In Caucasia with Bertolt

Einige Namen von Ländern, die rund um das sogenannte Kaukasien liegen, sind wahre Zungenbrecher. Ich habe mich heute gefragt, ob wir die Worte Tadschikistan und Kirgisistan eigentlich schon jemals verwendet haben. Eher nicht…
Leggendo alcuni nomi dei paesi nel Caucaso, la prima volta abbiamo scoperto qualche difficoltá nella pronuncia. Tipo Kirghizistan o Tagikistan. Mi sono chiesta se fino ad oggi abbiamo mai usato queste parole. Mi pare di no.

Nach einer kleinen geografischen Standortbestimmung…
Dopo la localizzazione dei paesi sulle mappe…

…haben wir uns der berühmten Geschichte von Bertolt Brecht, „Der Kaukasische Kreidekreis“, zugewandt.
Brecht passt momentan auch deshalb ganz gut, weil wir in letzter Zeit immer wieder mit Kommunismus und Marxismus konfrontiert waren. Ich habe den Inhalt des Theaterstückes erzählt und die Szene mit dem Kreidekreis vorgelesen.

…ci siamo rivolti alla famosa storia di Bertolt Brecht, „Il cerchio di gesso del Caucaso„. È un buon momento per Brecht anche perché ultimamente spesso abbiamo parlato di communismo e marxismo. Ho raccontato il contenuto del pezzo e ho letto ad alta voce la scena del cerchio.


„Der Kaukasische Kreidekreis“ erzählt eine Parabel innerhalb einer anderen Geschichte und spielt in Georgien. Der Inhalt erinnert stark an das Urteil König Salomons aus der Bibel. Übrigens hat nicht Brecht die Geschichte vom Kreidekreis erfunden, sondern sie stammt aus einem chinesischen Singspiel aus dem 13. Jahrhundert, das jedoch der Salomon-Version ähnlicher ist als dem Brechtschen Kreidekreis.
Nachdem ihr Mann von Aufständischen erschossen wird, flieht die Witwe des Gouverneurs Abaschwili und lässt dabei ihr Kind zurück, weil es ihr wichtiger ist, ihre Kleider mitzunehmen. Die Magd Grusche nimmt das Kind mit und flieht mit ihm; sie zieht es auf wie ein eigenes. Später, als die Unruhen sich gelegt haben, fordert die Mutter ihr Kind wieder zurück, aber Grische, die es liebt, will es nicht hergeben. Der Richter Azdak soll darüber urteilen. Er lässt einen Kreidekreis zeichnen, in dessen Mitte man das Kind stellt. Nun sollen beide Frauen an den Armen des Kindes ziehen, denn „die wahre Mutter wird die Kraft haben, das Kind aus dem Kreis zu sich zu ziehen“. Das Ergebnis ist, dass die Mutter gewinnt, weil Grusche dem Kind natürlich nicht weh tun will. Der Spruch des Azdak lautet: Das Kind wird Grusche zugesprochen, denn eine „wahre Mutter“ zeichnet sich durch ihr Mitgefühl und ihre Mütterlichkeit aus...
Der Azdak selbst ist eine sehr interessante Figur. Er ist kein richtiger Richter sondern nur in den Wirren der Aufstände vorübergehend eingesetzt, und eigentlich ein Säufer und verkommener Dorfschreiber, der das Gesetzbuch als Sitzunterlage verwendet. Er handelt nicht nach den Gesetzen, die schlecht und ungerecht sind und die beim besten Willen nicht zum Guten führen können (woran erinnert mich das nur?), sondern tut „das Richtige“ aus dem Gefühl heraus.
Es geht Brecht bei diesem Lehrstück nicht um die Frage der Mütterlichkeit, sondern er will den Zuschauern eine neue Art, eine neue Qualität, von Gerechtigkeit vermitteln. Die Kinder den Mütterlichen, das Tal den Bewässerern, die Wagen den guten Fahrern – mit diesen Worten endet die Parabel.


„Il cerchio di gesso del Caucaso“ racconta una parabola all’interno di un’altra storia che si svolge in Georgia. Il contenuto ricorda fortemente la sentenza di Re Salomone della bibbia. La base della storia non é un’invenzione di Brecht ma proviene da una commedia musicale cinese dal 13esimo secolo anche se l’esito é diverso.
Dopo che il governatore Abashvili viene ucciso dai ribelli, la vedova fugge abbandonando il bambino perché per lei é piú importante portarsi dietro i vestiti. La serva Grushe prende il bambino fugge con lui, facendolo crescere come se fosse suo figlio. Dopo la rivoluzione la madre rivuole il bimbo, ma Grushe lo ama e non lo vuole restituire. Ecco che viene chiamato il giudice Azdak per decidere. Azdak fa disegnare un cerchio di gesso dove fa entrare il bambino. Ora entrambe le donne dovranno tirare con tutta la forza e si vedrá chi ha ragione, perché „la vera madre avrà la forza necessario per tirare  fuori dal cerchio
il figlio„. Il risultato è che la madre vince perché Grushe non ce la fa a fare del male al bambino. Azdak decide che il bambino viene dato a Grushe perché nonostante lei non sia la madre naturale, é lei la madre „vera“ che si distingue per la sua compassione e il sentimento materno…
Azdak per sé è una figura molto interessante. Non è un vero giudice, ma svolge questo ruolo soltanto in questo momento di caos dei tumulti; in realtá é un ubriacone  che utilizza il libro delle leggi per sedersi sopra. Lui non agisce secondo le leggi che sono cattive e ingiuste e che nemmeno con la buona volontà potrebbero portare al bene (a cosa mi ricorda questo?); Azdak fa la cosa „giusta“ esprimendo il suo giudizio in modo spontaneo e „naturale“.
Per Brecht la questione di questo pezzo non è la questione della maternità, lui vuole dare allo spettatore la visione di un nuovo tipo, una nuova qualitá, di giustizia. Dice che é giusto che i bambini stiano con le persone che si prendono cura di loro e li amano come é giusto che le valli siano di coloro che li irrigano, che curano le piante, che si occupano di crescita. Queste le frasi di conclusione del pezzo.

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Bertolt Brecht hat nächste Woche, am 10. Februar, Geburtstag.
Il 10 febbraio é il compleanno di Bertolt Brecht.



7 Antworten zu In Caucasia with Bertolt

  1. Annarita sagt:

    Ciao Sybille, bellissima questa storia….

  2. Francesca sagt:

    Una delle prime cose che ho imparato alla facoltà di Giurisprudenza è che spesso Legge e Giustizia non sono la stessa cosa. Questa storiella è l’esempio di questo! Il buon senso a volte va contro la legge!
    Un abbraccio
    Francesca

  3. nivels sagt:

    Non so se a scuola italiana si studia Bertolt Brecht, però hai creato sicuramente un’occasione particolare
    per conoscere il grande scrittore e drammaturgo. Buon compleanno a BB!

  4. Daniela B. sagt:

    Non sapevo che anche BB fosse nato il 10 febbraio..come me ed il poeta Ungaretti🙂 eh eh che compleanno illustre!La storiella mi piace molto,come quella di Salomone la trovo saggia ed istruttiva, mi ha sempre colpita e la ricordo volentieri.
    un abbraccio

  5. Gaia Marfurt sagt:

    Molto interessante! Io conoscevo solo la „Vita di Galileo“ di Bertold Brecht…l’avevo letta ai tempi della scuola e ricordo che mi era piaciuta!🙂
    …se non sbaglio si trattava di un pezzo per il teatro…

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