Buntglas Interview: „La Scuoletta!“

Questa volta, dopo l‘intervista con la famiglia Oberhofer, ai microfoni di Buntglas Gioia di Udine ci racconta della sua esperienza di scuola familiare. “Scuola” davvero, perche’ Gioia da quest’anno insegna in una scuola libera (che sotto l’aspetto giuridico rientra nei regolamenti dell’homeschooling), „La scuoletta“ ispirata al metodo montessoriano.

Gioia, come mai ti sei avvicinata ad un’alternativa alla scuola pubblica? Hai fatto esperienze negative con i tuoi figli oppure la pedagogia ti ha da sempre interessato?
Credo siano valide entrambe le risposte!
Quando ho visitato per la prima volta la scuola Montessori di Cortina d’Ampezzo, mi si è aperto un mondo, uno spazio di possibilità che mai avevo contemplato. Mi sono resa conto di come sia possibile rispettare DAVVERO le scelte e i ritmi dei bambini, mettendoli semplicemente nelle condizioni di sperimentare, verificare, mettersi alla prova. Il ruolo dell’adulto “regista” e del bambino “primo attore”, mi ha sempre molto affascinato…
Lì ho capito che i miei figli (in particolare il grande, che ha fatto un percorso scolastico davvero infelice!) si erano persi qualcosa di grande, di importante, di speciale!

Ci racconti come é nata la vostra scuola? Dove avete trovato fonti di ispirazione? Come si fa a “fondare una scuola”?
A settembre del 2008, uno sparuto gruppetto di genitori e insegnanti ha cominciato ad incontrarsi regolarmente, una volta alla settimana, interrogandosi sui grandi temi dell’educazione: cosa volevamo davvero per i nostri figli? Quale la scuola che avremmo sognato? Eravamo molto presenti, e sempre pronti a raccogliere nuove istanze e nuovi stimoli…ma eravamo ancora molto lontani dall’azione.
Nello stesso periodo si è trasferita a Udine una persona speciale: la dottoressa Maria Pia Fini, formatrice e insegnante Montessori. E‘ stata la nostra “molla”, la nostra musa! Si è da subito prestata a darci una mano, a sostenerci, a seguire il gruppo, la formazione, la ricerca di eventuali spazi destinati al progetto.
Infatti, proprio gli spazi si rivelavano uno scoglio difficile da superare. Volevamo un luogo sano, lontano da fonti di inquinamento, con uno spazio verde, e sufficientemente grande. Proprio agli sgoccioli, lo scorso agosto, finalmente abbiamo trovato la sede della nostra “Scuoletta”!!!!! Un luogo da sogno: in mezzo ai campi, con le caprette che brucano davanti a casa…
Così si è costituita l’associazione “1,2,3…Liberi tutti!”, che ha stipulato il contratto d’affitto.
I genitori si avvalgono semplicemente della possibilità di optare per la scuola paterna o familiare (comunicando tale scelta presso la Direzione Didattica di competenza), ma in realtà si avvalgono di una maestra, di un’insegnante “condivisa”…

Ci descrivi un po’ la scuola e il concetto pedagogico?
La scuola ospita attualmente sei bambini di prima elementare e cinque bambini di tre-quattro anni (scuola materna o Casa dei bambini). Io mi occupo dei bimbi grandi, e la mia collega Serena (come farei senza di lei!!) segue i più piccoli. Per il prossimo settembre abbiamo dovuto chiudere il numero di iscritti: saranno dieci grandi e dieci piccoli!
Abbiamo uno spazio di accoglienza comune, che con buone probabilità il prossimo anno verrà utilizzato anche come mensa. Per ora ospita il grande tavolo della merenda e una zona spogliatoio. Al piano di sopra ci sono diverse stanze, e parecchi “angolini”, in cui abbiamo ritagliato diversi spazi di gioco ed esplorazione. Sia i grandi che i piccoli hanno una stanza/aula di riferimento, ma sono liberi di muoversi, e scegliere il luogo e l’attività (vedi foto).
Nella nostra scuola non si fanno lezioni frontali. Direi piuttosto che si affianca il bambino nel percorso di approfondimento e scoperta che lui stesso sceglie…
Ci ispiriamo sicuramente al metodo Montessori, che parla di “ambiente maestro”: è proprio preparando, allestendo, costruendo il materiale per i bambini, tarandolo sulle loro possibilità e sulle loro richieste, che l’insegnamento e l’apprendimento acquisiscono senso e forza.
Diceva Popper che la scuola continua ad essere la risposta a domande mai espresse! E nello stesso tempo finge di non ascoltare le domande vere, i bisogni reali….

Ci descrivi una tipica giornata nella vostra scuola?
I bambini arrivano tra le 8.15 e le 8.45. C’è un momento “comune”, che si condivide con i più piccoli, e che permette loro di viversi anche come fratelli maggiori. Verso le nove ci spostiamo negli spazi dedicati alle elementari (l’aula di riferimento, la stanza della matematica, lo spazio dell’educazione cosmica, la falegnameria, la sabbiera…), e ci raccogliamo intorno al tavolo per un saluto, una chiacchierata, un momento di scambio. Chiedo loro se hanno delle idee, delle proposte in merito allo svolgersi della mattinata.
Se i bambini si organizzano il lavoro in modo costruttivo, non faccio altro che osservali, rispondere alle loro sollecitazioni, predisporre eventualmente ciò che potrebbe servire loro. Altrimenti c’è sempre del materiale da proporre, attività o letture che suscitino curiosità e possano fungere da stimolo.
Il grande lavoro come dicevo è proprio questo: avere sempre pronto del materiale valido! Delle semplici immagini, delle storie interessanti o una bella poesia, un‘ opera d’arte, una passeggiata, la visita di un ospite…ognuna di queste cose può far scattare la voglia di investigare, capire, ricercare!!! E lo spunto, in quanto degno di interesse, diventa trasversale ad ogni materia.
A metà mattina c’è la merenda, i giochi all’aperto, la passeggiata nel bosco, o fino al recinto delle caprette. Poi si torna nelle aule, si riprendono attività lasciate o se ne iniziano di nuove. I bambini hanno imparato, in questo tempo di autogestione, di autonomia, a darsi regole. Ossia, capiscono che è giusto non alzare la voce mentre un compagno sta lavorando in concentrazione, in quanto a loro stessi disturba essere interrotti… E‘ la base di ogni  reciprocità: la capacità di ascolto dei bisogni dell’altro!!!!

Quanto impegno da parte dei genitori che hanno iscritto i figli è necessario? Fate regolarmente riunioni, chi si occupa dell’amministrazione e della contabilità, c’è qualcuno che cura gli aspetti di rapporti con le istituzioni, avete suddiviso i compiti?
I genitori dei nostri bambini sono persone speciali! Sapevano da subito che questa scelta li avrebbe fortemente implicati, a tutti i livelli. Non è come lasciare un bimbo davanti al cancello della scuola e andare a riprenderlo sei/otto ore dopo.
Si occupano di tutto, in modo abbastanza equo. Fanno le pulizie a turno, vengono nel fine settimana a programmare la nostra splendida stufa, e a riempirla di pellet, si occupano della manutenzione ordinaria della casa, seguono l’aspetto amministrativo e i contatti con l’esterno.
Essendoci costituiti come associazione, ci riuniamo periodicamente nell’Assemblea dei soci, e con più frequenza come Consiglio direttivo.
Riguardo alla programmazione, devo dire che sentiamo davvero di avere carta bianca! E‘ una grande dimostrazione di fiducia e rispetto per il nostro lavoro. Naturalmente periodicamente incontriamo le famiglie per aggiornarle sul lavoro svolto, sui progressi dei bambini, e sulle loro piccole e grandi emozioni…

Come ha reagito il resto del mondo quando avete aperto la vostra scuola? Avete trovato sostegno oppure scetticismo? Quali sono le reazioni e i (contro)argomenti più sentiti?
Credo che nella nostra zona mancasse un’esperienza di questo tipo, e che per tanti genitori si sia trattato di una grande opportunità. Certo, è facile sentirsi dire frasi del tipo “ma imparano a scrivere?”… Come se si imparasse solo ed esclusivamente seduti per cinque ore di fila!!!
La gente fa fatica a digerire il concetto che si può apprendere in una dimensione di piacere, di appagamento, partendo da interesse e curiosità. Sembra quasi che non si fissino i concetti, i contenuti, se non si è passati per un po‘ di sofferenza e frustrazione! Invece è esattamente il contrario…
Mio figlio (che non ho spostato dalla sua scuola pubblica, visto che è in quarta elementare, ha un’insegnante molto in gamba, e una buona rete di amicizie) usa dire: “a scuola di mia mamma giocano e basta!”.
E‘ bello pensare che i bimbi della scuoletta piangono quando sono malati, perchè non possono venire a scuola…

A proposito di rapporti con le istituzioni, come funziona? Avete regolari contatti con la direzione scolastica locale?
Qui a Udine, a settembre verrà avviata una sezione Montessori sperimentale in una scuola pubblica. Una Dirigente davvero illuminata! Abbiamo scambi e contatti con questa realtà, e contiamo sul sostegno e la collaborazione reciproci.
Purtroppo è ancora difficile per le istituzioni capire, cogliere il senso di una scelta così importante. A volte veniamo visti come gli adepti di una qualche setta, da guardare con sospetto…non c’è ancora la cultura dell‘ homeschooling, anche se ci rendiamo conto che c’è sempre più fermento e consapevolezza.

Per quanto riguarda gli esami di idoneità previsti per scuole familiari, quali sono le vostre esperienze finora?
Ci stiamo interrogando in questi giorni, è il nostro primo anno! In realtà saremmo più orientati per fare l’esame, onde evitare di cozzare contro un muro, e ritrovarci a combattere battaglie senza fine. Se, come speriamo, l’esaminatrice conosce il metodo e ci permette di arrivare all’esame con il nostro materiale, allora siamo a cavallo!

Come giudichi l’esperienza che stai facendo, a livello di crescita personale?
Meravigliosa. Ma anche faticosa, pesante, forte, intensa…una scelta di vita. Anche i miei equilibri familiari hanno risentito del grande cambiamento: soprattutto nei primi mesi sapevo parlare solo della scuola! Ma pian piano, quando si comincia ad acquisire sicurezza, a capire che non è necessario colmarli di contenuti (che piovono dall’alto!) perchè apprendano, è davvero appagante. A volta mi capita di guardarli lavorare assorti, impegnati, entusiasti, e mi sento così…piena…

Quale consiglio puoi dare a chi pensa di fondare una scuola, quali sono i passaggi più importanti?
E‘ fondamentale formare un gruppo di persone molto motivate, che sono consce della portata (nel bene e nel male!) di questa scelta. Persone valide, che si mettono in gioco senza paura, senza riserve.
Anche la scelta dello spazio destinato alla scuola è importante: questa casetta in mezzo ai campi offre continue possibilità, in un ambiente che “parla” ai bambini, e impartisce silenziose lezioni di vita.
E in ultima analisi, chiarire da subito qual’è il progetto, quali i riferimenti teorici, i modelli (o l’assenza di modelli!) ai quali ci si ispira. Ci si rende identificabili, aperti, definiti, e si permette a chi vuole saperne di più di farsi da subito un’idea precisa (e non nebulosa).
Grazie cara Sybille!!!!!! Sai che sei stata una delle mie ispiratrici, vero???????

Grazie Gioia, ne sono onorata! È stato un grande piacere per me, vivere da lontano, grazie alle tue e-mail, la nascita e la crescita di questo meraviglioso progetto. Quasi nello stesso momento in cui noi abbiamo dovuto chiudere la nostra scuola, le porte della vostra si sono aperte. Spero possa essere un esempio per altre famiglie e insegnanti in Italia e oltre!

Per contatti:  joy.luce@libero.it
Fotografie by  „La Scuoletta“, riproduzione vietata

Per un approfondimento, mi permetto di segnalare questo articolo sulla scuola libera di BilinguePerGioco. Fra i commenti l’interessante testimonianza di Claudia, sempre di „La Scuoletta“!

Diesmal, nach dem Interview mit Familie Oberhofer, erzählt uns Gioia aus Udine über ihre Erfahrung mit dem Thema Hausschule. Ja, wirklich „Schule“, denn Gioia unterrichtet seit letztem Herbst in einer Freien Schule (rechtlich gesehen läuft das unter dem Homeschooling-Gesetz) namens „La Scuoletta“, mit Ausrichtung nach Montessorimethode.

Gioia, weshalb hast du nach einer Alternativen zur öffentlichen Schule gesucht? Hattest du negative Erfahrungen mit deinen Kindern gemacht oder hat dich das Thema Pädagogik einfach seit jeher interessiert?
Ich glaube beide Antworten treffen zu! Als ich das erste Mal die Montessorischule in Cortina d’Ampezzo besucht habe, wurde mir eine Welt eröffnet, ein Raum voller Möglichkeiten, wie ich sie mir vorher niemals denken hätte können. Ich habe festgestellt, dass es möglich ist, Entscheidungen und Rhythmen der Kinder WIRKLICH zu respektieren, einfach indem man Kinder in die Lage versetzt, auszuprobieren, zu versuchen, richtigzustellen. Die Rolle des Erwachsenen als „Regisseur“ und des Kindes als „Hauptdarsteller“ hat mich fasziniert… Dort habe ich begriffen, dass meine Kinder (vor allem der ältere, der wirklich unglückliche Schul-Zeiten erlebt hat!), etwas Großes, etwas Wichtiges, etwas Einzigartiges verpasst haben.

Erzählst du uns, wie eure Schule geboren wurde? Woher nahmt ihr eure Ideen und Inspirationen? Wie geht das eigentlich, „eine Schule gründen“?
Seit September 2008 hat sich eine kleine Gruppe von Eltern und Lehrpersonen regelmäßig getroffen, einmal wöchentlich, um sich über große Themenbereiche der Erziehung auszutauschen: Was wollten wir wirklich für unsere Kinder? Welche war die Schule und die Bildung und Erziehung, von der wir träumten? Wir waren sehr offen und aufmerksam, stets bereit, neue Hinweise und Inspirationen aufzunehmen… doch wir waren noch sehr weit entfernt vom konkreten Handeln.
Gleichzeitig zog eine besondere Person nach Udine: Frau Dr. Maria Pia Fini, eine Ausbildnerin und Lehrerin in Montessorimethode. Sie war unser „Sprungbrett“, unsere Muse! Sofort war sie bereit, uns zu helfen, zu beraten, uns zu unterstützen, was Gruppe, Bildung, Suche nach geeigneten Räumlichkeiten betraf. Tatsächlich, die geeigneten Räumlichkeiten zu finden war eine Hürde, die schwierig zu bewältigen war. Wir wollten eine gesunde Umgebung, fern von Umweltverschmutzungen, mit Grünfläche, und genügend groß. Gerade als es schon fast zu spät für das kommende Schuljahr war, im letzten August, fanden wir endlich einen Sitz für unsere „Scuoletta“!!! Ein Traumort: mitten in Feldern, mit kleinen Ziegen in der Nähe, die das Gras abweideten…
So haben wir einen Verein gegründet, nämlich „1,2,3… Liberi tutti!“ (d.h. „1,2,3… Alle frei!“), und haben dann den Mietvertrag abgeschlossen. Die Eltern teilen der Schuldirektion mit, dass sie sich für Homeschooling entscheiden, der Unterricht wird dann hier mit einer Lehrerin ausgeübt…

Kannst du  uns die Schule und das pädagogische Konzept beschreiben?
Derzeit besuchen sechs Kinder der ersten Grundschulklasse und fünf Kinder von 3-4 Jahren (Kindergarten) unsere Schule. Ich befasse mich mit der Gruppe der Älteren, während meine Kollegin Serena (was täte ich ohne sie?) sich um die Kleineren kümmert. Für nächsten Schuljahrbeginn im September mussten wir bereits die Einschreibungen sperren: es werden 10 größere und 10 kleinere Kinder sein!
Wir haben einen gemeinsamen Eingangsraum, der vermutlich nächstes Jahr auch als Mensa dienen wird. Derzeit steht dort ein riesiger Tisch für die Jause und auch ein Bereich zum Umkleiden ist dort. Im oberen Stockwerk gibt es verschiedene Räume, und viele abgeteilte Bereiche für bestimmte Tätigkeiten, Themenbereiche und Spiele. Sei es die Großen wie auch die Kleinen haben einen eigenen Gruppenraum, aber sie sind stets frei selbst zu entscheiden, wo sie sich aufhalten möchten und welche Tätigkeiten sie ausüben wollen.
In unserer Schule gibt es keinen Frontalunterricht. Ich würde es so beschreiben: wir Erwachsenen begleiten das Kind auf seinen Lernwegen und den Entdeckungen und Forschungen, die das Kind selbst auswählt.
Bestimmt ist eine unserer Hauptinspirationsquellen Maria Montessori, die von der „vorbereiteten Umgebung“ spricht: ja, es ist gerade dadurch, dass die Lernumgebung gestaltet, vorbereitet, errichtet wird im Sinne der aktuellen Bedürfnisse der Kinder und mit Materialien jeder Art, dass die angeborene Lernfähigkeit stimuliert wird, das selbsttätige Lernen erhält so Kraft und Sinn.
Popper sagte, die Schule sei immer noch der Ort, an dem Antworten auf nie gestellte Fragen gegeben werden! Und zugleich der Ort, an dem die wirklichen Fragen, die tatsächlichen Bedürfnisse, überhört und ignoriert werden…

Wie läuft ein typischer Tag in der Schule ab?
Die Kinder treffen  zwischen 8.15 und 8.45 Uhr ein. Es gibt einen „gemeinsamen Moment“ zusammen mit den Kleinsten, der es den Größeren erlaubt, sich als „ältere Geschwister“ wahrzunehmen. Gegen neun Uhr wechseln wir in die Räumlichkeiten für die Grundschüler (der Hauptraum, das Mathematikzimmer, den Raum für Kosmische Erziehung, die Werkstatt, die Sand-Ecke…) und setzen uns an einen Tisch für einen Morgengruß, eine Erzählung, einen Augenblick des Austausches. Ich frage die Kinder nach Vorschlägen zur Gestaltung des Vormittags.
Wenn die Kinder sich selbst organisieren und aktiv eine Tätigkeit beginnen, mache ich nichts anderes als sie zu beobachten, ihre Fragen zu beantworten, eventuell bei der Materialsuche zu helfen und Dinge hinzustellen, die sie gebrauchen könnten. Falls dies nicht geschieht, so gibt es eine Fülle von Materialien, die ich ihnen vorschlagen kann, Tätigkeiten oder Lektüre, die als Inspiration oder als Anregung dienen können.
Die größte Arbeit ist eben diese: stets gutes und brauchbares Material zur Stelle zu haben! Also angefangen bei einfachen Bildern, interessanten Geschichten, ein schönes Gedicht, ein Gemälde, ein Spaziergang, der Besuch eines Gastes… Jede dieser Dinge kann anregend sein und Inspiration zu jedem Fachgebiet bieten, die Kinder beginnen zu forschen, begreifen, entdecken, suchen!!! Und Anlass kann wirklich alles Mögliche sein, und das fächerübergreifende Lernen findet fast von selbst, auf natürliche und ungezwungene Weise, statt.
Etwa zur Hälfte des Vormittages nehmen wir eine Jause ein, spielen im Freien, machen einen Spaziergang in den Wald oder zum Zaun zu den Ziegen. Dann kehren wir zurück, die Kinder nehmen ihre Tätigkeiten wieder auf oder beginnen neue. Die Kinder haben schnell gelernt, sich die Zeit selbst einzuteilen und frei zu gestalten, und sich selbst Regelungen zu geben. Das heißt, es ist für sie klar, dass man nicht schreit während ein anderes Kind konzentriert und leise arbeitet, da es sie selbst ja auch stören würde. Das ist die Basis für die Wechselseitigkeit: die Fähigkeit, die Bedürfnisse des Anderen zu verstehen und wahrzunehmen!!!

Wieviel Einsatz seitens der Eltern ist nötig? Gibt es regelmäßige Treffen, wer kümmert sich um Verwaltung und Buchhaltung, was ist mit den Beziehungen zu den Schulämtern und ähnlich?
Die Eltern unserer Schulkinder sind wunderbare Personen! Sei wussten von Anfang an, dass diese Entscheidung sie stark fordern würde, in jeder Hinsicht. Es ist nicht so, als ließe man sein Kind am Tor einer Schule aussteigen und holte es sechs-acht Stunden später wieder ab.
Sie kümmern sich um alles, und zwar ziemlich ausgeglichen. Sie putzen abwechselnd, kommen am Wochenende um sich um den Ofen zu kümmern und ihn mit Pellets zu füttern, sie besorgen die normalen Dinge, die in einem Haus zu tun sind, die Buchhaltung und all das. Da wir ein Verein sind, gibt es regelmäßige Mitgliederversammlungen, und auch Vorstandssitzungen.
Was das Schulprogramm betrifft, genießen wir seitens der Eltern große Freiheit! Es ist eine große Zusage an uns, und zeugt von Vetrauen und Verständnis für unsere Pädagogik und Respekt für unsere Arbeit. Natürlich treffen wir regelmäßig die Familien um sie über unsere Arbeit zu informieren, über die Fortschritte der Kinder  und über ihre großen und kleinen Gefühle…

Wie hat die Umwelt reagiert, als ihr eure Schule eröffnet habt? Fandet ihr Unterstützung oder Misstrauen? Welche sind die häufigsten Reaktionen?
Ich glaube, in unserer Gegend fehlte bisher die Erfahrung einer solchen Einrichtung, und für viele Eltern war das eine großartige Gelegenheit. Sicher, man hört rasch auch Sätze wie „Aber lernen sie dort überhaupt schreiben?“… So, als lernte man schreiben ausschließlich durch fünf Stunden lang Stillsitzen!!! Die Leute haben Schwierigkeiten mit einem Konzept, das vom Lernen mit Freude und Vergnügen ausgeht, von Zufriedenheit, aufbauend auf Interesse und Neugier und persönlichen Neigungen des Kindes. Man könnte fast meinen, man würde nichts Richtiges lernen, wenn es nicht mit Leiden, Mühe und Frustration einhergeht. In Wirklichkeit ist genau das Gegenteil der Fall…
Mein Sohn (der, weil er schon die vierte Klasse besucht, in der öffentlichen Schule geblieben ist, da er auch sehr gute Lehrerinnen hat und viele Freunde dort), meint oft: „In der Schule meiner Mutter können sie den ganzen Tag spielen und Basta!“ Es ist schön zu wissen, dass unsere Schulkinder weinen, wenn sie erkranken, weil sie dann nicht zur Schule kommen können…

Wie funktioniert eure Beziehung zu den Institutionen, habt ihr regelmäßig mit der Schuldirektion, die die Aufsichtspflicht ausübt, zu tun?
Hier in Udine wird im September in einer öffentlichen Schule eine Montessori-Pilotprojekt-Klasse als Versuch starten. Dort gibt es eine sehr erleuchtete, offene Schuldirektorin! Wir haben Kontakt und Austausch mit ihr und die gegenseitige Unterstützung und Zusammenarbeit wird bestimmt weitergehen.
Leider ist es für manche Institutionen noch schwierig, den Sinn einer Entscheidung wie der unseren zu verstehen. Manchmal werden wir angeschaut wie Mitglieder irgendeiner Sekte, der man misstrauen sollte… Es gibt noch keine Homeschooling-Kultur, auch wenn wir schon feststellen, dass letzthin solche Initiativen immer mehr Zuspruch erleben.

Zu den laut Gesetz vorgesehenen Eignungsprüfungen, wie sind bisher eure Erfahrungen damit?
Wir besprechen das gerade in diesen Tagen, es ist ja unser erstes Schuljahr! Wir denken eigentlich schon daran, diese Prüfungen zu machen, um nicht auf verhärtete Fronten im Falle von Verweigerung zu stoßen, und dann womöglich unendliche Kämpfe ausstehen zu müssen. Wenn, wie wir hoffen, die Prüfungskommissäre unsere Methode kennen und uns erlauben, dass die Kinder mit Montessorimaterialien zum Test antreten dürfen, dann ist sowieso schon alles super gelaufen!

Wie ist diese Erfahrung für dich ganz persönlich?
Wundervoll. Aber auch anstrengend, stark, intensiv… eine Lebensentscheidung. Auch mein familiäres Gleichgewicht hat die Änderung zu spüren bekommen, vor allem in den ersten Monaten konnte ich von nichts Anderem sprechen als von der Schule! Doch langsam, wenn man beginnt mehr Sicherheit zu erlangen, zu begreifen dass man die Kinder nicht mit Vorschlägen überschütten darf (die von oben herabregnen!) damit sie lernen, dann ist es wirklich sehr befriedigend. Manchmal beobachte ich die Kinder, wie sie in ihre Tätigkeiten ganz vertieft sind, voller Begeisterung und Hingabe, und dann fühle  ich mich so… erfüllt…

Welchen Ratschlag kannst du Familien oder Gruppen geben, die mit der Idee spielen, eine Schule zu eröffnen?
Ganz wichtig ist, eine Gruppe von sehr motivierten Personen zu haben, die sich der Vor- und Nachteile dieser Entscheidung bewusst sind. Menschen, die keine Angst haben sich zu engagieren. Auch die Wahl der Räumlichkeiten für eine Schule ist sehr wichtig: dieses Häuschen im Grünen gibt uns unglaublich viele Möglichkeiten, eine Umgebung also, die zu den Kindern „spricht“, und die dadurch lautlose Unterrichtsstunden in Lebenskunde gibt.
Und zuletzt, es gilt von vorneherein festzulegen, welches das Schulprojekt sein soll, welche theoretischen Grundlagen da sind, welche Modelle (oder das Fehlen von Modellen!) als Vorbild gelten. Man wird identifizierbar, offen, definitiv und klar, und so ist es auch leichter für jene, die danach dazustoßen und die gleich ein klar definiertes Bild vom Projekt bekommen, und nicht etwas Undeutliches, Schemenhaftes…
Danke liebe Sybille!!! Du weißt, dass du eine meiner Inspirationen bist, nicht wahr????

Danke dir, liebe Gioia, ich fühle mich geehrt!🙂 Ich habe mich immer über deine E-mails mit Fragen oder Berichte über die Entwicklung eurer Schule gefreut. Fast im selben Moment, als unsere Schule ihre Tore endgültig geschlossen hat, ist eure Schule eröffnet worden! Ich freue mich über euren Erfolg, dieses Beispiel gibt sicher vielen anderen Familien und Lehrpersonen in Italien und darüber hinaus Mut zu Eigeninitiativen!

Für Kontakte (ital. oder engl.):  joy.luce@libero.it
Bilder: „La Scuoletta“ copyright

20 Antworten zu Buntglas Interview: „La Scuoletta!“

  1. Laura sagt:

    Che belli questi approfondimenti su un argomento cosi, permettimi, delicato.
    Da quando ho scoperto il tuo blog, mi si è aperto un mondo!Grazie per la condivisione della tua esperienza.

    • Sybille sagt:

      Grazie Laura, mi fa molto piacere sapere che queste interviste danno modo di riflettere su altri punti di vista, su altri metodi, su altre esperienze. Come avrai notato (spero), io non sono né per un né contro un metodo pedagogico-didattico, ma sono affascinata soprattutto di osservare quante risorse ci sono al di lá del „percorso standard“. Quanti progetti meravigliosi, sia all’interno della famiglia che in altro modo, mamme e papá e insegnanti riescono a costruire quando mettono al centro dell’attenzione il benessere dei bambini! Personalmente mi sento privilegiata di aver potuto vivere diverse esperienze, sia quei due anni di scuola pubblica, sia la nostra scuola montessoriana Umaduma (praticamente la „cugina“ di La Scuoletta), sia l’homeschooling ora. Tutti i metodi hanno, secondo me, aspetti positivi e meno, non mi stancheró mai di ripeterlo! Tantissimo dipende dalle persone che se ne occupano, sapere come funziona il materiale didattico non significa essere una buona insegnante cosí come essere madre non significa in automatico che sei una super-educatrice. Il segreto per me sta nell’osservare sempre attentamente il bambino e cercare di capire di cosa ha bisogno, e poi vedere quali sono le possibilitá che possiamo offrire. La perfezione, questo é sicuro, non esiste. Ma a cosa servono visioni e utopie se non si inizia almeno a fare passo dopo passo in quella direzione?
      Uno dei motivi per cui faccio queste interviste, oltre a rendere possibile ad altri di conoscere diverse realtá (anche per prenderne spunto per il proprio percorso personale) e a dire Grazie a tutte queste splendide persone che condividono in questo modo la loro esperienza, é anche in previsione del futuro: Non si sa mai con l’aria che gira che un domani non ci ritroviamo una nuova legge restrittiva. Spero che in quel momento non saremo solo noi homeschoolers e scuole libere a raccogliere firme, a manifestare, a rivendicare il diritto della libera istruzione…

  2. […] il link all’intervista di Sybille alla Scuoletta cui si fa riferimento nei […]

  3. Paula sagt:

    Oh, that all looks great. I am going to copy that big blue world-map and paste landmarks/famous building on it as well. Thanks for the inspiration!

  4. Daniela B. sagt:

    Penso proprio che mi informerò meglio su come si può aprire una scuola di questo tipo..sempre più sento il richiamo (bisogno ma anche voglia) di iniziare un’attività di questo tipo.Mi chiedevo se questo tipo di scuola „auto-gestita“ può essere aperta da chiunque o bisogna comunque essere già educatori/maestri con diplomi etc..
    e poi mi chiedo un’altra cosa:oltre all’esame finale di idoneità, questo metodo di apprendimento prevede verifiche/interrogazioni periodiche ai bambini?nel senso..come faccio a capire se hanno memorizzato,imparato i vari concetti?magari é una domanda un po‘ sciocca ma avendo esperienza solo di scuola pubblica non capisco bene come si fa..cioè se l’apprendimento é libero non dovrebbe comportare lo studio mnemonico etc ma come far „passare“ certi dati o concetti e come controllare se sono stati appresi?
    grazie!!

    • gioia sagt:

      Cara Daniela….
      1) Non è necessario essere insegnanti, ma sicuramente la formazione aiuta. Io ho „scoperto“ l’ascolto dopo il biennio per diventare prsicomotricista: ascolto tonico, ma anche ascolto emozionale…
      2) Noi abbiamo scelto di non interrogare e fare verifiche. Ma è una scelta! Si può proporre ai bambini di mettere in secna una piccola rappresentazione, o di sostenere un compagno: avrai un riscontro immediato, senza che il bambino si senta in alcun modo giudicato.
      Un caro saluto
      Gioia

  5. Anna sagt:

    Da quando è nato Samuele mi si è aperto un nuovo mondo…Mi piace, mi piace infinitamente quello di cui lui mi fa partecipe e i pensieri-riflessione che in me nascono quando lo osservo. A volte tutto questo mondo, di cui mi vorrei nutrire e in cui vorrei agire al 100%, mi sembra sfuggire tanto è grande e vario. Mi sembra, purtroppo, di aver perso del tempo prezioso, di essermi resa conto troppo tardi di quelli che sarebbero e sono i miei interessi. Quando leggo interviste come questa, di persone che fanno cosi‘ tanto per questi nostri meravigliosi piccoli, che s‘ impegnano e riescono in traguardi cosi‘ specifici e veramente utili, io vorrei…vorrei e non so da dove potrei iniziare a volere! Vorrei anch’io fare un‘ esperienza all‘ interno di una scuola montessoriana, vorrei seguirne un corso di formazione, vorrei, pensa un po‘, addirittura pensare di aprire una scuola. Poi penso che i miei viaggi si risolvono solo ad un livello mentale e di reale hanno poco se non la mia profonda voglia. È li‘ che mi arrabbio per il tempo che ho sprecato a girare intorno ai miei obiettivi. Mi sfogo un po‘ perchè come sempre cara Sybille le tue interviste sono per me cibo e nutrimento. Sapere che altri attuano sistemi cosi‘ rispettosi dell‘ animo delicato e maestoso del bambino mi inebria e mi fa sognare. Ma perchè proprio in Italia io ho dovuto aspettare cosi‘ tanto per conoscere la bellezza della signora Montessori?! No, non mi lamento…me ne assumo la completa responsabilità, della mia ignoranza in merito intendo, anche se cio‘ comporterà seguire non so quale percorso di recupero. Comunque penso che il primo passo sia già il fatto di aver conosciuto te e persone che come te mi sono da esempio e stimolo, con tutti i pro e i contro che questo stimolo produce, per andare avanti. Grazie di cuore

  6. palmy sagt:

    „Diceva Popper che la scuola continua ad essere la risposta a domande mai espresse! E nello stesso tempo finge di non ascoltare le domande vere, i bisogni reali…“

    La mancanza di un ascolto delle esigenze degli alunni è uni dei problemi più rilevanti nella didattica pubblica oggi. Anche lo stesso alunno non sa quali siano i suoi reali bisogni perchè non abituato a individuarli, a nominarli, a difenderli. Ti faccio un esempio: il silenzio. Quanto silenzio hanno la possibilità di vivere e apprezzare i nostri figli iscritti nella scuola statale o privata tradizionale? Te lo dico: neanche un secondo! E quindi non sanno neppure di averne un bisogno disperato… Nel momento in cui una mamma o un’insegnante lo fanno provare nell’esperienza, là ti dicono: „oh, che è stato bello… passare quest’ora in silenzio a leggere o a disegnare…“
    Non so se sono riuscita a spiegarmi, magari farò un post prima o poi sull’argomento…

    „La gente fa fatica a digerire il concetto che si può apprendere in una dimensione di piacere, di appagamento, partendo da interesse e curiosità“.

    Anche questo spunto è molto interessante. Non si tratta solo di tecniche, ma dell’atteggiamento della persona che insegna. L’autoritarismo è un espediente che guarda caso è adottato in proporzione all’esperienza: quanto più uno è insicuro delle proprie capacità tanto più si rifugerà nel diktat. Non è una questione anagrafica, ma è più probabile che l’insegnante giovane sia più insicuro… poi influisce anche il carisma personale…E stiamo parlando sempre di uno stile frontale. Figuriamoci con altri stili di apprendimento!

  7. Laura sagt:

    Un’inervista davvero bella e interessante. E‘ lampante l’entusiasmo di chi è coinvolto in questo progetto.
    Grazie Sybille e Gioia!

  8. Che bella coincidenza… Mi piace tantissimo l’approccio di chi invece di lamentarsi si rimbocca le maniche e cerca di cambiare le cose, trovo queste esperienze estremamente interessanti e non vedo l’ora di saperne di più!

    L.
    http://www.bilinguepergioco.com

  9. Mamma C sagt:

    Grazie Sybille (e grazie Gioia) per questo confronto continuo. E‘ davvero molto stimolante, per chi si trova a vivere realtà più „tradizionaliste“, cercare di interiorizzare e trasmettere ai figli quei concetti, molto intensi, che ci passate.. Grazie davvero.

  10. Francesca sagt:

    Grazie Sybille per questa intervista. L’avevi promessa e hai mantenuto la promassa.
    Mi piacerebbe poter andare a visitare la „scuoletta“ di Gioia un giorno, sempre che questo sia possibile. Peccato che i miei figli sono ormai troppo grandi per poterla frequentare, senò li trasferirei al volo.
    Chissà se fanno qualche attività nel periodo estivo, magari aperta anche ad altri bambini???
    Mi metterò in contatto con Gioia.
    Un abbraccio
    Francesca

    • gioia sagt:

      Cara Francesca, sarai la benvenuta!!!!! Ogni scambio e confronto sono graditi. Per il momento non abbiamo programmato il periodo estivo (in questo primo anno spuntano ogni giorno delle priorità a cui dare precedenza assoluta…e non finiscono mai!), ma credo che in breve dovremo capire se già intendiamo e riusciamo ad aprire qualcosa per „esterni“, o se dovremo aspettare il prossimo anno. Ma tu fatti sentire! Un caro saluto, a presto…

  11. Flaviap sagt:

    Ciao Sybille,

    avevo letto stamattina l’intervista che come al solito è molto interessante. Sono ripassata solo per dirti che apprezzo molto la tua opera di divulgazione… una grande ispirazione per molte mamme!!!

    Grazie e buona domenica,
    Flavia

  12. paomise sagt:

    Che bella esperienza!!🙂
    Grazie di averla condivisa. Questo confronto con altre esperienze è davvero arricchente

  13. luci sagt:

    bellissima questa serie di interviste, spero (ma anche credo) che spianino la strada, pian pianino, verso un concetto meno giudicante degli apprendimenti, e aiutino finalmente a ritrovare (per tutti, genitori, bambini e insegnanti) il piacere di conoscere, di insegnare (e crescere con loro)… se ci sono idee per l’estate ne sarei felice (sono passata a visitare la scuola a marzo, ma purtroppo le iscrizioni erano già chiuse, anche se è comunque buon segno, vuol dire che la cosa sta prendendo piede!) grazie Sybille e grazie Gioia (anche dell’avermi accolto e fatto conoscere questa splendida realtà!)

  14. […] fa home schooling e che mi ha mostrato cosa vuole dire nella pratica insegnare con creatività, e Claudia, che insieme ad altri genitori, e soprattutto alcune insegnanti, ha fatto partire una piccola […]

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