Buntglas Interview: „Partire dal bambino…“ *** „Vom Kind ausgehen…“

Dopo l’intervista interessante con Carmen di qualche settimana fa oggi é la mia cara homeschooling-amica Raffaella che racconta qui delle sue esperienze.
L’inizio dell’esperienza con „metodi di educazione a misura di bambino“ di Raffaella risale al 1996 quando due genitori le chiesero consiglio sulla situazione scolastica della figlia, una bimba estremamente intelligente che però a scuola sembrava bloccarsi e che viveva la scuola ormai da tre anni come un incubo, somatizzando vari malesseri e accumulando tensioni che le impedivano di dormire. Raffaella consigliò di tenerla a casa, e si offrì per farle da insegnante. Nacque così, quasi per caso, la sua esperienza con l’homeschooling.

Perchè consigliasti l’homschooling e come andò quell’esperienza?
Il consiglio fu un’intuizione. Conoscevo quella bambina da quando aveva tre anni, le volevo molto bene e vedevo nei suoi occhi ancora la voglia di imparare che sembrava perduta. Sentivo che continuare ad andare a scuola era per lei come continuare a sbattere contro un muro, non era di alcuna utilità. Iniziammo a fare scuola a casa mia ed ebbi l’intuizione di partire da lei. Misi da parte tutta la mia formazione di insegnante, tutte le cose che avevo studiato, e mi disposi in ascolto. Inutile dire che i malesseri scomparvero all’istante e pian piano tornò l’appetito per la vita, la storia, le lettere, la grammatica e la matematica. Facevamo lezione il più possibile all’aria aperta, sotto un albero o vicino al torrente. Facevamo le cose più bizzarre, ad esempio, preparavo alcuni argomenti e invece di spiegarli li… cantavo! Così, imparata insieme la canzone, era imparato il concetto! Oppure scrivevo delle filastrocche: abbiamo imparato l’origine dell’universo con un poema in rima che finiva per „… e così tu sei fatta di carne, ossa e pelle/ ma sei fatta anche di polvere di stelle“. La bimba rinacque letteralmente, e io con lei, nel senso che nacque la mia vera identità e vocazione di insegnante. Fu il mio battesimo, il momento in cui compresi che l’educazione e l’istruzione hanno senso solo se partono realmente dal bambino. Poi l’avventura si allargò ad altre famiglie fino alla fondazione di una piccola scuola parentale, che coordinai per circa 8 anni.

In questo momento fai da homeschooling-teacher a tuo figlio Samuel, 6 anni. Perché questa scelta?
Non è stata una scelta presa a priori o per principio, in qualche modo è nata spontaneamente dal nostro stile di vita. Quando Samuel aveva tre anni, l’età in cui si comincia normalmente l’asilo, mio marito ed io vedevamo chiaramente che non sarebbe stato utile alterare i ritmi biologici naturali del bambino (Samuel faceva ancora due sonnellini quotidiani) per dargli qualcosa che poteva trovare anche a casa. Vedevamo regolarmente bambini con cui giocare, facevamo tante esperienze insieme (il pane in casa, le manipolazioni di materie plastiche, la pittura, le gite ecc.) Inoltre io da bambina non ho frequentato l’asilo (a quei tempi si pensava ancora che stare con la mamma in casa fosse la cosa migliore, e le mamme che dovevano lavorare si rammaricavano di dover mandare i loro figli all’asilo… ) e quindi sono sempre cresciuta con la sensazione che non sia un’esperienza indispensabile per crescere.
Quest’anno abbiamo continuato con l’homeschooling perchè sentiamo che in questo momento è la strada di apprendimento più adatta allo stile cognitivo proprio di Samuel: molto creativo, indipendente, pieno di iniziative, con cipiglio da autodidatta, e soprattutto cinestetico, cioè basato sul movimento, l’esperienza. La flessibilità dell’homeschoolig ben si confà allo stile libero di Samuel.

Tuo figlio come ha reagito quando ha scoperto che i suoi coetanei vanno a scuola, lui invece no? Si sente diverso? Soffre di questa diversitá oppure si sente privilegiato? Non ha mai chiesto di “essere uguale agli altri”?
Adesso che è più grande facciamo più fatica a trovare bambini con cui giocare adatti alla sua età (non per forza coetanei, ma interessati agli stessi giochi dinamici e forti) perchè soprattutto d’inverno sono risucchiati dalla scuola, dai compiti e dagli impegni extra scolastici. Sicchè un giorno Samuel mi ha chiesto con fervore „perchè gli altri bambini devono andare a scuola?“… a volte mi chiede perchè non facciamo qualcosa per non far andare gli altri bambini a scuola o per annullare i compiti, così si può giocare insieme. Non si è mai posto il problema al contrario, cioè „perchè io non vado a scuola?“. Per lui è chiaro, mi pare, che la socializzazione è stare insieme agli altri liberamente, nel gioco spontaneo, non stare fermi ad ascoltare qualcuno che spiega qualcosa.

Non avete mai preso in considerazione di provare con la scuola pubblica, oppure altre alternative all’homeschooling, come una scuola Waldorf, Summerhill, Montessori o qualcosa del genere?
Nella eventuale scelta di una scuola mio marito ed io abbiamo sempre sentito l’esigenza di trovare un ambiente che garantisca un continuum con lo stile educativo della nostra famiglia, che è sostanzialmente democratico, rispettoso della libertà propria e altrui, rispettoso degli interessi e ritmi personali.
Devo confessare, rischiando di provocare forse una brutta reazione in qualche insegnante che mi sta leggendo… devo confessare che l’potesi della scuola pubblica non è stata neanche mai presa in considerazione nella nostra famiglia. Non perchè la demonizzi: credo che anche la scuola pubblica abbia dei pregi, offra occasioni di crescita, e sia valorizzata da bravi insegnanti; ma mio marito ed io non crediamo nella politica dei grandi numeri, nella politica del voto e della punizione, in un insegnamento direttivo, in un apprendimento sostanzialmente mnemonico da esercitare prevalentemente da seduti, e in ritmi e contenuti di apprendimento decisi unicamente dall’alto.Summerhill sarebbe il nostro sogno, ma è troppo lontana. Sarebbe la scuola ideale per Samuel perchè credo si adatterebbe molto bene al suo stile di apprendimento e risponderebbe anche al suo bisogno di incontrare gli altri per giocare liberamente, visto che Summerhill funziona come una comunità e i bambini sono sempre presenti gli uni agli altri, senza che le famiglie riempiano le loro agende di impegni.
L’anno scorso abbiamo lavorato sodo con un gruppetto di genitori per creare una piccola scuola ad ispirazione Montessori. La scuoletta è partita lo scorso ottobre, e forse il prossimo anno Samuel la frequenterà. Purtroppo è discretamente lontana dalla nostra abitazione, ci richiederà quasi un’ora di auto arrivarci, e questo ci tiene ancora nel dubbio.

Come sono state le reazioni della scuola nel luogo dove vivete, dei parenti e degli amici, quando hanno sentito della vostra scelta?
La nostra dirigente didattica è stata molto comprensiva e collaborativa. Purtroppo ora stiamo per cambiare residenza, quindi cambieremo anche distretto scolastico, e quindi dovremo fare nuovi colloqui, conoscere nuove persone. Spero vada tutto per il meglio.
Amici e parenti sono abbastanza abituati alle nostre scelte un po‘ alternative (abitare in campagna, niente televisione, alimentazione biologica, parto in casa, allattamento a richiesta, svezzamento spontaneo, rispetto del diritto di sporcarsi..) quindi in qualche modo se lo aspettavano. Alcuni nostri amici non ci criticano apertamente, ma neanche ci approvano apertamente… diciamo che evitano il discorso. Altri ci ammirano, altri ancora hanno fatto la nostra stessa scelta. Sommariamente posso dire che ci sentiamo rispettati.

Tuo figlio passa molto tempo con te, non ti sembra un rapporto troppo stretto, troppo esclusivo? Insomma non vi sembra di vivere troppo “fuori dal mondo”?
Ah! Mi piacciono le provocazioni!
Dunque, bisogna assolutamente dire che io non sono una fanatica dell’homeschooling, non credo sia la strada per eccellenza, e soprattutto non credo vada bene per tutti e sempre. Io tento onestamente ogni giorno di stare in ascolto di Samuel. Ascolto sia le sue parole, quello che mi racconta, sia quello che non dice e che mi esprime con il suo corpo, le sue emozioni, il suo vissuto, la luce dei suoi occhi. Il nostro rapporto non è, a mio giudizio, troppo stretto perchè, per mia impostazione educativa, lui è molto libero. Io lavoro molto su di me per non ingabbiarlo nei miei modelli e nelle mie idee. Tento, con i miei difetti e i miei limiti naturalmente, e sbagliando spesso, ma tento sempre di partire davvero da lui, così com’è. Educare per me non vuol dire cambiare una persona, ma „condurla fuori“, permetterle di sbocciare. Mi esercito costantemente nell’accettazione.Partendo da questi presupposti, sono pronta a terminare l’esperienza dll’homeschooling nel momento in cui diventerà una gabbia, per me o per lui, nel momento in cui questa esperienza diventerà esclusiva di altre esperienze di cui verrà voglia a Samuel.
Se viviamo fuori dal mondo… dipende da qual è il mondo di cui parliamo. Se parliamo di un mondo che va veloce, frenetico, dove conta chi ha di più, dove non ci si occupa dell’altro, dove si urla senza ascoltare, dove impera l’antagonismo, dove l’importante è vincere, il mondo degli spot televisivi, del „grande fratello“ e dei quiz a premi … si, forse siamo fuori dal mondo. Però, qual è il vero mondo? Non dimentichiamo che questo è lo stile di vita di solo una parte del mondo, di una società occidentale – così superba, permettetemi di dirlo, da considerarsi IL mondo… ma è solo una parte dell’umanità, e neanche la più grande…

Come defineresti il vostro metodo di istruzione: homeschooling, unschooling, una via di mezzo? Usate un programma o vivete la giornata a secondo degli attuali interessi?
Il nostro stile è vivere il presente. Essere presente a me stessa, a Samuel, e vedere cosa nasce da questo, giorno per giorno. Sicuramente assomiglia di più all’unschooling, la non scuola. Ma ci tengo a far capire che l’unschooling non è il principio: il principio è l’ascolto, partire dal bambino.
Sia io che mio marito (anche lui segue Samuel, anche se saltuariamente) partiamo sempre dall’interesse di Samuel, che si approfondisce e si dirama verso vari argomenti, o diventa l’espediente per spiegare qualcosa di nuovo.Io sono convinta che l’interesse sia la forza vitale che muove il bambino nella vita così come nell’apprendimento. Ma anche l’insegnante, se può trasmettere una propria passione, si accende, e questo spesso provoca una meravigliosa alchimia per cui il piacere che lui prova nel fare una cosa, può travasarsi per ormosi in piacere di apprendere nel bambino. Ad esempio, mio marito ama la matematica, e quando Samuel conta con lui è più bravo, ha intuizioni magnifiche, scopre cose che con me non s’immagina nemmeno!
Quindi partiamo sempre da ciò che ci piace. Lo so, sembrerà che ci facciamo beffe del detto „prima il dovere e poi il piacere“, ma forse val la pena di sperimentare il motto „se parto da ciò che mi piace, farò tutto con piacere“. So che rischio di creare qualche equivoco parlando di piacere… ciò che piace, come lo intendo io, è ciò che mi interessa e mi appassiona. Noi siamo abituati a concepire il piacere come un’evasione fine a se stessa, io invece qui sto parlando del piacere profondo che si prova quando si possono coltivare le proprie autentiche passioni.

Come possiamo immaginare la vostra giornata-tipo?
Non so se ci sarà ancora spazio nel blog di Sybille😉 dopo tutte queste parole…
La nostra giornata tipo inizia senza sveglia. Samuel apre gli occhi spontaneamente, ci coccoliamo nel letto, poi facciamo colazione, e quindi Samuel di solito si siede al suo tavolino e comincia a disegnare e scrivere cose sue. Io mi siedo con lui e disegno anch’io, e qualcosa che non ci aspettiamo nascerà.Quando ci stanchiamo di stare seduti, inizia il gioco, spesso un gioco simbolico.Passiamo un po‘ di tempo all’aperto ogni giorno, almeno un’ora se fa freddo. Usciamo con quasiasi tempo. Lavoriamo all’aperto, giochiamo, andiamo in bicicletta.Ogni giorno abbiamo qualche incombenza da svolgere, per la famiglia, e anche questo credo abbia il suo carattere educativo.Un altro momento importante è la lettura. Leggo ad alta voce romanzi per bambini e ragazzi. La lettura passiva è secondo me un ottimo esercizio, per tantissimi motivi.Alcuni pomeriggi incontriamo alcuni bambini per giocare. In altri samuel sta con una ragazza madrelingua e giocano parlando in inglese.Io mi preparo qualche argomento, partendo dai suoi interessi. Samuel mi ha chiesto un anno fa di insegnargli a scrivere e leggere, perciò io un po‘ ogni giorno rispondo a questa domanda. Ora per esempio ho preparato un teatrino per spiegare la C G e Ch Gh. Però aspetto il momento opportuno per presentarlo. Adesso è da quasi una settimana che è pronto, ma il momento non è ancora arrivato, allora aspetto. Potrebbe arrivare durante un momento di gioco, o mentre siamo con altri bambini, o quando siamo seduti, o alla sera, quando meno me lo aspetto… Il criterio per capire quando è il momento giusto… è un si che parte dalla mia „pancia“, un fatto di intuito.Molto importante è la nostra apertura alla vita della piccola comunità in cui siamo. I nostri vicini sanno che siamo a casa per buona parte della giornata, così ci chiamano, ci chiedono aiuto a volte. Questo per me è molto educativo. Una volta abbiamo cucinato per la vicina ammalata, o abbiamo dovuto accompagnare qualcuno in fretta e furia in stazione… Credo si impari l’apertura alla vita e alle persone in questo moodo. Per le feste, prepariamo piccoli doni per tutti, bussare alla porta per chiedere o augurare qualcosa è un’esperienza quasi quotidiana.
Anche accudire gli animali fa parte della nostra routine, e gestire i piccoli incidenti che a volte accadono attorno a loro.

Per te come mamma e donna com’é stare insieme al figlio per l’intera giornata? Quali sono i momenti piú difficili da gestire, e quali quelli che non vorresti scordare mai piú?
A volte siamo saturi uno dell’altra e abbiamo imparato a dircelo e ad allontanarci in quei momenti. E‘ importante che Samuel possa dirmi liberamente quando la mia presenza è troppo „ingombrante“. Abbiamo in genere un buon equilibrio, dove possiamo fare ciò che ci piace autonomamente, rispettandoci. A volte vorrei avere più tempo per i miei progetti, che relego in ore notturne, ahimè. A volte sono stanca, e perdo l’entusiasmo, e le buone idee vanno a farsi friggere. Difficili anche i momenti in cui non ho la pazienza che vorrei, non sto abbastanza in ascolto di Samuel e quindi non lo capisco, creando conflitti.
Ma i momenti di difficoltà sono ben ripagati da quei momenti in cui Samuel impara qualcosa, ha un’intuizione geniale accompagnata da una luce nello sguardo, o ha tracciato la prima lettera, ha letto la prima parola… momenti che sono grata di aver vissuto insieme a lui perchè rendono profonda la nostra relazione e completano il nostro conoscerci reciprocamente.

Qual é secondo te il più grande pregio dell’homeschooling, e quale il suo più grande limite?
Il pregio più grande è non slegare l’apprendimento dalla vita. Una scuola tende a creare una forma mentis nell’individuo impostata così: c’è un posto in cui si impara, fuori da quel posto non si impara più. Questo è il risultato di un apprendimento strutturato e organizzato nei tempi e nei luoghi. Io credo che  il vero insegnante del bambino sia la vita, tutta la vita, in ogni istante, non solo qualcosa accuratamente scelto e trascritto sui libri.
Il limite più grande: il rischio di modellare i figli a propria immagine e somiglianza, approfittando della vicinanza intima e quotidiana per realizzare noi stessi attraverso di loro.

Avete mai pensato di lasciare l’Italia per andare in cerca di un posto dove uno stile di educazione diverso é visto e vissuto in maniera piú naturale e rilassata?
Ho pensato di lasciare l’Italia per permettere a mio figlio di frequentare Summerhill! E poi abbiamo più volte accarezzato l’idea di crearci uno stile di vita in viaggio, studiando dal vivo paesi e culture… che meraviglioso homeschooling sarebbe!!!

Per quanto tempo pensate di continuare la vostra esperienza di homeschooling?
Il criterio e la cornice del nostro homeschooling è sempre l’ascolto.Samuel ci ha già precisato che lui pensa di andare a scuola un giorno. Come ho detto, forse Samuel frequenterà il prossimo anno la piccola scuola Montessori che abbiamo creato con un gruppo di genitori. Ma si tratta, nei limiti del possibile, di una scuola attiva, che tenta di non scindere l’apprendimento dall’esperienza.

Quali consigli ti senti di dare a chi sta pensando di scegliere la scuola familiare?
1. Di riflettere bene: la scuola a casa non fa per tutti e non è la strada ideale e perfetta. Credo che ogni bambino sia diverso, e quindi l’ideale è estremamente soggettivo.
2. Di riflettere ancora: l’homeschooling non deve essere una fatica, per nessuno. Se pensare all’istruzione familiare vi mette ansia, tensione o senso di fatica, non fa per voi. Deve venirvi spontaneo, partirvi dalla pancia, essere già insito nel vostro stile di vita.3. Di avere il coraggio di sottrarre il bambino da una eventuale situazione scolastica negativa o dannosa. Penso che la felicità del bambino venga prima dell’importanza di sapere quando è morto Napoleone o qual è la capitale dell’Ecuador.4. Per chi fa già ‚homeschooling, mi sento di consigliare di fidarsi della vita e di avere fiducia nelle potenzialità del bambino, sempre. Di non leggere mai quelle mostruose tabelle che dicono cosa i bambini devono sapere a che età, ma di vivere nel presente insieme al proprio figlio. Nessuno sa quali tappe e quali percorsi lui dovrà seguire per imparare a scrivere o a leggere: quello che potete fare però è accompagnarlo nell’avventura, con gioia.
5…. e ricordarsi sempre che l’apprendimento, come scriveva J. Holt, non è il prodotto dell’insegnamento.

Cosa ti auguri per il vostro futuro?
Auguro a mio figlio di non perdere l’abilità e la disponibilità ad imparare tutto, sempre, dappertutto. E mi auguro di riuscire a ridare a mio figlio il gioco da cortile: uno spazio e un tempo per giocare liberamente con altri bambini. Mi sono molto piaciute le parole di Homer Lane, che scrive che la vera socializzazione si fa attraverso il gioco spontaneo, e quindi mi vien da constatare che moltissimi bambini nei nostri paesi e città, se non tutti, non riescono a socializzare perchè il gioco spontaneo è in pericolosa via di estinzione. Auguro a tutti noi di riportarlo nei nostri cortili, e di ridare ai nostri figli quella salutare valvola di sfogo del gioco collettivo autogestito, da cui si torna sudati, con le ginocchia un po‘ sbucciate, ma con un senso di piena felicità umana.

Nach dem interessanten Interview mit Carmen vor einigen Wochen erzählt hier nun meine liebe Homeschooler-Freundin Raffaella über ihre Erfahrungen in diesem Bereich.
Der Beginn von Raffaellas Erfahrung mit “kindgerechten Erziehungsmethoden” geht zurück auf das Jahr 1996, als eine Familie sie um Ratschläge zur Schulsituation ihrer kleinen Tochter bat. Es handelte sich um ein sehr intelligentes Mädchen, das aber in der Schule zu Lernblockaden tendierte und seit nun drei Jahren die Schule als Alptraum erlebte, was durch psychosomatische Symptome zum Ausdruck kam, bis sie schließlich kaum noch schlafen konnte. Raffaella empfahl den Eltern, das Mädchen zuhause zu behalten, und schlug ihnen vor, sie selbst zu unterrichten. So kam es fast zufällig zu ihrer ersten Homeschooling-Erfahrung.

Warum hast du ausgerechntet Homeschooling empfohlen, und wie war diese Erfahrung?
Der Ratschlag war reine Intuition. Ich kannte jenes Mädchen, seit es drei Jahre alt war, ich mochte sie sehr gerne und erkannte in ihrem Blick eine große Lust zum Lernen und Verstehen, die verloren gegangen schien. Ich fühlte, dass ein weiteres Zurschulegehen für sie dasselbe gewesen wäre, wie mit dem Kopf gegen eine Mauer zu schlagen, also von keinerlei Nutzen gewesen wäre. Wir begannen mit dem Homeschooling bei mir zuhause und ich folgte meinem Gefühl, vom Kind selbst auszugehen. Ich legte meine gesamte pädagogische und didaktische Ausbildung als Lehrerin sozusagen in die Schublade, vergaß alles, was ich studiert hatte, und begann mit Zuhören und Beobachten. Es ist fast überflüssig zu sagen, dass ihre Krankheitssymptome und ihr Unbehagen rasch verschwanden und dafür die Freude am Leben und Lernen wieder kamen. Die Geschichte, das Lesen, auch Grammatik und Mathematik machten ihr auf einmal Spaß. Wir machten soviel wie möglich Unterricht an der freien Luft, im Außenbereich, unter einem Baum oder neben dem Bächlein. Wir machten die komischsten Dinge: ich bereitete zum Beispiel einige Argumente vor, doch anstatt sie zu erklären, …. sang ich sie vor! Sobald dann das Lied erlernt war, war auch sein Inhalt gelernt. Oder wir schrieben viele Gedichte: so haben wir den Ursprung des Universums in Reime gefasst, die letzten Zeilen dieses Gedichts gingen so: „… und so bist du aus Fleisch gemacht, aus Knochen und Haut / doch auch aus Sternenstaub.“ Das Mädchen blühte wahrlich auf, und ich mit ihr, im Sinne dass ich meine wahre Identität und meine Berufung als Lehrerin neu entdeckt habe. Es war eine Art Taufe für mich, jener Moment, in dem ich begriffen habe, dass Bildung und Erziehung nur dann einen Sinn haben, wenn sie wirklich vom Kind ausgehen…
Später wuchs dieses erste kleine Abenteuer, weitere Familien schlossen sich der Idee einer anderen Erziehungsform an, bis das schließlich zu einer kleinen Familienschule führte, die ich dann für etwa 8 Jahre geleitet habe.

Derzeit bist du Homeschooling-Lehrerin deines eigenen Sohnes Samuel, 6 Jahre. Warum diese Entscheidung?
Es war keine grundsätzliche Entscheidung oder eine Entscheidung, die für uns von vorneherein klar war, irgendwie hat es sich aus unserem Lebensstil heraus so entwickelt. Als Samuel drei Jahre alt war, also in jenem Alter, in dem man gewöhnlich den Kindergarten besucht, haben mein Mann und ich deutlich erkannt, dass es keinen Sinn gehabt hätte, den biologischen Rhythmus von Samuel in so drastischer Weise umzukrempeln (Samuel machte noch zwei Schläfchen am Tag), nur um dafür etwas zu bekommen, das er eigentlich auch daheim haben konnte. Er traf sich ja oft mit anderen Kindern zum freien Spiel, wir machten viele interessante Tätigkeiten zusammen (selbstgemachtes Brot, Malerei und Basteln, Ausflüge usw.). Ich selbst hatte auch als Kind keinen Kindergarten besucht; (damals war man der Meinung gewesen, dass es für ein Kind das Beste sei, zu Hause mit seiner Mutter zu bleiben, und dass jene Mütter, die arbeiten gingen, dies bereuen würden…) und so bin ich eigentlich mit dem Gefühl aufgewachsen, dass Kindergarten keine unersetzbare Erfahrung ist, die man unbedingt machen muss um zu wachsen.
Heuer haben wir mit Homeschooling weitergemacht weil wir spüren, dass diese Art zu Lernen momentan für Samuels Lernstil die geeignetste ist: kreativ, unabhängig, voller Selbstinitiative, mit autodidaktischer Anlage, und vor allem mit viel Bewegung und auf der Grundlage von praktischen Erfahrungen. Die Flexibilität, die das Homeschooling ermöglicht, passt wunderbar zum freien Lernstil von Samuel.

Wie hat dein Sohn reagiert, als er entdeckt hat, dass seine Freunde im Gegensatz zu ihm zur Schule gehen? Fühlt er sich irgendwie anders? Leidet er unter diesem Unterschied oder fühlt er sich privilegiert? Möchte er nicht so sein „wie alle anderen“?
Jetzt, wo er etwas größer ist, ist es schon schwieriger geworden, Kinder zum Spielen zu finden, auch nicht unbedingt Kinder seines Alters sondern solche, die seine Interessen teilen und an dynamischen Spielen Spaß haben; denn vor allem im Winter sind alle vom Schulalltag und von den Hausaufgaben „aufgesaugt“, die Straßen und Spielplätze sind leer. Eines Tages hat er mich ganz hartnäckig danach gefragt, warum die anderen Kinder zur Schule gehen müssten… Manchmal fragt er, warum wir nicht etwas tun, damit die anderen Kinder nicht mehr zur Schule gehen müssen oder damit wenigstens keine Hausaufgaben mehr gegeben werden, damit mehr Zeit zum Spielen bliebe. Das umgekehrte Problem, also wieso er nicht zur Schule geht, hat er sich noch nie gestellt. Für ihn ist es klar, so scheint es mir, dass Sozialisierung bedeutet, mit anderen zusammenzusein, Spaß zu haben, zu spielen, das tun, wozu man Lust hat, frei und spontan; und nicht ruhig sitzen und jemanden zuhören zu müssen, der etwas erklärt.

Habt ihr nie daran gedacht, es mit der Schule zumindest zu versuchen, oder mit anderen Alternativen zum Homeschooling, wie einer Waldorf- oder Montessori- oder Summerhill-Schule oder ähnlich?
Was die eventuelle Wahl einer Schule betrifft, so haben mein Mann und ich immer das Bedürfnis empfunden, eine Umgebung zu finden, die eine Kontinuität zur unserem Erziehungsstil bildet, welcher grundsätzlich demokratisch ist, die Freiheit des Einzelnen und der Anderen stark respektiert und ebenso die persönlichen Rhythmen und Interessen.

Ich gestehe, ich riskiere, etwas provokant zu klingen und daher einige unangenehme Reaktionen von Lehrpersonen zu erleben, die dies hier lesen… Ich muss gestehen, dass der Gedanke der öffentlichen Schule von unserer Familie niemals in Betracht gezogen worden ist. Nicht, weil ich sie etwas dämonisieren würde: auch ich glaube daran, dass die öffentliche Schule Vorteile bietet, Gelegenheiten des persönlichen Wachstums und der Reife gibt, und dass gute Lehrpersonen einen großen Wert darstellen; doch mein Mann und ich glauben einfach nicht an die „Politik der großen Zahlen“, an die Politik der Bewertungen und Bestrafungen, in einen direktiven Unterricht, ins Auswendiglernen, und dies alles meistens im Zustand des Stillsitzenmüssens, in Rhythmen und Lerninhalten, die ausschließlich von Oben beschlossen werden.
Summerhill, ja das wäre unser Traum, doch es ist zu weit entfernt. Es wäre die ideale Schule für Samuel, weil ich denke, dass dieses Lernen sich seinem Lernstil wunderbar anpassen würde und auch seinem Bedürfnis entsprechen würde, anderen zu begegnen, frei zu spielen. Summerhill funktioniert ja als eine Gemeinschaft und die Kinder verbringen den Tag gemeinsam, ohne dass die Familien ihre Kalender mit organisierten Tätigkeiten vollplanen.
Voriges Jahr haben wir gemeinsam mit einer Gruppe von Eltern am Aufbau einer kleinen Schule im Montessori-Stil gearbeitet. Die Schule ist letzten Oktober gestartet, und vielleicht wird Samuel sie nächstes Jahr besuchen. Leider liegt sie ziemlich weit entfernt von unserem Wohnort, man muss fast eine Stunde lang mit dem Auto fahren um hinzugelangen, daher haben wir uns noch nicht ganz entschlossen…

Wie waren die Reaktionen der Schule im Ort, wo ihr lebt, und der Verwandten und Bekannten, als sie von eurer Entscheidung erfahren haben?
Unsere Schuldirektorin ist sehr verständnisvoll uns gegenüber. Leider werden wir bald umziehen und daher auch einer neuen Schuldirektion zugeordnet werden, und dann fängt alles vom Neuen an – Treffen, Besprechungen, neue Erfahrungen. Ich hoffe, alles wird gutgehen.
Freunde und Bekannte sind es schon ziemlich gewohnt, dass unsere Lebensweise etwas alternativ ist (auf dem Land zu leben, keinen Fernseher zu haben, biologische Ernährung, Hausgeburt, Stillen nach Bedürfnis, eigenständiges Abstillen, Rücksicht auf das Recht sich schmutzigzumachen…), daher haben sie es sich eigentlich eh erwartet. Einige unserer Bekannten kritisieren uns nicht offen, doch sie finden es auch nicht wirklich gut… sagen wir so, sie vermeiden es, darüber zu sprechen. Andere bewundern uns, und andere haben es uns nachgemacht. Grundsätzlich kann ich sagen, dass unsere Entscheidung respektiert und akzeptiert wird.

Dein Sohn verbringt ziemlich viel Zeit mit dir, findest du nicht, dass diese Bindung etwas zu eng, zu exklusiv ist? Also kommt dir nicht vor, ihr lebt etwas „außerhalb der Welt“?
Ah! Ich mag Provokationen!
Also, ich möchte absolut klarstellen, dass ich keine Homeschooling-Fanatikerin bin, ich glaube nicht daran, dass es “der” Weg ist, und vor allem glaube ich nicht daran, dass dieser Weg immer und für alle gut geht. Was ich einfach versuche zu tun, ist Tag für Tag Samuel zuzuhören, seinen Worten zuzuhören, dem, was er erzählt, dem, was er nicht sagt und mit seinem Körper ausdrückt, seinen Gefühlen, seinen Erlebnissen, dem Licht in seinen Augen. Unsere Beziehung ist nicht allzu eng, er ist, entsprechend meiner pädagogischen Ausrichtung, sehr frei darin. Ich arbeite sehr an mir, um ihn nicht irgendwie unabsichtlich einzuzwängen in meine Modelle und Ideale. Ich versuche, natürlich mit meinen Grenzen und in meiner Inperfektion und oft mit Fehlern, wirklich von ihm auszugehen, so wie er ist. Erziehen bedeutet für mich nicht eine Person zu ändern, aber sie weiterzuführen, ihr erlauben zu erblühen. Ich übe mich ständig im Annehmen.
Davon ausgehend, bin ich bereit, die Homeschooling-Erfahrung abzubrechen in dem Moment, in dem es eine Art Käfig werden könnte, für mich oder für ihn, im Moment in dem diese Erfahrung die Überhand nehmen würde gegenüber anderen Erfahrungen, die Samuel machen möchte.
Ob wir „außerhalb der Welt“ leben… es hängt davon ab, von welcher Welt wir sprechen. Wenn wir von einer Welt sprechen, die schnell und hektisch läuft, wo es zählt, wer am meisten hat, wo man sich nicht umeinander kümmert, wo man schreit ohne zuzuhören, wo Kämpfen und Gewinnen das Wichtigste ist, die Welt der Fernsehspots, des „Großen Bruders“ und der Gewinnspiele… ja, dann leben wir schon „außerhalb der Welt“. Doch vergessen wir nicht, dass dieser Lebensstil nur jener eines Teils der Welt ist, einer Gesellschaft, die so eingenommen von sich ist – erlaubt mir das zu sagen – dass sie sich für „die“ Welt hält… aber es ist nur ein Teil der Menschheit, und nicht einmal der größte…

Wie definierst du deinen Bildungsstil: Homeschooling, Unschooling, oder ein Mittelding? Arbeitet ihr mit einem Programm oder Tag für Tag nach den aktuellen Interessen?
Unser Stil ist, die Gegenwart zu leben. Für mich selbst präsent zu sein, für Samuel, und zu sehen was daraus erwächst, Tag für Tag. Sicher ähnelt das am meisten dem Unschooling, der Nicht-Schule. Doch ich bestehe darauf zu erklären, dass Unschooling nicht das Prinzip ist: das Prinzip ist das Zuhören, und vom Kind auszugehen.
Sei es ich als auch mein Mann (auch er kümmert sich um Samuel, wenn auch nicht so regelmäßig wie ich) starten immer vom Interesse von Samuel aus, das sich in einige Elemente vertieft und dann auf andere Inhalte hinauswächst, oder zum Anlass wird, neue Dinge zu erklären und zu zeigen.
Ich bin davon überzeugt, dass das Interesse jene Lebenskraft ist, die ein Kind bewegt, im Leben und im Lernen. Doch auch der Lehrende, wenn er eine authentische Begeisterung zeigen darf und für etwas leuchtet, erzeugt auf diese Weise eine besondere Alchemie, die seine Begeisterung auf das Kind übertragen kann. Zum Beispiel liebt mein Mann die Mathematik, und wenn Samuel gemeinsam mit ihm mit Zahlen umgeht, dann geht es viel leichter, er zeigt wunderbare Intuition für Mathematik, er entdeckt Dinge, die er sich mit mir gar nicht vorstellen könnte!
So starten wir immer von dem, was uns gefällt. Ich weiß, es sieht danach aus, als würden wir spotten über das Motto „Zuerst die Pflicht, dann das Vergnügen“, doch vielleicht lohnt es sich, dieses Motto einmal auszuprobieren: „Wenn ich von dem ausgehe, was ich mag, dann tue ich alles mit Vergnügen.“ – Vermutlich werde ich einige Missverständnisse auslösen, wenn ich von Vergnügen spreche… Was gefällt, so wie ich es meine, ist das, was interessiert und begeistert. Wir sind daran gewöhnt, das Vergnügen und die Lust als etwas für sich Stehendes wahrzunehmen, ich hingegen meine die tief empfundene Freude die man fühlt, wenn man die wahrhaftigen und authentischen eigenen Interessen pflegen und erforschen kann.

Wie kann man sich einen Tag bei euch vorstellen?
Ich weiß nicht, ob auf Sybilles Blog nach so vielen Worten noch Platz dafür ist…😉

Unser typischer Tag beginnt ohne Wecker. Samuel öffnet die Augen, wir kuscheln ein bißchen im Bett, dann gibt es Frühstück, und meistens setzt Samuel sich dann an sein Tischlein und beginnt zu zeichnen und zu schreiben, was er mag. Ich setze mich dann dazu und zeichne auch, und dann entsteht irgendetwas, von dem wir noch nichts wussten…
Später wird gespielt, oft ein symbolisches Spiel. Wir verbringen viel Zeit draußen, täglich, wenn es sehr kalt und unfreundlich ist mindestens eine Stunde. Wir gehen bei jedem Wetter hinaus. Wir arbeiten draußen, wir spielen, wir fahren mit dem Fahrrad.
Jeden Tag gibt es Dinge, die zu erledigen sind, für Haus und Familie, auch das hat einen eigenen erzieherischen Charakter.
Ein weiterer wichtiger Moment ist das Lesen. Ich lese laut vor, Romane für Kinder und Jugendliche. Dieses passive Lesen ist, denke ich, eine wunderbare Übung, aus vielen Gründen.

An manchen Nachmittagen treffen wir andere Kinder zum Spielen. Oft verbringt Samuel einige Stunden mit einem jungen Mädchen englischer Muttersprache, sie spielen und sprechen dann in Englisch.
Ich bereite mich auf einige Inhalte vor, dabei starte ich bei Samuels aktuellen Interssen. Samuel hat mich vor einem Jahr gefragt, ich solle ihm schreiben und lesen beibringen, also versuche ich täglich, ihm hierzu etwas anzubieten. Jetzt habe ich zum Beispiel ein kleines Theater vorbereitet, und das C, G, Ch und Gh zu erklären. Aber zum Präsentieren warte ich noch auf den geeigneten Moment. Es steht seit fast einer Woche vorbereitet hier, aber der geeignete Augenblick ist noch nicht da, also warte ich. Der richtige Moment kann plötzlich kommen, während des Spielens, oder während der Zeit mit anderen Kindern, oder einfach so, abends, wenn man es sich am wenigsten erwartet… Das Kriterium um zu entscheiden, dass der richtige Moment da ist, hat mit Gefühl zu tun, mit Intuition.
Sehr wichtig ist die Öffnung zum Leben in der kleinen Gemeinschaft, in der wir uns befinden. Unsere Nachbarn wissen, dass wir meistens daheim sind, und rufen uns, wenn sie unsere Hilfe brauchen. Das ist sehr lehrreich, finde ich. Wir haben für die kranke Nachbarin gekocht, begleiten jemanden zum Bahnhof… Ich glaube, vom Leben und vom Alltag direkt, und von den Menschen, kann man sehr viel lernen. Bei Festtagen bereiten wir kleine Geschenke für alle her; an Türen klopfen, um um etwas zu bitten oder um Hilfe zu bringen, ist eine sehr wertvolle Erfahrung, die wir nahezu täglich machen können.
Auch Tiere zu pflegen gehört zu unserem Alltag, ebenso wie mit kleinen Unfällen, die rund um sie manchmal geschehen, umzugehen..

Für dich als Mutter und Frau, ist es nicht manchmal anstrengend, den ganzen Tag mit deinem Kind zu verbringen? Welche sind die schwierigsten Momente, und welche sind jene, die du nie mehr missen möchtest?
Manchmal sind wir sozusagen „satt“ voneinander, wir haben gelernt, uns das mitzuteilen, und uns in solchen Momenten voneinander zu distanzieren. Es ist wichtig, dass Samuel mir alles frei sagen kann, vor allem auch, wenn meine Gegenwart ihm zuviel wird. Allgemein haben wir in dieser Angelegenheit ein ausgewogenes Gleichgewicht, wo wir in Eigenständigkeit das tun können, was wir gerne tun möchten.  Manchmal hätte ich gerne mehr Zeit für meine Projekte, das mache ich dann eben in der Nacht, tja. Manchmal bin ich müde, verliere die Lust, und die guten Ideen verschwinden. Schwierig sind auch die Momente, in denen ich nicht die Geduld habe, die ich gerne hätte, dann höre ich nicht genug zu und habe dann nicht genug Verständnis für Samuel, dann gibt es Konflikte.
Doch die schwierigen Momente sind nichts im Gegensatz zu den schönen, wenn Samuel etwas Neues lernt, von alleine, wenn er eine geniale Intuition hat und jenes besondere Licht im Blick, wie als er den ersten Buchstaben geschrieben hat, das erste Wort gelesen hat… Momente, für die ich unendlich dankbar bin, dass ich sie erleben durfte, weil sie unsere Beziehung zueinander vertiefen und ergänzen, weil wir uns dadurch noch besser kennenlernen können.

Was ist für dich der größte Vorteil von Homeschooling, und welches ist die größte Grenze?
Der größte Vorteil ist, dass das Lernen nicht vom Leben abgekoppelt ist. Die Schule führt zu einem getrennten Denken: da gibt es einen Ort, an dem man lernt, und außerhalb dieses Ortes lernt man nicht mehr. Das ist das Ergebnis der strukturierten Bildung, die Zeit und Inhalte und Ort organisiert. Ich denke, die echte Lehrerin des Kindes ist das Leben, das ganze Leben, in jedem Moment, nicht nur wenn etwas sorgfältig ausgewählt und aus Büchern herausgeschrieben wird.
Die größte Begrenzung ist das Risiko, die Kinder nach dem eigenen Bild zu formen, durch die große Nähe und dem gemeinsam verbrachten Alltag, um uns selbst durch sie zu realisieren.

Habt ihr jemals daran gedacht, Italien zu verlassen um einen Ort zu finden, an dem ein solcher Lebens- und Lernstil mehr anerkannt und geschätzt wird?
Ich dachte daran, Italien zu verlassen um meinem Sohn das Besuchen einer Summerhill-Schule zu ermöglichen! Und schon öfter haben wir daran gedacht, Lebensstil zu ändern, im Sinne eines umherreisenden Lebens, um Länder und Kulturen in Echt zu erleben und davon zu lernen… das wäre ein wundervolles Homeschooling!!

Wie lange wollt ihr eure Homeschooling-Erfahrung fortführen?
Den Rahmen gibt immer Samuel selbst vor, daher ist unser Beobachen und Zuhören so wichtig. Er hat bereits gesagt, dass er eines Tages zur Schule gehen wird. Wie gesagt, vielleicht besucht er nächstes Jahr diese kleine Montessorischule, die von einer Elterngruppe gegründet wurde, es handelt sich dabei um möglichst aktives und freies Lernen, das auf Lernen durch Begreifen und Erfahren fußt.

Welche Ratschläge kannst du jemanden geben, der an Homeschooling denkt?
1. Gut zu überlegen: Homeschooling ist nicht für jeden gemacht und es ist weder ein idealer noch ein perfekter Weg. Jedes Kind ist anders, daher ist das Ideale auch sehr subjektiv zu sehen.
2. Nochmal zu überlegen: Homeschooling darf keine Mühe sein, für niemanden. Wenn euch die Vorstellung daran Angst, Druck oder das Gefühl von Anstrengung vermittelt, dann ist es nicht das Richtige für euch. Es muss euch irgendwie spontan kommen, vom Bauch her, irgenwie bereits mit eurem Lebensstil verbunden und damit stimmig.
3. Den Mut zu haben, das Kind aus einer bestehenden negativen Schulerfahrung herauszunehmen. Ich denke, das Glück des Kindes kommt vor der Wichtigkeit zu wissen, wann Napoleon gestorben ist und wie die Hauptstadt von Equador heißt.
4. Für jene, die bereits Homeschooler sind, fühle ich mich zu empfehlen, dem Leben zu vetrauen und dem Potential des Kindes, immer. Nicht jene monstruösen Tabellen zu lesen, in denen steht, was ein Kind in welchem Alter können und wissen muss. Im Jetzt mit dem Kind  zu leben. Niemand weiß, welche Wege das Kind gehen muss, um lesen oder schreiben zu lernen: was man tun kann, ist, das Kind auf diesen Wegen mit Freude und Aufmerksamkeit zu begleiten.
5…. und sich immer daran erinnern, dass das Lernen, wie J. Holt schreibt, nicht das Ergebnis des Unterrichts ist.

Was wünschst du dir für eure Zukunft?
Ich wünsche meinem Sohn, nicht seine Fähigkeit und seine Lust zum Lernen und Begreifen zu verlieren, für das Überall-und-immer-Lernen. Und ich wünsche mir, meinem Sohn das freie Spiel im Hof und im Garten wiederbringen zu können: Orte und Zeiten für Kinder, frei zu spielen mit anderen. Mir haben die Worte von Homer Lane sehr gefallen, der schreibt, dass wirkliche Sozialisierung nur durch spontanes Spielen entstehen kann, und ich bemerke, dass viele Kinder in unseren Dörfern und Städten es nicht schaffen, zu sozialisieren, weil das freie Spielen vom Aussterben bedroht ist. Ich wünsche uns allen, dies wieder in unsere Höfe, Gärten und Straßen bringen zu können, damit unsere Kinder wieder dieses gesunde, gemeinschaftliche und selbstverwaltete Spielen erhalten können, von dem man verschwitzt heimkehrt, mit etwas aufgeschürften Knien, aber mit einem Gefühl des Glücks…

13 Antworten zu Buntglas Interview: „Partire dal bambino…“ *** „Vom Kind ausgehen…“

  1. Micha sagt:

    Puuh, ein langes, sehr, sehr interssantes Interview! Danke!

  2. mammafelice sagt:

    Vi ringrazio tanto per questo bellissimo articolo.
    Vi ammiro molto: vi ritengo capaci di fare qualcosa che giudico straordinario.
    Io non mi sento all’altezza, nè caratterialmente, nè culturalmente: sono molto ignorante e avrei paura di non saper stimolare la curiosità di Dafne in modo sufficientemente ampio.
    Grazie, per me siete un esempio grande.

  3. Laura sagt:

    Molto interessante quest’intervista. Non penso che riuscirei a condividere „integralmente“ la pratica dell’homeschooling, ma comunque sono convinta che l’apporto educativo da parte della famiglia sia fondamentale anche per chi frequenta la scuola „fuori casa“. Non penso sia possibile delegare totalmente la scuola per quanto riguarda l’educazione dei nostri figli.
    Di questo articolo ho apprezzato, in conclusione, il riferimento all’importanza del gioco spontano collettivo che, è vero, si sta perdendo completamente rendendo più difficoltosa la socializzazione.

  4. Francesca sagt:

    Che bella intervista. Mi ha fatto molto riflettere e mi ha anche un po‘ rattristato perchè mi rendo conto che la scuola che stanno frequentando i miei figli è come una gabbia mentale che li sta limitando.
    Non so se ci sarà consentito spostare Marta (i dirigenti scolastici sono contrari ad un trasferimento con l’anno tanto avanzato) e quindi sono molto amareggiata. Ma sai che cosa ho deciso di fare? Faccio un bel respiro, rilasso le spalle, butto fuori quanta più aria posso e… mi metto a giocare con mia figlia. I compiti? Possono aspettare. La sua felicità viene senz’altro prima. Sono stanca di vederla stanca, triste e sempre chiusa in casa.
    Ultimamente la stiamo prendendo con molta calma. Non passerà l’anno? E‘ una tragedia così grande? Mio Dio, certo che no!!! Basta, devo smettere di preoccuparmi!
    Un abbraccio
    Francesca

  5. raffaella sagt:

    Cara Mammafelice,
    come ho detto, secondo me l’homescholling è qualcosa che si fa solo quando si sente nella pancia, come sentiero soggettivamente ideale. Ciò che scrivi, mi fa venire voglia di completare questo pensiero: non sentirsela di fare homeschooling è una semplice constatazione, che non andrebbe accompagnata da sentimenti di inferiorità o inadeguatezza: è semplicemente un sentirsi in un certo modo piuttosto che in un altro.
    E tuttavia, credo che ogni genitore faccia un po‘ di homeschooling ai propri figli anche senza accorgersene. Infatti credo che scuola non significhi solo imparare nozioni. Scuola è anche e soprattutto imparare abilità, conoscersi, imparare l’arte di ascoltare, percepire, creare, terminare… l’arte di vivere insomma, e queste cose si imparano prima di tutto dai genitori. E i genitori sono i primi insegnanti, sono quegli insegnanti che lavorano con contratto a tempo pieno e indeterminato(!) e che (indipendentemente da qualsiasi riforma Moratti:-)) saranno sempre presenti, i compagni della crescita, dello sviluppo, del cammino di maturazione umana dei figli. Penso quindi che Dafne trovi in te una fonte importante da cui trarre nutrimento! Auguri per la vostra vita insieme!
    Raffaella

  6. mammamichi sagt:

    grazie anche per questa bella intervista, piena di spunti di riflessione. Lorenzo frequenta con non pochi problemi la seconda elementare di una scuola pubblica. è qualche mese ormai che stiamo valutando di spostarlo l’anno prossimo in una scuola waldorf, la scelta però non è semplice perchè se da un lato vive male la scuola somatizzando anche il suo disagio, dall’altro dice di essere molto affezionato a compagni e insegnanti. a me come mamma sembra di non aver ancora chiaro dentro di me la cosa giusta da fare. grazie ancora per questa riflessione che porterò sicuramente dentro di me! grazie a Sybille per i suggerimenti sulla geografia! Lorenzo ha apprezzato moltissimo! ;-))

  7. luci sagt:

    carissime Raffaella e Sybille, devo dire che queste tematiche mi coinvolgono sempre di più, non solo dal punto di vista personale (la situazione che stiamo vivendo con le difficoltà di Evaluce nella scuola pubblica, che peraltro scopro essere comuni a molti bambini e genitori) ma anche, come dire, ideologico, sono d’accordo con Raffaella (che ho avuto il grande piacere di conoscere ed apprezzare „dal vivo“) quando parla di ritornare al gioco spontaneo, di bambini con le gote rosse e le ginocchia sbucciate, di rinuncia all’idea di nozionismo per tornare alla sana voglia di imparare dal e nel quotidiano… come educatrice ho spesso lavorato con i bambini „portandoli fuori“, andando a fare la spesa (per i nostri lavori sull’euro)o passeggiando per il quartiere (facendo poi la mappa della zona e riscoprendo le piccole meraviglie a loro vicine), e ho visto in loro la gioia del voler scoprire, del voler sapere… ora come mamma mi ritrovo a voler dare un valore in più a queste cose, a voler ri-dare a mia figlia la voglia di sentirsi consapevole e protagonista del suo cammino, per ritrovare insieme la felicità dell’imparare, da tutto ciò che ci circonda… grazie per questo ulteriore spunto a riflettere, i bambini hanno in sè il grande dono della scoperta, ogni cosa è meraviglia e conoscenza, e voglio partire da questa consapevolezza per capire quale sia la nostra „via migliore“, con l’augurio che ogni genitore possa trovare dentro di sé la strada giusta da percorre con e per i propri bambini. un bacio!

  8. mammafelice sagt:

    Grazie Raffaella! Io in effetti mi sento un po‘ homeschooler… dopo la scuola😀
    Mi piace stimolare Dafne con qualcosa di creativo, permetterle di sporcarsi, permetterle di sperimentare le cose nuove.
    Diciamo che sono part-time, ecco ehheee

  9. Laura sagt:

    Che belle persone ci fai conoscere, Sybille. Quando mia figlia ha iniziato a frequentare la prima classe nella scuola pubblica ero molto positiva…man mano che il tempo passava…dopo aver colorato centinaia di fotocopie, lavorato con libri di testo francamente bruttini ed aver svolto compiti a volte assurdi…mia figlia era sempre tesa, preoccupata, triste. Dalla quarta classe frequenta una scuola Waldorf, ed è rinata!

  10. Irene sagt:

    Ciao Raffaella,
    ci siamo conosciute a Bologna all’incontro di Altrascuola.
    Leggendo l’intervista mi fa piacere che tra i vari modelli secondo te Summerhill sarebbe andato bene per tuo figlio….sto cercando di creare una scuola ispirata a summerhill nei dintorni di Perugia dove vivo.
    Sono stata a friburgo a visitare la scuola Kapriole che è impostata stile summerhill e sono convina che per mia figlia sarebbe questa la scuola adatta.
    Si stanno avvicinando vari genitori, perchè il tema è molto sentito e la scelta di fare homeschool non è per tutti…
    Mi potresti dare qualche dritta sulle difficoltà che si incontrano nel fondare una scuola autogestita da genitori? Una scuola familiare?

    grazie

  11. raffaella sagt:

    Carissima Irene,
    la domanda che mi fai richiederebbe una lunga risposta, per essere esauriente. Qui tenterò di toccare i punti salienti.
    Partiamo dall’aspetto più tecnico: la scuola famigliare così come è prevista dalla legge, è la scuola a casa ai propri figli. Più genitori possono fare dichiarazione di istruzione famigliare e poi mettersi insieme e organizzare attività di apprendimento per i propri figli, ma questa cosa non può chiamarsi, a rigore di legge, „scuola“. Anche se sarà una scuola di fatto, non lo è dal punto di vista legale. Comunque di queste scuole di fatto, che usano la dichiarazione di istruzione paterna come escamotage per creare una scuola libera, ce ne sono molte (io ne ho già fondata una tempo fa, e ora sono alle prese con la seconda insieme ad un folto gruppo di genitori!). E‘ normalmente questo il primo passo per riuscire poi a costruire una scuola vera e propria.
    Passiamo invece alle difficoltà che si possono incontrare… La prima grande difficoltà è economica. Non è facile sostenere i costi di una o due insegnanti, di una sede (che magari ha bisogno di qualche aggiustamento), e dei materiali didattici, nonché del riscaldamento, che di solito è la voce „costi“ peggiore… Soprattutto all’inizio, almeno i primi due anni-se si è fortunati:-) bisogna mettere in conto qualche sacrificio, tipo qualche piccolo investimento a fondo perduto fatto dalle famiglie fondatrici, trovare degli insegnanti che credono nella causa e sono disposti a lavorare senza uno stipendio grandioso, essere disposti a lavorare in prima persona (tipo fare turni di pulizia tra genitori, far fare lavoretti di manutenzione ai papà…)Una scuola autogestita si autofinanzia con le rette che i genitori pagano mensilmente, perciò, per evitare che l’ammontare della retta lieviti a dismisura, è necessario un certo numero di bimbi per iniziare… almeno una decina. Con venti iscrizioni la scuola riesce già a vivere meglio.
    Altra difficoltà: la sede. Se non ne avete una di proprietà, trovare un locale in affitto può risultare difficile: quando si dice che si faranno attività per bambini, perché il proprietario rimane indirettamente responsabile di eventuali incidenti che possono accadervi (ipoteticamente può essere denunciato da una mamma il cui bimbo è caduto sulle scale…) Lo so che è assurdo pensare a queste cose, ma purtroppo sono difficoltà con cui noi stessi, come gruppo genitori, ci siamo confrontati proprio l’anno scorso.
    Un punto critico è invece trovare cosa vuol dire scuola autogestita dai genitori: se ciascuno vuole dire la sua su come deve funzionare questa scuola, e dirigerla didatticamente, forse si prepara un fiasco. Idealmente, è meglio che sia chiaro chi dà le linee guida della scuola, chi è l’ispiratore, e che sia lui il responsabile dell’impronta educativa e didattica della scuola, magari con costante apertura al dialogo ma anche con chiarezza e fermezza nella sua visione di partenza. Summerhill aveva un direttore, ad esempio, e lui tracciava con sicurezza la rotta, nonostante la conduzione democratica poi della vita scolastica. Quindi i genitori devono conoscere esattamente l’idea di partenza, ed essere liberi di condividerla o meno, e quindi scegliere con cognizione se è la strada adatta a loro e ai loro figli oppure no.
    Ad esempio, ho visto scuole nascere con la convinzione che non andassero usati i voti, ma poi, con il passare degli anni, i genitori hanno fatto pressione finché i voti sono stati inseriti nel metodo!
    Una scuola stile summerhill può portare con sè un’altra difficoltà: lo stress dei genitori rispetto alla performance scolastica dei loro figli. Infatti, proprio per questo, Alexander Neill sosteneva che Summerhill potesse esistere solo come scuola residenziale. Un bambino che a scuola cresce libero di seguire i suoi tempi, e di non studiare se non quando lo vuole, e poi quando torna a casa sente la tensione dei genitori che si chiedono cosa potrà mai combinare questo qui nella vita, o che lo confrontano con il vicino di casa che sembra un Einstein in erba (i vicini di casa lo sono sempre🙂.. questo bambino vivrà male, e questo malessere minerà il successo del metodo e della scuola stessa. Quindi, idealmente, è importante lavorare per avere i genitori alleati.
    E‘ inutile mentire, di difficoltà nel costruire una scuola se ne incontrano molte, per questo chi ci lavora deve essere guidato da una forte motivazione, una passione, una missione. Un sogno. Ma l’universo, in fondo, come dire Coelho, cospira sempre a favore dei sognatori…:-)
    Se posso essere utile, sono disponibile, con molta gioia, ad approfondire ancora. Mi piacerebbe tenermi in contatto con la vostra realtà di Perugia, visto che anch’io sto cercando di sensibilizzare la gente di qui allo stile educativo di Summerhill…
    Forse dico una cosa che sai già, ma a Verona è stata da poco fondata una scuola democratica stile Summerhill. Puoi trovarne notizia nel sito http://www.educazionelibertaria.org
    tra l’altro, troverai anche le informazioni sull’incontro nazionale della rete dell’educazione libertaria che si terrà in aprile, fatto apposta per far entrare in contatto realtà in embrione o in crescita ispirate agli ideali di scuola democratica. Magari potremo incontrarci lì😉
    Sono felice di sapere che sempre più persone si ispirino a Sumerhill… questo mi nutre e mi dà forza per continuare anch’io a sognare e costruire…
    Grazie di cuore,
    e buona avventura!
    Raffaella

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