Ecofamiglie, davvero?

Eco-Famiglia o solo effetti collaterali desiderati? Un tentativo di chiarimento.

Ancora una volta GenitoriCrescono con il tema del mese sono stati capaci a promuovere un interessante dibattito. Eco-famiglie. Che cosa significa? Ma la nostra famiglia vive in stile ecologicamente sostenibile oppure…?

Salto velocemente la classica lista delle „buone abitudini quotidiane“ (risparmiare acqua ed energia, disattivare la corrente di notte, fare la spesa con la borsa di stoffa, consapevole cambio di vestiti al fine di evitare sprechi nel lavaggio (lavatrice=acqua+energia+detersivo), shopping sostenibile (biologico e/o prodotti del posto), separare i rifiuti ed evitare di produrrne, rifiutare di comprare prodotti in imballaggi eccessivi, riparare cose rotte piuttosto di acquistarle nuove, preferire il trasporto pubblico ecc.), che senza dubbio si svolgono in molte famiglie, e pongo subito l’attenzione sul nostro atteggiamento personale in confronto al tema dell’ambiente. E ho scoperto, pensandoci sú un po‘, che molte delle nostre abitudini con il timbro „di grande valore ecologico“ in realtà non sono connessi ad uno spirito ecologista, ma che il risultato é piúttosto un „effetto collaterale auspicabile“. Forse é questa la ricetta segreta per il funzionamento e la sostenibilità delle abitudini di grande valore ecologico!


Ad esempio:

Nessuno di noi possiede o utilizza un cellulare, questo non (solo) per il motivo della consapevolezza degli effetti negativi sulla salute e sull’ambiente (ripetitori, elettrosmog) ma anche a partire dal pensiero culturale: non ci piace l’idea di essere rintracciabili ovunque, anche se so che questo non sembra molto trendy nell’attuale era della comunicazione. Abbiamo sempre preferito la vecchia maniera cioé stare agli accordi (tipo a quest’ora ti vengo a prendere) senza il bisogno di disdire/confermare con una chiamata o una sms. Addiritura Mr K riesce a svolgere il suo lavoro andando per cantieri in questo modo e ha sempre rifiutato il telefonino che gli volevano far utilizzare „nel caso che“ („Nel caso che“ ha sempre trovato modo di chiamare o di essere raggiunto, visto che é sua abitudine lasciar detto nell’ufficio dove va). Lo so che sembra poco pratico e scomodo per molti, ma la maggiorparte degli adulti di oggi é cresciuta senza questa tecnologia, no? Ecco, noi invece di adeguarci abbiamo continuato cosí, facendo finta che questi aggeggi non esistano.  Okay, ogni tanto mi diverto anche, magari attirando l’attenzione durante una riunione, quando scappo con le parole: „Devo solo chiamare un secondo a casa per dire che vengo piú tardi“ facendo un chilometro di strada per trovare finalmente una cabina telefonica che non sia guasta. Una forma di stravaganza, non so.🙂 Ebbene, c’é chi non mangia carne e c’é chi non telefona con i cellulari, la gente é strana si dice, e fortunatamente non siamo soli, fra i nostri amici ci sono parecchi ad aver optato di vivere cell-free.

Abbiamo „solo“ una macchina, e anche molto modesta (si puó lasciare parcheggiata senza chiudere perché nessuno sognerebbe di rubarla), mentre la normalitá qui é di avere una macchina a testa, una per mamma e una per papá, nel senso dell’indipendenza nella mobilitá. A parte il discorso economico e il fatto che io detesti guidare, siamo sempre stati abituati a metterci d’accordo, e utilizziamo il piú possibile il trasporto pubblico. Da due anni inoltre hanno inventanto l‘Abo+ che garantisce ai ragazzi di viaggiare a costo zero su autobus, treno e funivia. Ovviamente, vivendo fuori da un centro o dalla cittá, non si puó sempre rimediare sul trasporto pubblico, ma molti amici nostri che vivono in cittá non hanno la macchina. Con quello che risparmiano su acquisto dell’auto, benzina, parcheggio, revisione,  meccanico, assicurazione ecc. (non dimenticando che una macchina non é mai un investimento perché perde valore da minuto a minuto), possono viaggiare moltissimo. Una buona abitudine é anche mettersi d’accordo con altre persone che usano la macchina, ad esempio per andare fino alla stazione del treno quando non c’é un collegamento con l’autobus eccetera. Tutto é possibile se si rinuncia all’idea della mobilitá totale, e io continueró a spingere sui responsabili politici di spendere meno soldi a costruire strade e parcheggi nuovi o la terza corsia sull’autostrada e invece di aumentare il funzionamento e la qualitá del trasporto pubblico (c’é ancora molto da fare). E l’educazione? Ebbene io stessa sono cresciuta in una famiglia dove andare in macchina era una cosa che si faceva quando si doveva, ma mai per puro piacere; forse é un fatto genetico, visto che John a confronto della maggiorparte dei suoi coetanei non si sogna nemmeno di voler fare la patente per il motorino. Invece, proprio in campagna, avere il motorino per un ragazzino significa essere indipendente, andare e venire come ti pare, e quasi tutti i genitori al compimento del 14esimo compleanno arrivano con la prima moto, perché finalmente non devono piú accompagnare loro i figli al hockey, al campo da calcio, al corso di balletto. Beh, torna la questione dell’abitudine: John fin da piccolissimo é abituato a viaggiare in autobus e in treno e fino ad oggi lo trova comodo e riesce ad arrivare dove gli serve. Mentre ho conosciuto dei ragazzi che hanno fatto il loro primo viaggio in autobus a 11 anni all’inizio della scuola media (che si trova fuori paese).

Da anni accettiamo con piacere gli abiti usati da amici e parenti, ed é molto comodo. Devo dire che personalmente non ho dato mai troppa importanza ai vestiti, la moda non é un tema che mi interessa. Ovviamente era diverso quando lavoravo in amministrazione pubblica, era quasi un dovere cambiare abbigliamento ogni giorno – che stress, quante cose da lavare, quante spese inutili. Sí diciamo che il nostro stile di vita di adesso aiuta anche in questo senso, ci si mette comodi e basta, si lavano le cose quando sono veramente sporche e non perché si é stufi del colore della maglia. Si usa meno la lavatrice (risparmio acqua e energia), si ha da stirare meno, si ha piú tempo per altre cose e non si ha bisogno di trecento armadi pieni di vestiti. Molti ci dicono che in adolescenza la questione per i ragazzi cambia, ma che vi devo dire, fino ad ora non c’é nessun problema in vista, nessuna richiesta di cose nuove, anzi casomai é proprio il piccolo ad essere piú esigenze (non sopporta le scritte sulle felpe e detesta gli jeans). Sicuramente c’entra anche il fatto di non andare a scuola e non confrontarsi giorno per giorno con le mode e con il fatto di essere trendy oppure proprio fuori dal mondo.

Anche non avere la TV aiuta nel senso della mancanza di esposizione alla pubblicitá (non conosciamo i prodotti nuovi che ci perdiamo, sorry), e aiuta anche vivere in un paese che oltre il macellaio e un negozio di alimentari non possiede negozi con vetrine seducenti, insomma é molto piú facile non desiderare le cose se non si vedono giorno per giorno.

Due righe sulla raccolta differenziata dei rifiuti: naturalmente devono esserci le condizioni tecniche-organizzative. Da noi passa il camion della spazzatura a ritirare i sacchi con i rifiuti non riciclabili, una volta alla settimana. I sacchi si prendono all’ufficio comunale, e ogni famiglia ha un suo registro e un numero per tenere il conto dei sacchi ritirati e utilizzati, alla fine dell’anno paghi la tariffa in base ai sacchi. Per il resto, ognuno raccoglie carta, cartoni, bottiglie, plastica ecc. da portare al centro di riciclaggio (aperto una mattina e un pomeriggio alla settimana). D’estate il fatto di dover aspettare una settimana per il ritiro del sacco (che é depositato in un bidone o in garage, o sul balcone, o in cantina, ognuno si deve arrangiare e il sacco pieno deve essere depositato di mattina alle 7 davanti alla casa per il ritiro), diventa un problema, perché il forte calore favorisce il formarsi di larve e vermetti e aumenta anche la puzza, bleah. In questo caso si tenta di cercare di riuscire a riempire il sacco in una settimana solo per sbarazzarsene il piú presto possibile (di solito ci si mette piú tempo se si é bravi con la differenziata), abitando in una casa con tre famiglie ci mettiamo d’accordo di aiutarci a vicenda con i propri rifiuti, peró insomma non mi sembra una situazione ideale.Un’altro punto debole del sistema é che non esistono piú bidoni o cestini in giro, con eccezione di due cestini alla fermata dell’autobus, perció se vai a fare la spesa o una passeggiata con un bambino piccolo e ti tocca di dovergli cambiare il pannolino, quello sporco te lo puoi riportare a casa perché non c’é possibilitá di smaltimento on the road. La stessa cosa vale per i cosini che vengono lasciati dai cani, che per legge devono essere raccolte con un sacchetto; ma che fai poi, te li porti a casa? E poi ancora c’é il turismo dei rifiuti, perché ogni paese ha un altro sistema, ad esempio c’é chi per andare al lavoro parte qui portandosi dietro i suoi rifiuti e poi li lascia in un altro comune dove vige ancora il sistema con i bidoni „pubblici“, accessibili a tutti. Mica giusto direi. E quelli che bruciano tutto quello che si puó nel caminetto o nella stufa pur di risparmiare i sacchi del comune? Basta osservare i colori che escono dai camini e si capisce tutto…


Affrontare le cose che ho elencato all’inizio – il risparmio di acqua ed energia elettrica, la separazione dei rifiuti, l‘ attenzione alla scelta dei prodotti, ecc. – é una cosa che ho imparato durante l’infanzia, perché era normale comportarsi cosí, un’abitudine come lavarsi i denti. Questa abitudine la stiamo trasmettendo ai nostri figli nella vita quotidiana, senza pensarci sú perché, come detto, si tratta semplicemente di cose che si fanno e basta.
È facile mantenere delle abitudini, e niente é  più difficile di abbandonare vecchie abitudini e sostituirli con quelli nuovi. E deve essere perfettamente legittimo allineare i propri comportamenti e le abitudini non solo sullo sfondo ecologico, che spesso suona come l’accettazione di sforzi, inconvenienti o disagi.  È utile invece cambiare prospettiva e mettere in primo piano i benefici di certi comportamenti, gli effetti positivi delle proprie azioni, come l’aumento della qualitá di vita attraverso alimenti sani, meno stress tecnologico, risparmio economico ecc.

Così mi trovo perfettamente d’accordo con il mio connazionale Alexander Langer che ripeteva che la questione chiave non é chiedere cosa possiamo o dobbiamo fare per l’ambiente e la nostra salute, ma quali sono le motivazioni per consentire di migliorare gli aspetti sulla sostenibilitá ambientale.

La motivazione ad acquisire determinati comportamenti per me non sta nella „coscienza sporca“ sul „cattivo comportamento“. Sta invece nella consapevolezza che il proprio comportamento è associata con una migliore qualità della vita, un atto pienamente egoistico, in fondo. Libertà e l’indipendenza sono valori forti nella nostra famiglia, ma forse nel senso diverso da quello che dice la pubblicitá e l’economia. Essere liberi dal consumismo, liberi dalle pseudo-indipendenza come la mobilitá assoluta e la comunicazione illimitata. Perché esporsi a questo stress? Perché cedere alle pressioni per guadagnare più soldi per potersi permettere piú cose? Perché non invece provare ad avere bisogno di meno cose, di essere meno dipendenti dal fatto di vestire in un certo modo, di aver bisogno di andare in ferie chissá dove, di sprecare tempo ed energia in attivitá che non ci danno vera soddisfazione. So che sembrano frasi banali, ma in questa filosofia noi ci crediamo: desiderare di meno aumenta la soddisfazione e la felicitá. Sapere che basta poco per avere il necessario. Non legare il fatto di essere felici con il fatto di possedere o non possedere certe cose, di potersi permettere o non, certe attivitá.

Fortunatamente non siamo soli, nel nostro giro di amici ci sono parecchie persone che, pur potendo permetterselo, optano per uno stile di vita „povero“ (si fa per dire perché la povertá é un altro capitolo, triste). Vedere come loro stanno bene, osservare il loro stato di soddisfazione e indipendenza, é un buon motivo per dirci: Vogliamo essere capaci anche noi a dire no a questo e a quello… sapendo che dicendo no ad una cosa, dici sí ad un’altra.

Lo sappiamo, in questo momento viviamo solo una frazione delle possibilità di eco-famiglia. Stiamo ancora cercando di scoprire nuovi piaceri di questo mondo, di questo life style. Passo dopo passo, ponendo l’attenzione appunto non sul fattore dell’ecologia, sul risparmio o sulla rinuncia; ma sul piacere, sulla soddisfazione, sul gusto, sulle prioritá delle cose di cui abbiamo bisogno veramente.
…Non ci sono ricette da seguire, solo percorsi da scoprire.

Questo articolo partecipa al Blogstorming di GenitoriCrescono.

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Bewusst ökologisches Familienleben oder erwünschte Nebenwirkungen?
Ein Versuch, darüber nachzudenken.

Wieder einmal ist es GenitoriCrescono gelungen, mit ihrem Thema des Monats eine interessante Debatte anzuregen. Öko-Familien. Was heißt das? Wie ökologisch nachhaltig leben wir?

Neben dem Schnelldurchlauf der „guten täglichen Gewohnheiten“ (sparsam mit Wasser und Strom umgehen, nachts Strom abschalten wo es geht, mit Stofftasche einkaufen, unnötigen Kleiderwechsel zwecks weniger Waschmaschineneinsatzes vermeiden, nachhaltig einkaufen (biologisch und/oder Produkte aus der Umgebung mit guter Ökobilanz), Müll trennen und beim Einkaufen Produkte in überflüssiger Verpackung vermeiden, Reparierbares reparieren anstatt neu zu kaufen, öffentliche Verkehrsmittel bevorzugen usw.), wie sie zweifelsohne in vielen Haushalten stattfinden, habe ich mich auch mit unserer persönlichen Haltung zum Umweltschutz und der damit entstehenden  Zusammenhänge befasst. Und festgestellt, dass viele Gewohnheiten mit dem Stempelaufdruck „ökologisch wertvoll“ eigentlich nicht mit unserem ökologischen Gutmenschengewissen zusammenhängen, sondern dass das Ergebnis eher eine „erwünschte Nebenwirkung“ ist. Vielleicht ist auch das das Geheimrezept für Funktionieren und Nachhaltigkeit „ökologisch wertvoller Verhaltenweisen“!

Zum Beispiel:

Dass keiner in unserer Familie ein Handy besitzt und benutzt, liegt nicht (nur) im Wissen um die Schädlichkeit für die eigene Gesundheit, jene der anderen Menschen sowie der Tier- und Pflanzenwelt (man denke an die Baumkrankheiten in Nähe von Umsetzeranlagen), sondern hat vielmehr einen kulturellen Hintergrund: man möchte eben nicht überall erreichbar sein, so un-trendy das auch klingt.  Man hält sich an Abmachungen (um diese Zeit komme ich dich abholen usw.), ohne dass ständig nachgeklingelt oder gesmst werden muss. Ich weiß, das klingt für viele bestimmt unpraktisch und umständlich, aber nachdem wir es nicht anders kennen (und die meisten Erwachsenen haben eine handylose Kind- und Jugendzeit hinter sich), ist es für uns eben so, und wir können und wollen es uns auch gar nicht anders vorstellen. Okay, ich genieße es auch, bei Versammlungen oder Events aufzufallen, indem ich mit den Worten „ich muss nur kurz daheim anrufen“ wegjogge bis zur nächsten nichtkaputten Telefonzelle – auch eine Form von Extravaganz, who knows.

Dass wir „nur“ ein Auto haben – in der gesamten Nachbarschaft haben Vater und Mutter selbstverständlich jeweils ein eigenes Auto zwecks Unabhängigkeit voneinander – hat damit zu tun, dass wir von jeher gewohnt sind, uns aufeinander abzustimmen und vor allem auf die öffentlichen Verkehrsmittel zu setzen – obwohl das auf dem Land schwieriger ist als in der Stadt. Bisher sind wir noch überall hingekommen, wo wir unbedingt hinmussten, und außerdem muss man auch nicht immer überall und jederzeit hinkommen. Dazu kommt die Abneigung gegen das Autofahren selbst, was also auf das Nötigste reduziert wird (um wieviel entspannender ist es, im Zug zu sitzen und sich nicht auf den Verkehr oder Parkplätze konzentrieren zu müssen). Ich vergaß fast das ABO+ zu erwähnen, eine mehr als lobenswerte Initiative unseres Landes, die es Kindern und Jugendlichen sowie in der Ausbildung befindlichen Personen ermöglicht, öffentliche Verkehrsmittel im Nahverkehr (Bus, Zug, Seilbahn) kostenlos zu benutzen. Warum also ein Motorrad für den Teenager kaufen, wenn er gratis mit dem Bus fahren kann?

Wir akzeptieren seit Jahren mit Freude gebrauchte Kleidung von Freunden und Verwandten, und wir müssen uns auch nicht jeden Tag mehrmals umziehen (außer Mr K, wenn er von Baustelle in Büro wechselt). Als ich noch berufstätig war, war das natürlich anders, was uns große Wäschehaufen und eine fast ständig laufende Waschmaschine beschert hat. Dass die Kinder nicht zur Schule gehen, hat auch auf den Kleiderwechsel Folgen: sie tragen ihre Kleidung so lange, bis sie wirklich schmutzig ist. Trotzdem hat das mehr mit Bequemlichkeit zu tun als mit dem ständigen Gedanken an umweltbewusstes Leben.

Dass wir keinen Fernseher haben, hilft natürlich auch, denn wir verpassen durch die fehlende Werbebestrahlung viele neue Produkte, die die Wirtschaft gerne an uns loswerden würde, und von denen wir also gar nichts ahnen, sorry.🙂 Wir verzichten also gar nicht bewusst darauf, sondern es ist unserer Unwissenheit zu verdanken. Natürlich hilft es auch, in einem Dorf zu leben, in dem es neben Metzgerei und Lebensmittelladen keine verführerischen Schaufenstermeilen gibt.

Zur Mülltrennung noch etwas: Natürlich müssen auch die Rahmenbedingungen stimmen. Bei uns kommt einmal pro Woche die Müllabfuhr vorbei, um die Säcke mit dem Restmüll abzuholen. Im Sommer ist das mitunter keine gute Idee, weil man den Restmüll ja irgendwo zwischenlagert (Gartenschuppen, Garage, Keller) und die Hitze Gestank sowie Bildung von Maden und Würmern begünstigt. Man ist also froh, den Sack so bald wie möglich vollzubekommen um ihn loszuwerden, was nicht gerade Sinn der Sache ist. Den ganzen Trennmüll – Plastik, Dosen, Papier, Karton usw. – muss man selbst zum Recyclinghof bringen, der zweimal pro Woche (einmal nachmittags, einmal vormittags) geöffnet hat. Die Müllabfuhrgebühren werden dann anhand der gebrauchten Restmüllsäcke (die man in der Gemeinde abholt, jeder Haushalt hat eine eigene Nummer) berechnet. Im Großen und Ganzen ist dieses System hilfreich beim Versuch, Müll zu vermeiden und zu trennen und wenig Restmüll zu produzieren. Leider gibt es gar einige Mitmenschen, die alles Mögliche in Herd und Ofen verheizen, um Restmüllsäcke zu sparen (erkennbar an den bunten Qualmwolken aus dem Kamin). Ein anderer Nachteil besteht darin, dass öffentliche Mülleimer verschwunden sind. Wer also mit einem Kleinkind unterwegs ist und plötzlich eine Windel wechseln muss, darf die gefüllte Windel hübsch nach Hause tragen (in den eigenen Restmüllsack). Dasselbe ist mit den Hundehäufchen, die laut Gesetz entsorgt werden müssen, doch leider fehlen entsprechende Behälter entlang der Gehsteige.

Die Dinge, die ich am Anfang aufgelistet habe – sparsam mit Wasser und Strom umgehen, Müll trennen, bedacht Produkte wählen usw. – habe ich bereits in der Kindheit so vermittelt bekommen, daher gehören sie auch für unsere Kinder zu den Selbstverständlichkeiten des Alltags, über die man gar nicht weiter nachdenkt.
Nicht ist leichter, als Gewohnheiten zu pflegen; und nichts schwieriger, als alte Gewohnheiten abzulegen und durch neue zu ersetzen. Es ist auch durchaus legitim, seine Verhalten und Gewohnheiten nicht ausschließlich auszurichten auf den ökologischen Hintergrund – das klänge für mich irgendwie nach ständigem Verzicht und die Inkaufnahme von Unannehmlichkeiten und Unbequemlichkeiten. Ist man jedoch imstande, die positiven Wirkungen der Handlungen in den Vordergrund zu richten, etwa mehr Lebensqualität durch gesündere Nahrungsmittel, weniger Stress durch Wegfallen von Technologien

Ich gebe also Landsmann Alexander Langer vollkommen recht, für den die Schlüsselfrage nicht war, was wir tun können oder müssen um Gegenwart und Zukunft aus Sicht der ökologischen Nachhaltigkeit zu verbessern, sondern woher die Motivation kommen soll, die eine Umkehr ermöglicht.

Die Motivation, sich gewisse Verhaltensweisen anzueignen oder bestimmte Gewohnheiten abzulegen, liegt für mich nicht im „schlechten Gewissen“ bei „schlechtem Verhalten“. Es liegt im Bewusstsein, dass das eigene Verhalten mit mehr Lebensqualität einhergeht, wenn man nur imstande ist es zu erkennen. Freiheit und Unabhängigkeit sind wichtige Werte in unserer Familie. Unabhängig vom Konsumdenken, frei von Pseudounabhängigkeiten wie jederzeitige Erreichbarkeit und mobile Kommunikation sowie uneingeschränkte Mobilität. Warum sich diesem Stress aussetzen? Warum sich dem Druck beugen, mehr Geld zu verdienen, um sich mehr Dinge leisten zu können? Ist es nicht einfacher, zufrieden und glücklich zu sein? Ich weiß, dieser Satz klingt banal, doch wenn man es erst einmal ausprobiert hat, wird man fast süchtig danach… noch weniger zu kaufen, noch mehr selbst zu machen, zu bauen, zu erfinden… auf noch mehr Schnickschnack zu verzichten, Überflüssigkeiten zu meiden, Spaß an ganz anderen Dingen zu haben… Erkennen, dass bei jedem Nein zu einer Sache zugleich ein Ja zu einer anderen ausgesprochen wird…

Wir sind noch lange nicht angekommen. Wir leben erst einen Bruchteil der Möglichkeiten einer Öko-Familie. Wir sind noch immer dabei, neue Genüsse dieser ungeahnten Welt zu entdecken.

Wir sind unterwegs.
Entschuldigung, uns gefällt es so.

10 Antworten zu Ecofamiglie, davvero?

  1. Silvia gc sagt:

    Grazie per questo bellissimo post con il quale rovesci il punto di osservazione delle cose.
    Mi affascina molto il cambiare sempre punto di osservazione per trovare altri aspetti ed interpretazioni della realtà.
    Il comportamento etico ed ecologico come atto egoistico mi ha entusiasmato.

  2. Micha sagt:

    Danke für die gedanken zum Thema! Ich denke, es ist wirklich ein Prozess! Man schafft nicht alles auf einmal (eben weil es einem manchmal auch die Rahmenbedingungen schwer machen). Mit dem Müll haben wir es hier bequemer (4 Tonnen für Papier, Bioabfall, Plastik und Restmüll, die so in etwa alle 2 Wochen bzw. Papier 4 Wochen abgehohlt werden). Wir haben auch nur ein Auto, was wirklich hier auch eine absolute Seltenheit ist. Ansonsten versuche ich möglichst Bioprodukte zu kaufen (vor allem beim Obst und Gemüse). Wir haben energiesparende Elektrogeräte. Toll wäre natürlich, wenn wir auch unseren Energiebedarf ökologisch erzeugen könnten (Solar wäre schon toll) etc.,aber um so ein Traumbiohaus bauen zu können, fehlt dann doch noch das nötige Kleingeld. Trotzdem glaube ich daran, dass auch kleine Schritte helfen, die Welt ökologischer zu machen!
    Übrigens ein überaus witziges Buch zum Thema: Leo Hickman „Fast nackt – Mein abenteuerlicher Versuch, ethisch korrekt zu leben“

  3. Annarita sagt:

    Ciao Sybille, sono completamente daccordo con te, e aggiungo che molti trovano delle scuse pazzesche, non provano neanche ad informarsi…
    Non per tutti è possibile essere completamente eco, ma ognuno in base alla propria vita e alla propria organizzazione può trovare situazioni creative.
    A volte basta pochissimo tempo e quello che sembrava impossibile da fare, è già diventata un’abitudine…
    Non riesco proprio a capire quelli che non si preoccupano minimamente del loro impatto(mi riferisco specialmente al discorso rifiuti), non facendo neanche la differenziata, e che dicono che a casa loro fanno quello che gli pare..non si rendono conto che il mondo é la casa di tutti? e dal momento in cui i rifiuti escono dalle loro case, automaticamente entrano nella nostra casa comune! Perciò diventa affare nostro!
    Ciao Sybille!
    Vi augur di diventare sempre più Eco, chi si incammina consapevolmente già lo è….

  4. melanele sagt:

    Quoto tutto. Da quando desidero meno cose, sto davvero meglio. Per non parlare del fantastico effetto collaterale grazie al quale i soldini risparmiati possono essere impiegati in esperienze molto più piacevoli, come i viaggi!

  5. Francesca sagt:

    Questo è il passaggio che più di tutti mi ha colpito:

    „Libertà e l’indipendenza sono valori forti nella nostra famiglia, ma forse nel senso diverso da quello che dice la pubblicitá e l’economia. Essere liberi dal consumismo, liberi dalle pseudo-indipendenza come la mobilitá assoluta e la comunicazione illimitata. Perché esporsi a questo stress? Perché cedere alle pressioni per guadagnare più soldi per potersi permettere piú cose? Perché non invece provare ad avere bisogno di meno cose, di essere meno dipendenti dal fatto di vestire in un certo modo, di aver bisogno di andare in ferie chissá dove, di sprecare tempo ed energia in attivitá che non ci danno vera soddisfazione. So che sembrano frasi banali, ma in questa filosofia noi ci crediamo: desiderare di meno aumenta la soddisfazione e la felicitá. Sapere che basta poco per avere il necessario. Non legare il fatto di essere felici con il fatto di possedere o non possedere certe cose, di potersi permettere o non, certe attivitá.“

    Queste tue parole mi hanno colpito perchè sono la filosofia anche della mia famiglia e molte cose che scrivi sono affini. Anche noi ci facciamo passare i vestiti da amici e parenti. All’inizio le persone temevano di offenderci o di metterci in imbarazzo ma adesso arrivano con grandi sacchi ed è una festa aprirli e vedere che cosa c’è dentro. E‘ come se arrivasse babbo natale!!! E‘ da tanto che meditiamo di tenerci una macchina sola e comunque quelle che abbiamo sono molto vecchie (non è molto ecologico forse, ma secondo te è meglio cambiare macchina, con tutto quello che questo comporta a livello globale o tenersi e usare poco una macchina vecchia?). A dire il vero dovremmo acquistare una macchina nuova, visto lo scherzetto che ci ha fatto ultimamente, ma quando e SE lo faremo, a quel punto rottameremo anche l’altra e ne terremo solo una. Ed è vero: con i soldi risparmiati tra benzina, assicurazione, bollo e meccanico mi prendo diecimila autobus e se devo andare in un posto particolare posso permettermi anche un taxi!!!
    Il telefono cellulare mi serve per lavorare. Il mio datore di lavoro me l’ha imposto per poter essere rintracciabile in qualsiasi momento quando lui è in studio e io in Tribunale… ma appena a casa lo spengo. I miei parenti mi sgridano: Ma insomma, non ti troviamo mai!!! Che te ne fai del cellulare se poi non lo usi? Quando sono a casa potete chiamarmi sul fisso e quando non sono in casa… lasciatemi in pace!!!

    Bellissimo post… stimola la mia voglia di scrivere!!!
    Buon Anno Sybille, Buon Anno a te e alla tua bellissima famiglia!!!
    Un abbraccio
    Francesca

    • Sybille sagt:

      Grazie per il tuo commento, Francesca. Vedi, é proprio come dicevo: magari ti sembra di vivere una vita un po‘ fuori dal mondo e invece si é in tanti a percorrere gli stessi pensieri, e sapere che altri prendono forse esempio o spunti da te cosí come te li prendi osservando altre persone e famiglia, é una cosa veramente soddisfacente. A presto e buon anno anche a te e a voi!

    • Sybille sagt:

      Ah, e a proposito della macchina: sí credo sia meglio possederne una meno ecologica e usarla il meno possibile. Il fatto di circondarsi di cose super-ecologiche (macchina, elettrodomestici, abiti) in fondo comporta forse sí un miglioramento ecologico (e sarebbe meraviglioso se esistessero solamente prodotti eco) ma distoglie lo sguardo dal problema globale, della disuguaglianza nel mondo. Finché non ci sará piú giustizia economica, non ci sará nemmeno quella ecologica. È come la trovata qui da noi di regalarti un po‘ di extra cubatura se fai un risanamento di casa con riqualificazione energetica – premia quelli che se lo possono comunque permettere e gli altri che giá fanno fatica ad arrivare a fine mese non riescono „a permettersi il risparmio d’energia“ (assurdo, no?). L’ecologia non deve essere una cosa che uno si puó permettere o meno, ma va vista in una chiave piú completa… ah, sarebbe un discorso lungo e interessante…

  6. Claudia-cipi sagt:

    Ti leggo da un po‘ senza sapere come commentare, ma questo articolo merita davvero. Trovo molto bello e giuto quello che scrivi e mi rammarico di non poter applicare lo stesso life style. O forse semplicemente mi manca il coraggio di cambiare le mie abitudini e in un certo senso schierarmi contro il mondo che mi circonda (non ho amici senza auto, senza cellulare, senza tv o semplicemente senza qualcosa, e già sono „strana“ a non comprare vestiti di marca o a fare la spesa al discount invece che al supermercato).
    Questo tuo articolo mi ha dato diversi spunti di riflessione e penso che continuerà a darmene.
    Grazie.

    • Sybille sagt:

      Grazie di essere passata e aver lasciato questo commento, Claudia.
      Non fare troppa autocritica, secondo me non porta da nessuna parte e si sta solo male. Cambiare un’abitudine o addiritura uno stile di vita o il modo di vedere le cose, é un grandissimo passo (spesso infatti si riesce a cambiare solo quando si é „costretti“ ad esempio per una malattia, una crisi, qualcosa che cambia la vita). Meglio fare un passo alla volta, non troppo grande ma piccolo piccolo, come quando si assaggia qualcosa che non si conosce, e vedere che effetto fa – se ti senti meglio, ti senti piú felice, piú fiera di te, piú tranquilla, piú ottimista, piú forte eccetera, allora la strada é quella giusta e si puó fare il prossimo passo.
      Cambiare abitudine invece quando non é una vera autentica scelta tua, consapevole, che alla fine non ti porta in una direzione piú positiva (pur sapendo di essere „bravi perché ecologici“), secondo me non é una cosa che riesce bene, di solito dopo un po‘ si ritorna sulle vecchie abitudini e anzi si fa ancora piú autocritica perché non si é riusciti… Insomma io continuo a dire che non bisogna mai essere severi con se stessi ma scoprire il piacere delle cose nuove, il piacere di cambiare, di provare, di assaggiare, di trovare occasioni di svolta nel positivo…
      Ciao e a presto!

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