Homeschooling Interview: „A special experience“

Dopo la prima Buntglas-Intervista con Ilse di qualche giorno fa, sono contenta di poter pubblicare ora l’esperienza emozionante di Flavia, un’altra esperienza italiana di homeschooling.
Flavia e suo marito hanno deciso a metà dello scorso anno scolastico (febbraio del 2009) di togliere i bambini dalla scuola pubblica che stavano frequentando. Gaia (9), Seba e Leo (7) e Milla (6) con l’inizio di quest’anno scolastico sono diventati ufficialmente homeschoolers.
Il percorso di Flavia e la sua famiglia é un buon esempio di come una scelta non é “la scelta per il resto della vita” ma come tutti noi possiamo trovare la possibilitá di cambiare a secondo delle nostre esigenze del momento, di trovare la risposta “giusta” alla domanda attuale. Invece riguardo l’iter burocratico l’esempio di Flavia dimostra come nella nostra realtá, nel fare scelte fuori dal percorso tradizionale, possano presentarsi degli ostacoli, nonostante le leggi ed i regolamenti in vigore; e qui, come ci racconta Flavia, capita di dover avere “molta pazienza con le istituzioni”…

Perché questa scelta all’improvviso?
L’homeschooling è un mio sogno da tanto tempo. E pensare che la mia ‘carriera’ di madre è iniziata in modo molto convenzionale. La mia prima figlia a tre mesi frequentava già il nido a tempo pieno.
Quando i miei gemelli avevano poco più di due mesi sono rientrata al lavoro. Adesso in un certo senso mi pento di tutto ciò, ma sono anche consapevole che è in ogni caso questo percorso che mi ha portato ad essere quella che sono ora. Quando i miei gemelli avevano circa dieci mesi sono rimasta incinta della mia quarta bimba. Ed è proprio durante quella gravidanza e grazie all’avvento dell’ADSL che nelle mie peregrinazioni nel web ho cominciato a leggere di homeschooling, di attachment parenting, di stili di vita semplici. Alla nascita della mia quarta bimba era nata anche una nuova mamma. Ma facciamo un salto in avanti. Nel 2006 ci siamo trasferiti da Roma città in provincia dove Gaia ha iniziato la prima elementare. Nell’estate del 2007 ci siamo trasferiti per circa 7 mesi in Finlandia, dove Gaia ha frequentato la scuola pubblica locale con grandissima soddisfazione. Per vari motivi, nel dicembre dello stesso anno siamo rientrati e per la bimba il reinserimento nella punitiva scuola Italiana è stato veramente duro.
All’inizio del 2008 poi anche i gemelli Leo e Seba hanno iniziato la prima. Immediatamente hanno avuto dei problemi, non a livello didattico (didatticamente i bambini facevano il loro percorso di apprendimento senza particolari problemi) ma emotivo. Erano terrorizzati dal clima che li accoglieva ogni mattina. Mi pregavano in lacrime di non mandarli ‘in quel posto là’. Abbiamo provato a parlare con le maestre e la loro ‘diagnosi’ è stata che visto che io non lavoro (sono casalinga dalla nascita dell’ultima bimba) loro pure non avevano voglia di fare nulla come me (sic). A questo punto mi sono armata di pazienza ed ho cominciato a ricercare in rete notizie sull’homeschooling in Italia, scoprendo con grande piacere che anche qui era possibile. A febbraio dello scorso anno abbiamo iniziato il percorso
burocratico (che in teoria è molto semplice) incontrando purtroppo un grande ostruzionismo da parte della scuola, per cui solo con l’inizio del nuovo anno scolastico siamo finalmente riusciti a tenere i bambini a casa.

Cosa hanno detto i bambini quando avete iniziato a parlare di questa alternativa?
I bambini, soprattutto i tre più piccoli, sono stati da subito entusiasti. La grande ovviamente ha avuto un percorso più difficile, da una parte è felice, dall’altra era ormai talmente immersa nel mondo scolastico convenzionale che in qualche modo ne sente la mancanza.

Come sono state le reazioni della scuola, dei parenti e degli amici?
Dalla scuola abbiamo avuto un grandissimo ostruzionismo. Siamo stati trattati in modo quasi offensivo più di una volta, siamo stati minacciati (neanche troppo velatamente) di ritorsioni varie e nello stesso tempo non è stato mai mostrato nessun tipo di interesse per ciò che abbiamo fatto.Gli amici hanno mostrato più che altro curiosità per questa scelta mentre le nostre famiglie, con cui infatti non siamo particolarmente uniti – purtroppo aggiungo – non si sono mai realmente interessate di ciò che stavamo facendo (è stato molto duro, soprattutto per i bambini, questo disinteresse).

Come defineresti il vostro metodo di istruzione: homeschooling, unschooling, una via di mezzo? Usate un programma o vivete la giornata a secondo degli attuali interessi?
Direi una via di mezzo. Il mio modello ‘ideale’ è l’unschooling, ma per vari motivi non era possibile per me lasciare piena libertà ai bambini.

Come possiamo immaginare la vostra giornata-tipo?
Molto rumorosa! Diciamo che la mattina viene dedicata più che altro al lavoro didattico a tavolino, schede di Italiano e matematiche, giochi didattici inventati da me, per il resto della giornata siamo tutti liberi di fare e creare e giocare, ed in ogni momento quando sorge una domanda inizia una lezione (quasta sera dopo cena abbiamo parlato degli emisferi australe e boreale e di come le stagioni siano invertite).

I vostri figli hanno vissuto diversi percorsi di istruzione. La piú grande é stata “esposta” piú di tutti al sistema tradizionale mentra la piú piccola non é mai stata a scuola finora. Secondo te ci sono da osservare grandi differenze fra i bambini in relazione all’argomento “studiare”?
Un abisso. Veramente. La mia piccola a neanche 6 anni ha iniziato a leggere e scrivere e fare addizioni e sottrazioni, su sua richiesta; io non l’ho mai spinta o forzata. Ultimamente ho iniziato a spiegare le divisioni ai fratelli, e ha iniziato a farle anche lei! Ha veramente sete di imparare, tutto è una scoperta eccitante. La grande invece vive lo studio come una tortura. Non importa quanta libertà io le lasci, quanto io non la giudichi e la incoraggi, per lei è tutto una tortura.

Per te come mamma e donna com’é stato ritrovarsi improvvisamente con 4 bambini per l’intera giornata: uno stress, una gioia o un po’ di tutto? Quali sono i momenti piú difficili da gestire, e quali quelli che non vorresti scordare mai piú?
Io ho sempre amato avere i bambini a casa con me. Esultavo per le vacanze scolastiche come se fossi in vacanza anche io. Penso di essere stata così fortunata ad avere quattro figli, mi sento così privilegiata ad avere la possibilità di assistere alla crescita di questi quattro meravigliosi esseri umani, di averli conosciuti ed amati fin dal primo momento della loro vita. E’ più di quanto si possa sperare.
I momenti difficili di questo anno sono stati sempre legati ai momenti in cui ci venivano fatte pressioni e vessazioni dalla scuola di origine, allora sí abbiamo passato alcune settimane buie, in cui per la preoccupazione creavo purtroppo un clima forse peggiore e più teso che quello che i bambini potevano respirare a scuola. Nei momenti di tranquillità (mia tranquillità interiore) questa è l’esperienza più bella che potessi sperare di fare.

State per lasciare l’Italia. Pensate di continuare la vostra esperienza di homeschooling oppure é un percorso a termine determinato?
I tre bambini più grandi verranno inseriti a scuola in Finlandia. Molti motivi ci spingono a questa scelta. Primo fra tutti la scuola in Finlandia è molto diversa da quella qui in Italia. Non ci sono voti, ogni 40 minuti i bambini vengono portati in cortile con qualuque tempo per giocare, l’ orario non è fisso, bambini più piccoli fanno poche ore (Gaia ne faceva meno di 20 a settimana) e le ore aumentano man mano che i bambini crescono. Secondo: il Finlandese è una lingua estremamente complessa, che nè io nè mio marito parliamo se non molto superficialmente. Volendo rimanere stabilmente in Finlandia riteniamo che la cosa migliore per i bambini sia di imparare la lingua per potersi inserire nella società. Ciò non toglie che una volta cresciuti, quando saranno padroni della lingua, se vorranno continuare gli studi come homeschoolers noi li appoggeremmo sicuramente. E poi in una certo senso l’italiano continuerò ad insegnarglielo ed anche tutte le nostre lezioni estemporanee al tavolo della cena non dovranno certo interrompersi. Per quanto riguarda la bimba più piccola invece, per lei si prospetta almeno un altro anno di homeschooling visto che in Finlandia la prima elementare inizia a sette anni.

Quali consigli ti senti di dare a chi sta pensando di scegliere la scuola familiare?
Consigli …. di avere tanta pazienza con le istituzioni … e di rilassarsi e godersi la compagnia dei propri figli, di godersi il privilegio di vederli imparare e di vederli crescere, la scuola familiare è una esperienza bellissima, intensa, che crea un profondo legame.

Cosa ti auguri per il vostro futuro?
Quello che si augurano tutti, di essere felici, di essere sempre uniti come famiglia, di divertirci e di prendere tutta la gioia che la vita sa offrirci.


Nach dem ersten Buntglas-Interview mit Ilse freue ich mich nun, Flavias Geschichte hier veröffentlichen zu dürfen.
Flavia und ihr Mann haben mitten im Schuljahr (Februar 2009) beschlossen, ihre Kinder von der Schule zu nehmen. Gaia (9), Seba und Leo (7) und Milla (6) wurden mit Beginn des laufenden Schuljahres offizell zu Homeschoolern.
Der Weg von Flavias Familie ist ein gutes Beispiel dafür, wie eine Entscheidung nicht unbedingt „die“ Entscheidung für den Rest des Lebens sein muss, sondern wie wir alle nach Möglichkeiten suchen können, Gelegenheiten zur Veränderung im Sinne der jeweiligen Bedürfnisse wahrzunehmen und die „richtige“ Antwort auf das aktuelle Problem zu finden. Was hingegen den bürokratischen Weg betrifft, so zeigt Flavias Geschichte, wie schwierig es trotz der klaren gesetzlichen Lage in Italien sein kann, Entscheidungen außerhalb des traditionellen Bildungsweges zu treffen; und hier, wie Flavia erzählt, braucht man mitunter „viel Geduld mit den Institutionen“…

Warum diese plötzliche Entscheidung, auf Homeschooling umzusteigen?
Homeschooling war schon längere Zeit mein Traum. Dabei hat meine „Karriere“ als Mutter in einer sehr traditionellen Weise begonnen. Meine erste Tochter besuchte bereits mit drei Monaten einen Vollzeit-Kinderhort.
Als die Zwillinge dann knapp mehr als zwei Monate alt waren, bin ich ins Berufsleben zurückgekehrt. Heute bereue ich diese Schritte in einem gewissen Sinn, aber ich bin mir auch bewusst, dass ich nur über diese Erfahrungen die Person geworden, die ich heute bin. Als meine Zwillinge etwa 10 Monate alt waren, wurde ich von unserem vierten Kind schwanger. Und während dieser Schwangerschaft und dank ADSL, das mir eine gute Navigation im Internet ermöglichte, begann ich über Homeschooling, Attachment Parenting und einfache Lebensweisen zu lesen. Mit der Geburt meines vierten Kindes wurde dann auch eine neue Mutter geboren.
Doch machen wir einen Sprung nach vorne. 2006 sind wir von Rom-Stadt aufs Land gezogen, wo Gaia die erste Grundschulklasse begonnen hat. Im Sommer 2007 sind wir für etwa 7 Monate nach Finnland gezogen, wo Gaia die öffentliche Schule mit großer Begeisterung besuchte. Wegen verschiedener Gründe mussten wir im Dezember desselben Jahres nach Italien zurückkommen, und die Eingliederung in die italienische Schule war wirklich sehr hart.
Zu Beginn des Jahres 2008 haben auch die Zwillinge Leo und Seba die erste Klasse begonnen. Nahezu sofort haben sie Probleme mit dem Schulalltag gezeigt; nicht im inhaltlichen Sinn, da gab es keine besonderen Probleme; aber im emotionalen. Sie waren terrorisiert vom Klima, in das sie jeden Morgen neu eintauchen mussten. Sie baten unter Tränen, dass wir sie nicht „an diesen Ort“ schicken sollten. Wir haben versucht, mit den Lehrerinnen zu sprechen, doch deren „Diagnose“ lautete schlichtwegs, dass, nachdem ich als Mutter nicht berufstätig war (seit der Geburt der vierten Tochter war ich Vollzeithausfrau), die Kinder demnach auch keine Lust hatten, zu arbeiten und zu lernen (sic). Das war der Zeitpunkt, wo ich mich, bewaffnet mit viel Geduld, aufgemacht habe und nach Informationen über Homeschooling in Italien gesucht habe. Mit großer Freude habe ich festgestellt, dass es machbar war. Im Februar vorigen Jahres haben wir den bürokratischen Weg begonnen, der in der Theorie sehr einfach wäre; doch in der Umsetzung fanden wir viele Hindernisse und Hürden seitens der Schule, daher war es tatsächlich erst mit Beginn des laufenden Schuljahres im Herbst letzten Jahres möglich, die Kinder wirklich zu Hause zu lassen.

Wie reagierten die Kinder, als ihr von dieser Alternative zu sprechen begonnen habt?
Die Kinder, vor allem die drei Jüngeren, waren sofort begeistert. Die größere Tochter hatte natürlich einen anderen Ansatz; einerseits war sie erleichtert und froh, andererseits war sie schon sehr in das traditionelle Schulsystem eingegliedert und daran gewohnt, und irgendwie fehlte ihr das dann.

Wie reagierten die Schule, die Verwandten, die Bekannten?
Wie gesagt, die Schule reagierte vor allem mit Obstruktion. Wir wurden mehr als einmal angegriffen und mit allen möglichen Folgen und Konsequenzen bedroht; zugleich wurde niemals auch nur der Ansatz von Interesse an den Dingen gezeigt, die wir gemacht haben. Unser Bekanntenkreis reagierte vor allem mit Neugier auf unseren Schritt, während unsere Familien, mit denen wir keinen guten Kontakt haben  – leider, muss ich hinzufügen – sich nie aufrichtig dafür interessiert haben, was wir machten, wie wir lebten. Dieses Desinteresse war sehr hart für uns und vor allem für die Kinder.

Wie würdest du eure Methode definieren: Homeschooling, Unschooling, oder eine Mischung? Arbeitet ihr nach einem Programm oder lebt ihr den Tag ganz nach den individuellen Interessen?
Ich würde es als eine Mischung bezeichnen. Mein „Idealmodell“ ist das Unschooling, aber aus verschiedenen Gründen war es nicht möglich, den Kindern den totalen Freiraum im Lernen zu geben.

Wir können wir uns einen typischen Homeschooling-Tag bei euch vorstellen? Sehr laut! Sagen wir so: der Vormittag wird meistens für Schreibtisch-Tätigkeiten genutzt: Arbeitsblätter für Italienisch und Mathematik, selbst ausgedachte Lernspiele; für den Rest des Tages sind alle frei das zu tun, was sie am liebsten möchten – spielen, basteln, lesen; und in jedem Moment, wo eine spezielle Frage auftaucht, wird daraus eine “Unterrichtseinheit”. Heute nach dem Abendessen haben wir etwa ein ausführliches Gespräch über die Nord- und die Südhalbkugel und die jeweiligen Jahreszeiten geführt…

Eure Kinder haben unterschiedliche Bildunswege erlebt. Die älteste Tochter war am längsten dem öffentlichen Schulsystem „ausgesetzt“, während die jüngste bisher noch nie eine Schule besucht hat. Beobachtest du große Unterschiede zwischen den Kindern, was den Bereich „Lernen“ betrifft?
Ein Abgrund. Wirklich. Die Kleine hat mit weniger als 6 Jahren begonnen zu schreiben und zu lesen, obwohl sie nie jemand dazu aufgefordert oder gar gedrängt hätte. Sie begann mit Plus- und Minusrechnungen aus eigenem Interesse. Kürzlich habe ich ihren Brüdern das Dividieren erklärt, und nun hat sie auch damit begonnen! Sie hat einen solchen Durst nach Lernen und Verstehen-Wollen, alles ist für sie eine aufregende Entdeckung. Die Größere hingegen lebt das Lernen wie eine Qual. Unabhängig davon, wieviel Freiraum und freie Entscheidung sie erhält, ob sie ermutigt oder bewertet wird oder nicht, für sie stellt das Lernen eine Tortur dar.

Für dich als Mutter und Frau, wie war es, auf einmal den ganzen Tag mit deinen vier Kindern zu verbringen: Stress, Glück, oder von beiden etwas? Welche sind die schwierigsten Momente, und welche sind jene, die du nie vermissen möchtest?
Ich habe es immer geliebt, meine Kinder bei mir zu haben. Ich war stets glücklich, wenn sie schulfrei hatten: da war es so, als hätte ich selbst auch Ferien! Ich fühle mich so glücklich, dass ich vier Kinder bekommen durfte, ich fühle mich sehr privilegiert, die Möglichkeit zu haben, diese wunderbaren Wesen in ihrem Wachsen und ihrer Entwicklung begleiten zu dürfen, sie kennenlernen und lieben zu dürfen, was ich seit dem ersten Augenblick ihres Lebens getan habe. Es ist mehr, als man hoffen dürfte…
Die schwierigen Momente in diesem Jahr standen immer im Zusammenhang mit jenen Momenten, in denen wir dem Druck der Schulämter ausgesetzt waren; ja, da haben wir finstere Wochen erlebt, in denen die Sorgen und Ängste leider ein Klima erzeugt haben, das für die Kinder vielleicht schlimmer war, als das, was sie in der Schule erlebt hatten.
In den guten Zeiten der Ruhe (vor allem meiner inneren Ruhe) war es die schönste Erfahrung, die ich mir erträumen konnte, erleben zu dürfen.

Ihr seid dabei, Italien zu verlassen. Denkt ihr daran, mit Homeschooling weiterzumachen oder war dieser Weg für euch mehr eine Hilfe in der Übergangszeit?
Die drei älteren Kinder werden in Finnland zur Schule gehen. Mehrere Gründe waren ausschlaggebend für diese Entscheidung. Vor allem ist die Schule in Finnland ganz anders als hier in Italien. Es gibt keine Bewertungen, alle 40 Minuten machen die Kinder bei jeder Wetterlage eine Spielpause im Freien, es gibt keinen strengen Stundenplan, jüngere Kinder haben weniger Unterrichtszeit (Gaia hatte weniger als 20 Stunden pro Woche) und die Stunden werden mehr, je älter die Kinder werden. Zweitens: Finnisch ist eine eher komplexe Sprache, weder ich noch mein Mann sprechen sie fließend. Da wir in Finnland sesshaft werden möchten, glauben wir dass es das Beste sei, wenn die Kinder die Sprache erlernen, um sich gut in der Gesellschaft zurechtzufinden. Wenn sie größer sind und die Sprache beherrschen, können sie natürlich gerne als Homeschooler weitermachen; unsere Unterstützung haben sie dabei auf jeden Fall. Außerdem werden wir natürlich mit unserem Italienisch-Lernen weitermachen, und auch weiterhin alle Themen, die die Kinder interessieren, mit ihnen vertiefen. Was hingegen die jüngste Tochter betrifft, so wird sie noch ein Jahr zu Hause verbringen, da die erste Klasse in Finnland erst mit 7 Jahren beginnt.

Welche Ratschläge kannst du jemanden geben, der daran denkt, mit Homeschooling anzufangen?
Ratschläge, hm …. viel Geduld mit den Institutionen haben… und sich zu entspannen und die Gesellschaft der eigenen Kinder zu genießen; das Privileg genießen, ihnen beim Lernen und in ihrer Entwicklung zusehen zu dürfen. Das Homeschooling ist eine wunderbare Erfahrung, sehr intensiv, und die Bindung zueinander vertieft sich dabei sehr.

Was wünscht ihr euch für die Zukunft?
Das was sich wohl alle wünschen: glücklich zu sein, als Familie geeint zu bleiben, Spaß zu haben und die Dinge, die das Leben uns bietet, mit Freude anzunehmen.

11 Antworten zu Homeschooling Interview: „A special experience“

  1. Micha sagt:

    Danke für das spannende Interview!

  2. Lanterna sagt:

    Bellissima intervista, grazie.
    La cosa che mi colpisce di più, quando si parla di homeschooling, è la calma e la serenità degli homeschooler, contrapposte all’acredine con cui gli oppositori gli si scagliano contro.
    Mi fa pensare che ci sia sotto dell’invidia, oltre alla paura del diverso.

    • Sybille sagt:

      Forse hai ragione, la diversitá ci confronta sempre con quello che pensiamo e facciamo noi stessi, e spesso il primo impulso (forse é una reazione naturale, spontanea?) é quello di ritenere la cosa sbagliata. Perché altrimenti potrebbe significare che quello che abbiamo scelto noi non é giusto.
      In realtá credo non ci sia né giusto né sbagliato ma tanti modi diversi di vivere, di vedere le cose, di cambiare e di decidere. La sfida sta nel trovare la „propria“ risposta giusta nel momento giusto.
      Ti annuncio giá ora che fra un paio di giorni uscirá un’altra intervista molto commovente, la storia di una famiglia che mi ha colpito molto per il particolare percorso di sofferenza. Spero con queste interviste di dare un contributo ad avere piú comprensione per le famiglie come loro, come anche la mia, che trovano la loro strada anche perché non sempre le altre strade sono percorribili per tutti…

  3. Laura sagt:

    Ciao Sybille, ti leggo da tempo senza mai lasciare un commento.
    Il tuo blog è, per me, molto interessante. La preparazione dei tuoi ragazzi sarà di gran lunga superiore a quella scolastica tradizionale. Grazie per la condivisione della tua esperienza!
    Laura

    • Sybille sagt:

      Grazie Laura.
      Davvero non me la sento di dichiarare che la preparazione dei miei ragazzi é meglio o superiore a quella di altri. Non saprei in base a cosa giudicare. Diversa, quello sí. Abbastanza diversa, su alcuni aspetti molto diversa. A dire il vero non é l’argomento piú importante per me (imparare di piú o imparare meglio). Quello che mi interessa maggiormente é il benessere emozionale e vedere che per loro studiare e imparare é qualcosa di piacevole, di positivo, un arricchimento personale, é la soddisfazione piú grande. (Peró voglio aggiungere che ci sono anche ragazzi che vivono questa esperienza a scuola, ad esempio per mio fratello é stato cosí.) Con questo spirito tutto é possibile. Sono convinta che quello che non impareranno oggi, lo impareranno domani. Ma senza lo spirito giusto non lo impareranno mai e questo sarebbe un peccato. E, con l’esperienza (breve) che abbiamo fatto con la scuola pubblica, questo spirito (curiositá dei bambini naturale verso le cose nuove ecc.) stava per essere soffocato. Noi abbiamo, per ora, trovato questo percorso per noi. Sicuramente ci sono molti altri percorsi. Per fortuna anche nelle scuole pubbliche ci sono molti insegnanti fantastici, alcuni li conosco di persona perció ci tengo davvero a precisarlo. E sono persone che si battono per una scuola pubblica migliore, che funzioni davvero, con metodi diversi, nuovi, piú adatti. A loro va tutta la mia stima e il mio rispetto. Se la scuola migliorerá, sará merito loro. Forse anche un po‘ dei genitori e delle famiglie che per il benessere dei figli cercano altri metodi, anche questo prima o poi sará un segnale che non potrá piú essere ignorato. Se penso quanto movimento di questo tipo c’é qui nella nostra piccola provincia di montagna…

  4. Palmy sagt:

    Leggere queste splendide interviste mi lascia sempre un po‘ di amaro in bocca: dovendo lavorare credo che l’homeschooling sia impossibile… o no?

    • Sybille sagt:

      Non al 100%. Dipende, credo, anche dal tipo di lavoro e dalla quantitá del tempo a disposizione. Dipende anche se sei l’unica persona di riferimento o se ci sono altre persone – papá, nonne, zii, fratelli e sorelle piú grandi, da includere nel percorso di homeschooling. Naturalmente, se per il lavoro devi uscire da casa per stare in un’altro luogo dalle ore x alle ore x, diventa difficile. Ad esempio io non saprei come fare (back to school, boys!). Ma se pensiamo all’attivitá dei contadini, specie quelli che vivono in nuclei familiari composti da piú generazioni, sul proprio maso, con un’altro tipo di „orario“ e programmazione di lavoro, ecco direi che hanno altre possibilitá, pur lavorando. È quello che succede appunto in molte realtá homeschoolers in Australia e in America. Poi, dipende anche dal numero e dall’etá dei bambini. Insomma non mi sentirei di dire é possibile / non é possibile… Dipende da molti fattori. Altri nostri amici ad esempio si sono arrangiati in questo modo: la mamma lavorava tre mattine alla settimana e in quel tempo i bambini stavano con il papá, che, essendo contadino, riusciva a gestire in questo modo il suo orario di lavoro. Certo, anche lui spesso si alzava alle 4 per andare sui campi e tornava alle 7 quando lei usciva per andare a lavorare. Non significa non fare sacrifici o che tutto sia sempre facile e possibile. Rimango spesso affascinata da come, quando la situazione lo richiede, le persone riescono a trovare i propri percorsi, le proprie soluzioni, prima inimmaginabili; non parlo solo di homeschooling ma anche di cura di malati in famiglia, o di anziani. Questa sí che é creativitá…🙂

  5. Laura sagt:

    Sybille, apprezzo il tuo equilibrio nell’esprimerti sulla scuola. Nella mia personale esperienza ho avuto spesso la sensazione che gli scolari vengano trattati come contenitori vuoti da riempire…per fortuna non sempre è così!
    Attendo con un filo di impazienza la prossima intervista…

  6. Palmy sagt:

    Hai ragione Sybille, di fronte a certe circostanze uno fa cose che prima pensava di non poter affrontare…

  7. Anna sagt:

    eccellente la scuola finlandese…
    Se posso, vorrei copiare il pezzo, in cui la signora che intervisti parla della scuola finlandese, su un post che vorrei scrivere per il mio blog.Grazie per questa bella idea delle interviste;sono molto interessanti da leggere.

    • Sybille sagt:

      Grazie Anna; certo, fai pure copia-incolla, magari se fai un link all’intervista cosí anche qualcun’altro passa per di qui…😉

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