dagli esempi concreti di persone che ammiro profondamente, persone comuni che fanno cose fuori dal comune, che continuano il loro percorso culturale, politico, privato, in diversi ambiti, in tutto il mondo, e da sempre, in ogni guerra, in ogni crisi ci sono state delle persone che non si sono fermate alla disperazione ma sono andate avanti, e sia pure per qualche millimetro.
E perció, insomma, quella „lettera al figlio“ va riscritta!
„Figlio mio, io mi fido di te, so che sei capace di tantissime cose, non c’entra se avrai fatto l’universitá o meno, che strada avrai scelto. Anzi, ti prego di non fare nulla di quelle cose che credi che noi genitori ci aspettiamo da te: le cose, falle perché le vuoi fare te, perché ne sei convinto, non perché credi che a qualcuno farebbe piacere, accidenti!
Non avere paura del mondo e della vita: tu che sei abituato alle scelte consapevoli e autoresponsabili, tu che hai sempre preferito andare per la tua strada anzicché fare quello che fanno tanti altri, tu che sei disposto a fare sacrifici pur di arrivare al tuo obiettivo senza vederli come sacrifici ma come sfide, tu ce la farai sempre. Sempre e ovunque. Non ho dubbi. Tu troverai la tua strada e non ci sará nulla e nessuno capace di fermarti perché tu sei uno spirito libero, che riuscirá sempre a seguire i suoi sogni anche quando il resto del mondo avrá smesso di sognare.
Questa cittá, questo paese, questa Italia, questo mondo: non importa dove andrai o dove non andrai, so che tu ti sentirai a casa dappertutto dove c’é qualcuno che ti ami e dove ci sará qualcuno che tu ami. Perché l’amore, la fiducia nel prossimo, la partecipazione alla vita di altri, sono queste le basi di tutto…
Non ho nessun dubbio che tu il tuo percorso lo troverai, come hanno fatto i tuoi bisnonni nelle guerre quando tutto sembrava perduto e distrutto; ma come loro hanno trovato la forza di andare avanti grazie ai loro sogni, anche tu la troverai sempre. Tu sei una di quelle persone che fra le rovine riescono ad ammirare il piccolo fiore che cresce fra le pietre seguendo il sole e la luce.
Non ti daró nessun consiglio, non ti dico di rimanere qui o di andare all’estero o di studiare quella cosa o quell’altra: non perché non mi ascolteresti ma perché mi fido delle tue scelte, perché sono le tue scelte e so che se c’é una cosa che sai fare, é questa: scegliere quello che fa per te.
Non prepararti a soffrire, perché a quel punto soffrirai davvero, forse anche nei momenti in cui non ci sarebbe niente da soffrire. Sarebbe come prepararsi a mordere in un limone: e senti giá al solo pensiero l’acido in bocca…
No, preparati invece a scoprire tantissime cose interessanti, belle, di conoscere persone meravigliose come é capitato a noi, persone che ti dánno fiducia e speranza che le cose miglioreranno perché ci crediamo. Preparati ad avere fiducia nelle tue capacitá di trovare una soluzione sempre, anche quando nessun’altro la vede. Preparati a imparare cose nuove, a fare esperienze inaspettate, fantastiche, incredibili. A scoprire che ci sono tante persone che la pensano come te, che credono che un mondo migliore é possibile. Come é successo a noi. I miracoli accadono perché uno ci crede. E ti aspettano dietro ogni angolo della vita.
Non sei solo. Siamo in tanti, in tutto il mondo. Ci siamo da quando esiste l’umanitá. Siamo quelli che continuano a credere ai loro sogni e che continuano ad avere fiducia nel futuro, fiducia in ogni giornata nuova che inizia, fiducia in ogni nuova scelta, fiducia in quello che sentiamo dentro nel nostro cuore. E questo non ce lo toglierá nessuno.“
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E voi, cosa direte a vostra figlia, a vostro figlio?
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Ecco il testo originale:
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.
Preparati comunque a soffrire.
Con affetto,
tuo padre
L’autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)