Mushroom Study

Derzeit liegt es nahe, sich mit Pilzen zu beschäftigen.
Al momento é naturale studiare un po‘ i funghi.

Neben den Beobachtungen in der Natur haben wir auch zu verschiedenen Büchern gegriffen.
Oltre alle osservazioni nella natura abbiamo sfogliato anche diversi libri.

Welche Pilze gibt es? Welche Formen, welche Farben, welche besonderen Eigenschaften? Wie pflanzen sich Pilze fort, wie ist ihr Lebenskreislauf?
Quali funghi si trovano da noi? Quali forme, colori, particolaritá ci sono? Come é il ciclo di vita di un fungo?

Sandro hat auf zwei Seiten die wichtigsten Informationen über Pilze zusammengefasst.

Sandro ha scritto un riassunto sulle informazioni piú importanti. Manche Pilze finden wir nicht im Wald, sondern im Haus, oder an uns selbst. Symbionten und Parasiten. Medikamente wie Penicillin etwa werden auf der Grundlage von Schimmelpilz gezüchtet.
Certi tipi di funghi non si trovano nel bosco, ma in casa, o su noi stessi. Simbionti e parassiti. Interessante: la penicillina viene prodotta in base a coltivazione di muffa.

Dieses Buch hat uns besonders gut gefallen. Hier bei LL-Web findet man Pilze-Flashcards, ein Pilze-Büchlein und ein Pilze-Spiel. Hier bei der Lehrmittelboutique findet man eine passende und empfehlenswerte Themenmappe „Pilze“. Nettes Material gibt es auch im LehrerInnen-Web hier und hier.
(diversi links di materiale in lingua tedesca)

Das Lebewesen Pilz ist ein wunderbares Beispiel dafür, wie sehr es auf den Nährboden ankommt: stimmen die Bedingungen, dann wächst der Pilz. So verhält es sich auch mit unseren Gefühlen und unserem Denken und den Handlungen und Entscheidungen, die daraus erwachsen. Eine große Verantwortung also: uns um unser Umfeld, um unsere Lebensbedingungen, um den „richtigen und geeigneten Boden“ zu kümmern, um als gute Menschen zu leben.

I funghi sono un buon esempio per dimostrare l’importanza del terreno giusto, crescono solo se le condizioni sono quelle giuste, magari sotto determinati alberi, in certi periodi, con particolare umiditá e calore. Non é forse cosí anche per le nostre emozioni, i nostri pensieri e le azioni e decisioni che ne derivano? Abbiamo una grande responsabilitá nel occuparci del „terreno adatto, giusto“ per noi, per poter vivere in modo buono, positivo, creativo, per noi stessi e quelli che vivono insieme e vicino a noi.

16 Antworten zu Mushroom Study

  1. Again, we seem synchronized. Yesterday my daughter planted some spores of champigons and put them damp in a dark kitchen closet. I hope this experiment works well.
    That is a lovely drawing Sandro is making!

  2. luci sagt:

    con il substrato giusto e le cure necessarie si ottengono meravigliosi frutti! mi piace molto questo paragone, come anche il tuo discorso sulla creatività, sul dare importanza a ciò che si fa, e sul condividere l’atmosfera con le persone a noi vicine…è un bellissimo spunto, grazie!😉

  3. Micha sagt:

    Dieser kugelige weiße Pilz findet sich auch auf unserem Rasen.

  4. perfectioconversationis sagt:

    „Abbiamo una grande responsabilitá nel occuparci del „terreno adatto, giusto“ per noi, per poter vivere in modo buono, positivo, creativo, per noi stessi e quelli che vivono insieme e vicino a noi.“
    Cara Sybille, da mesi sto rimuginando questo tema. E se si scopre che le condizioni non sono ideali? Quali sono i limiti tra accettazione della realtà e volontà di modificarla?
    Vedi, per me è sempre essenziale partire dal dato di fatto, da ciò che c’è, che piaccia o meno.
    Poi viene l’esigenza di vivere al meglio le condizioni date (chi non vorrebbe essere un po‘ più ricco, più sano, avere più tempo…? ma bisogna stare attenti che ciò non significhi metterci in uno stato di insoddisfazione cronica, in cui potremmo fare chissà che cosa „se solo“…).
    Infine viene anche la possibilità di cambiare alcune cose che sono in nostro potere e che possono essere migliorate, adattate. Onestamente, io mi dibatto nel tentativo di discernere a quali categorie appartengono alcuni tasselli della mia vita: ti auguro di cuore di avere una visione più chiara della mia!

    • Sybille sagt:

      Grazie per l’interessante commento.
      Sí il discorso sicuramente é complesso. Mi piace la frase „bisogna stare attenti che ció non significhi metterci in uno stato di insoddisfazione cronica“. Molto importante, perché l’insoddisfazione puó rendere paralizzati, ciechi per riuscire a vedere nuovi orizzonti. Giusto ieri una mia amica mi raccontava che si dice che gli indigeni, gli indiani, nel 1492 non hanno visto le navi di Colombo avvicinarsi perché una cosa del genere (una nave di quella dimensione) non rientrava nelle cose che loro conoscevano e potevano immaginare, perció forse esiste anche l’incapacitá di vedere le cose che esistono: ma se non siamo in grado di immaginarle, non le vediamo. Interessante, vero? Credo che questo puó valere per soluzioni a problemi, per nuovi modi di vedere le cose ecc. Dobbiamo prima essere capaci di immaginarle, di renderle possibili nei nostri pensieri, farle diventare visioni.
      Mio marito dice che per lui é cosí con i funghi: lui proprio non li vede, e dice che infatti ha difficoltá ad immaginarseli! (invece io li vedo anche quando non ci sono…)
      La tua domanda „E se si scopre che le condizioni non sono ideali? Quali sono i limiti tra accettazione della realtà e volontà di modificarla?“ meriterebbe un grande approfondimento. Mi piacerebbe sapere anche le opinioni di altre lettrici. Per quanto mi riguarda, vado avanti a piccoli passi per trovare questii limiti, in diversi ambiti; cosa che puó essere diversa da un giorno all’altro – tipo mentre pensavo di dover assolutamente cambiare una certa cosa un giorno, il giorno dopo scopro che le vere prioritá sono altre, che i cambiamenti che auspico sono da iniziare da un’altra parte…
      Beh, quando vedo che i porcini crescono belli e sani, sará un segno che le cose vanno per il verso giusto…😉

  5. Anna sagt:

    Il paragone non fa una piega…😉

  6. Eva sagt:

    Apropos „Die Pilz-Uhr“. Kennst Du „Die grüne Uhr“? Dieses Buch stammt aus der gleichen Serie und liegt hier vor mir. Es stammt noch aus meiner Kindheit (von 1974).

    • Sybille sagt:

      Ich habe hinten auf dem Buch gesehen, dass es noch einige aus dieser Serie gibt, ich glaube in der Bibliothek lagen auch die anderen, werde das nächste Mal schauen. Ich finde es sehr übersichtlich und informativ gestaltet…

  7. Anna sagt:

    Il limite tra accettazione della realtä e volontà di modificarla…Leggo solo adesso questo commento…
    Io vorrei dire una cosa: questa frase viaggia sul limite massimo di una profonda visione dell’insieme della nostra vita e di quello che in essa viviamo. Mi spiego: la vita, qualunque forma essa abbia acquisito man mano che abbiamo avanzato nel nostro percorso esistenziale, è l’insieme dei nostri pensieri,delle nostre aspirazioni, delle nostre immaginazioni, delle nostre paure, dei nostri, e solo nostri, limiti…la nostra vita è la proiezione di quello che siamo noi, adesso e con tutto il nostro vissuto biogenetico incorporato. Dire che non si accetta la reltà equivale ad esprimere una non accettazione di come siamo noi…dire che si voglia modificarla è come dire che si vuole mangiare senza specificare cosa, e il cuoco sta li‘ e alla fine porta qualche resto che ha di là in cucina…che magari è proprio quello che avremmo voluto mangiare…ecco è proprio qui che sta il confine fra i due concetti di cui parlavo prima. Non accettarsi e voler modificare, d’accordo, è un punto di partenza. Ma non accettare, o meglio, non rendersi conto che tutto cio‘ che siamo in un preciso istante lo dobbiamo anche ai vari processi esistenziali e evolutivi che abbiamo elaborato intorno a noi e con il nostro modo di vivere, bene, questo non accettarsi limita di fatto la voglia di modifica a cui si aspira. Quando non si accetta la realtà, quindi se stessi,ci si veste di un’energia bassa di quelle che non ti permettono di essere vivace nei pensieri, di essere aperto alle frequenze e ai segnali esterni che ci porterebbero a prendere coscienza del fatto che il cambiamento è già in atto e lo è stato sempre, solo che non l’abbiamo visto e continuiamo a perpetuare il nostro modo abituale di avanzare…Insomma, in poche parole, (che poi poche non lo sono state ;-)) una simile diatriba non è altro che una forma di lamentela e lamentarsi è la predisposizione dell’umore che in primis rende ciechi. Lamentarsi è il limite massimo a cui il nostro corpo tende quando vuole crogiolarsi ancora un po‘ prima di rendersi conto che sta agendo. (ci sono persone che non si renderanno mai conto di questa loro visione attiva nella vita)

Schreibe einen Kommentar

Trage deine Daten unten ein oder klicke ein Icon um dich einzuloggen:

WordPress.com-Logo

Du kommentierst mit Deinem WordPress.com-Konto. Abmelden / Ändern )

Twitter-Bild

Du kommentierst mit Deinem Twitter-Konto. Abmelden / Ändern )

Facebook-Foto

Du kommentierst mit Deinem Facebook-Konto. Abmelden / Ändern )

Google+ Foto

Du kommentierst mit Deinem Google+-Konto. Abmelden / Ändern )

Verbinde mit %s

%d Bloggern gefällt das: