„…war nie in der Schule“

Nun habe ich also auch das Buch gelesen (Danke füs Leihen, Ilse!). Es ist André Sterns Erfahrungsbericht über sein freies Lernen in Frankreich ohne Schule und bietet eine ausgezeichnete Gelegenheit, den Werdegang eines Menschen in der heutigen Zeit und im heutigen Europa kennenzulernen (André Stern ist etwa in meinem Alter). Die Geschichte ist sehr einfach geschildert und auch Jugendliche könnten das Buch ohne weiters lesen.
Im Unterschied zu uns, die wir unser Homeschooling zumindest im groben Umriss inhaltlich wie gesetzlich vorgeschrieben am öffentlichen Lernplan orientieren (wobei zu sagen ist, dass es nun irgendwie einfacher geworden ist, da die neuen Rahmenrichtlinien vor allem auf das Erreichen von Kompetenzen ausgerichtet sind und nicht mehr so stark nach abzufragendem Wissen), haben die Sterns sich für Unschooling entschieden. Die Bedingungen, die André in seiner Kindheit vorfand, waren meiner Meinung nach auch ohne weiters für diese Methode geeignet: Künstlerinnen und Künstler aller Bereiche (Musik, Malerei, Tanz usw.) sowie ein bunter Freundeskreis, die im Elternhaus ein und aus gingen; regelmäßige Theaterbesuche, Konzerte und Museumsbesuche, mehrsprachige Freunde, die Möglichkeit am Berufsleben des Vaters teilzunehmen (der bekannte Arno Stern) usw. Dazu die rechtlichen Bedingungen, die im Gegensatz zu den Vorschriften in Italien damals keine Prüfungen oder Eignungstests vorsahen.
Allerdings kann man mitunter auch keine strenge Grenze zwischen Homeschooling und Unschooling ziehen. Manche Dinge, wie gemeinsames Kochen, Basteln, Recherchieren, Schreiben, passieren auch bei uns ganz ohne direkte Impulse oder Vorschläge von Seiten der Eltern. Anderes, wie gerade mathematische Inhalte der höheren Stufe (Algebra usw.) , gehen wir Schritt für Schritt gemeinsam durch. Tatsächlich beschreibt auch André Stern, dass seiner Erfahrung nach die Inhalte der Lernmöglichkeiten eine gewisse Grenze haben können.
Besonders angenehm mitzuerleben sind seine Beschreibungen über die Begegnung und die aufrichtigen Beziehungen  zu verschiedenen Menschen, von denen er lernen durfte: etwas, was sie besonders gut konnten, was ihr Beruf oder Hobby war, oder worüber sie besonders gut erzählen konnten…
André Sterns Erfahrungsbericht ist kein Aufruf, die Schule abzubrechen oder zu verdammen, sondern die Erzählung seiner eigenen, glücklichen Kindheit. Er zeigt auf, dass er dadurch, dass er nicht zur Schule ging, keine wesentlichen Dinge des Lebens versäumt hat und dass er sich bestimmt nicht zu einem Sonderling oder asozialem Menschen entwickelt hat.
André Sterns Buch macht Mut – jenseits von der Diskussion um Schule oder Nichtschule –  die eigenen Möglichkeiten neu auszuloten, Vertrauen in die Selbstlernfähigkeiten des Menschen (jeden Alters) zu setzen und die sogenannten schulischen Leistungen nicht in den Mittelpunkt eines Kinderlebens zu setzen, sondern eben das Glück des Kindes beim „selbsttätigem Lernen„, so wie es in der menschlichen Natur liegt.

Così ora ho anche letto questo libro dal titolo (trad.) „…e non sono mai stato a scuola. Storia di un’infanzia felice.“ (grazie Ilse per avermelo prestato!). Si tratta del racconto di André Stern sulla sua esperienza d’infanzia in Francia, dove é cresciuto senza andare a scuola. Ha piú o meno la mia etá e per questo la sua esperienza é molto interessante perché non stiamo parlando di chi ha fatto homeschooling duecento anni fa su un altro continente e con chissá quale stile di vita particolare. Il libro é uscito in tedesco (André parla diverse lingue) e su questo sito si trovano molte informazioni, interviste e articoli di giornale in francese, tedesco, inglese, italiano.

A differenza del nostro homeschooling che comunque per la differenza del aspetto giuridico si basa almeno nei punti piú importanti sul programma di scuola previsto dalla legge (e bisogna dire che da quando le nuove linee guida sono finalizzate principalmente al raggiungimento di competenze e non di cose da imparare a memoria, la cosa mi pare piú semplice),  la famiglia Stern ha optato per lo stile Unschooling. Secondo me le condizioni che André ha trovato nella sua infanzia, senza dubbio erano perfette per questo metodo: amici-artisti di tutti i settori (musica, pittura, danza, ecc) che entravano a casa loro a tutte le ore del giorno;  regolari visite a teatro e nei musei, amici plurilingui, la possibilità di partecipare alla vita lavorativa del padre (il famoso Arno Stern, di lui si parla anche qui) e altro. In aggiunta le condizioni di legge francese, a differenza della normativa in Italia, non prevedevano esami di idoneitá o cose simili: potevi semplicemente vivere e imparare dalla vita le cose che la vita ti offre, senza dover rendere conto a nessuno. (Figuriamoci mio marito che si porta dietro i ragazzi sui cantieri – dove naturalmente sarebbe interessantissimo perché é pieno di matematica e fisica – dopo dieci minuti si ritroverebbe giá arrestato e licenziato per aver violato le leggi sulla sicurezza al lavoro e sarebbe anche giusto cosí.)
Tuttavia non sempre si puó disegnare un confine rigido tra Homeschooling e Unschooling. Molte cose, lo sappiamo tutti, succedono senza la necessitá di stimoli o proposte. Altre cose, come la matematica avanzata (algebra), senza il sostegno e un metodo passo-dopo-passo é difficile che „avvengano“ (eccezioni a parte). In realtà, André Stern racconta la sua esperienza dicendo anche che le opportunità di apprendimento possono senz’altro avere un certo limite. La prossima domanda dovrebbe essere quella su che cosa é importante imparare, cosa sono le cose che un bambino dovrebbe assolutamente sapere e capire a una certa etá e chi lo definisce; me lo chiedo dopo che la scorsa settimana uno studente 25enne ha dato fuoco alla casa ferendo diverse persone perché gli era venuto in mente di riscaldare il letto mettendo sotto la coperta il fon acceso😦
Particolarmente belle da leggere sono le sue descrizioni di testimonianza degli incontri e delle relazioni sincere con diverse persone di tutte le éta che gli hanno fatto da „maestri“ per via dei loro hobby, della professione, di esperienze fatte, di cose che sapevano fare o raccontare bene…
André Stern dichiara apertamente che qui si tratta della sua esperienza (e non si puó fare un discorso generalizzato di scuola o nonscuola) che non é un invito a fuggire dall’istruzione pubblica o di condannarla. La sua „infanzia libera e felice“ dimostra che, pur di non essere andato a scuola, non gli mancano le competenze basi per avere successo da adulto (nel lavoro, nello sviluppo sociale ecc.), che non é diventanto una persona strana, eccentrica o antisociale.

Il racconto di André Stern dà il coraggio di esplorare nuove idee nell’ambito privato e della scuola, di avere fiducia nella forza dell‘apprendimento individuale naturale, di non mettere il rendimento scolastico (voti e pagelle) al centro della vita di un bambino ma di essere consapevoli che quello che per un bambino conta é di sentirsi amato, accettato, sostenuto nella ricerca di quello che lo rende felice, e di questo fa parte per natura dell’essere umano– lasciando fuori il discorso di scuola o nonscuola – : il voler imparare in modo autonomo, il voler capire, il voler essere capace di fare (self-directed learning).

6 Antworten zu „…war nie in der Schule“

  1. Interessantissimo come al solito, grazie per i links, Andrò a spulciarli!

  2. Micha sagt:

    Das Buch ist sicher interessant, danke für den Tipp!

  3. raffaella sagt:

    Ciao Sybille! Buon anno ancora!
    E grazie per i bellissimi spunti🙂

  4. Francesca sagt:

    Soprattutto l’ultimo passaggio mi colpisce. Confesso che ultimamente Marta mi da molto da pensare. Il suo rendimento scolastico è davvero scarso e vedo che non ha nessunissima voglia di studiare. La cosa mi preoccupa ma nello stesso tempo so che, come dici tu, rendimento e voti non significano niente al fine di quello che sarà il reale apprendimento e la sua effettiva maturazione. Però Marta va a scuola e si confronta con gli altri, spesso si sente umiliata da voti molto bassi e questo non fa altro che abbatterla ancora di più e distruggere la sua autostima… Non è semplice vivere a scuola!!!
    Che cosa mi consigli di fare?
    Io l’aiuto come e dove posso, cerco di non arrabbiarmi anche se a volte il suo lassismo mi sconcerta, cerco di non umiliarla (ci mancano solo le umiliazioni familiari!!!) con parole o gesti… ma francamente a volte mi sento impotente!!!
    Scusa per questo sfogo, ma sei una persona che mi ispira molta fiducia.
    Un abbraccio
    Francesca

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