Die Sozialisationsfrage *** E la socializzazione?

Wie ich schon einige Male erwähnt habe, ist Homeschooling in diesen Breitengraden anders als in den USA oder Australien etwas Unbekanntes und die wenigsten wissen, dass es legal und vom Gesetz vorgesehen ist. Daher ist es verständlich, dass es viele Fragen dazu gibt. Eine der häufigsten ist sicher die Frage der Sozialisation.

Anfangs haben auch wir uns gefragt, ob es den Kindern gut tun kann, nicht mehr wie bisher mindestens die Hälfte des Tages mit einer Gruppe anderer Kinder zu verbringen (in der Montessorischule waren alle Altersgruppen vertreten, was eigentlich ideal war). Es war schon eine Umstellung, aber ich kann weder sagen, dass es negativ noch positiv ist – es ist einfach anders. Was wir festgestellt haben, ist, dass die Kinder jetzt lieber als früher an Gelegenheiten teilnehmen, um mit Freunden zusammenzukommen. Während ich dies schreibe, ist John zum Beispiel mit seinem besten Freund bei einem Workshop für moderne Kunst im Museion, wo er diese Woche jeden Nachmittag verbringt. Mit einem anderen Freund wird er nächste Woche einen Computerkurs besuchen. Dafür nimmt er auch in Kauf, über eine Stunde mit dem Bus unterwegs zu sein (und muss 2-3mal umsteigen). Was Sandro betrifft, so sehen wir , dass niemand bisher auf den Gedanken gekommen wäre, er hätte irgendein Sozialisationsproblem. Im Gegenteil, ich höre eigentlich immer nur, wie höflich und aufmerksam und freundlich er bei Besuchen in anderen Familien oder bei Kursen (Musikschule) ist, und wie gern er mitmacht und sich einbringt. Signale, die uns zeigen, dass es Probleme mit der Sozialisation gibt, stelle ich mir eigentlich anders vor.

Zu diesem Thema gibt es interessante Links zum Nachlesen hier , hier und hier , und gemeinsam mit anderem Material zum Thema Homeschooling noch hier.
Hier hingegen eine interessante Studie über mittlerweile erwachsen gewordene Homeschooler und wie sie ihr weiteres Leben und Lernen meistern.
Einiges zu diesem Thema findet sich auch unter der Seite „Homeschooling„.

Gute Lektüre!

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Sto parlando della classica domanda sulla socializzazione degli homeschoolers, che spesso salta fuori in discussione con altre famiglie. Come se, per un bambino, non frequentare la scuola significasse rinchiudersi in casa e non parlare con nessuno al di fuori dei propri genitori. Sarebbe come dire che una casalinga diventa per forza asociale perché non passa cosí tanto tempo con altre persone, come invece fa una persona che svolge una professione.
Per homeschoolers si tratta invece di approfittare di possibilitá di incontro al di fuori del contesto dello studio e dell’apprendimento nel senso tradizionale. Oltre ai classici corsi di musica, sport eccetera, grande valore viene dato al libero incontro fra i bambini; a casa di qualcuno, in giardino, in cortile. Questo non sempre risulta facile, visto che la maggiorparte degli „altri“ bambini ha i pomeriggi superimpegnati: tra il fare i compiti oppure un’orario di scuola prolungato, e poi ancora il „tempo libero organizzato“ con vari corsi, bisogna quasi chiedere appuntamento per ritrovarsi!
Qui sopra (nella versione tedesca di questo post) ho messo alcuni link sulla tematica della ‚Rete per la libertá di educazione‘ tedesca.

Per quanto riguarda la nostra esperienza, posso dire che non passare almeno mezza giornata a scuola con altri bambini non é né una cosa positiva né negativa – é solo diverso da come era prima. I miei figli prima di iniziare con il homeschooling hanno avuto la fortuna, come ho raccontato giá in passato (v. anche qui), di frequentare per qualche anno una scuola montessoriana, senza essere divisi per classe e per etá, ma erano presenti bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, sempre liberi a decidere quanto tempo trascorrere facendo cosa e con chi. Questo ha dato la possibilitá di creare amicizie profonde e autentiche, vissute in ogni momento, non soltanto nei minuti di intervallo o di pausa, e a prescindere dall’etá.
Se chiedo a loro, dicono che aver cambiato metodo di istruzione, per quanto riguarda la socializzazione, ha degli aspetti negativi (meno possibilitá di scambio di opinione, di giochi in gruppo) ma anche positivi (studiare in pace, essere meno distratti dalle cose che fanno altri, non avere la sensazione di essere continuamente confrontati e sentirsi „migliori“ o „peggiori“ di altri).

A chi il tedesco (delle proposte di lettura di cui sopra) non lo capisce o chi non si trova a suo agio provando con la traduzione di Google, consiglio di leggere questo post di Claudia su La casa nella Prateria che, direi, chiarisce bene alcuni concetti. Buona lettura!

Questo post partecipa al Blogstorming di GenitoriCrescono.



Eine Antwort zu Die Sozialisationsfrage *** E la socializzazione?

  1. elisa sagt:

    Io non mi ritengo una forzata della socializzazione. Mia figlia, nonostante tutti i condizionamenti subiti non è stata al nido. Lo ritenevo prematuro, per lei e per me.
    Detto questo, ho letto anche con molto interesse le osservazioni di Claudia de „la Casa nella Prateria“, in cui però si descrive un ambiente ideale dove i bambini socializzano con gli altri bambini al di fuori del sistema scolastico. Ma come? dove?Qui dove abito, durante l’inverno, anche i parchi sono deserti.
    Poi ho ripensato alla mia esperienza. A quanto mi sarebbe dispiaciuto non andare a scuola.Non solo e non tanto per ciò che avrei imparato, ma soprattutto per un’intima istanza di autonomia proprio da mia madre. Mica malsana, eh? che io voglio un gran bene alla mia mamma;
    Però, a 6 anni (io non ho frequentato la materna) era per me giunto il momento di un piccolo distacco, avevo già un’istanza di autonomia che sarebbe con l’homeschooling rimasta frustrata.
    Perciò rimango sempre un po‘ perplessa di fronte a scelte che ritengo un po‘ estreme

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